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Animatori si diventa
«Ciascuno cresce solo se sognato»
di Maria Chiara Rossi

Desiderare è sognare all’altezza delle stelle. E in questo mese con i nostri adolescenti l’abbiamo fatto in grande. È dire: “Anche quest’anno arriva l’estate. E se ci fosse un Cre all’altezza dei nostri desideri?” Non perché si hanno più risorse ma perché ci scopriamo risorse preziose. Per realizzare i desideri occorre avvicinarsi a quelle stelle e strapparne qualcuna per portarla qui, sulla terra, a illuminare i passi che vogliamo compiere per realizzarli.
Ecco perché il mese di maggio è stato interamente dedicato alla formazione degli animatori. I coordinatori, si sa, partono presto, hanno tanti pensieri. Intanto gli animatori vanno a scuola e in loro cresce la voglia di estate. Succede infatti che rispuntino in oratorio anche coloro che in inverno erano spariti. Occasione d’oro, da cogliere.
Tra di loro c’è chi è alle prime armi e chi invece si sente “grande” perché ha qualche mese di Cre vissuto alle spalle: insieme possono fare tanto, trovando il loro ruolo e scoprendo che ciascuno è bravo in qualcosa e lì può dare il massimo e scoprirsi utile. Brillare in qualcosa e saper mettere a frutto i talenti in un’ottica di squadra per porsi a servizio: in un Cre questo è possibile.

Come? Sono tanti gli oratori che sognano in grande, in lungo e in largo nella nostra Diocesi.
Gli strumenti per la formazione degli animatori sono a disposizione e offrono materiale per tutte le esigenze: basta visitare il sito cregrest.it per scoprire un mondo, una BellaStoria tutta da vivere.
La formazione è un capitolo importante per cominciare a scrivere la storia del Cre: è scaldare i motori per essere pronti quando l’oratorio si popolerà. Noi vogliamo raccontarvi degli assaggi appetitosi della storia che abbiamo iniziato a scrivere.

Capitolo primo. Valtesse: i palloncini colorati posati sulle sedie, gli adolescenti entrano e danno fiato, ne gonfiano uno per uno a pieni polmoni. Indelebile alla mano e nell’aria una domanda: “Che sogno hai per questo Cre che si avvicina?” Scrivono soprattutto verbi, che danno forma a un agire, a una concretezza. Ma scrivono anche nomi: dicono di relazioni di cui hanno sete. Perché al Cre senza relazioni non si va avanti. È solo un primo passo ma è un passo pieno di aspettative. L’incontro poi procede in modo che i primi due anni di superiori trovino uno spazio diverso da quello dei più grandi perché le consapevolezze sono diverse, così come le loro età, e formazione vuol dire partire dal dato di realtà che si ha davanti, come l’età anagrafica, e porsi degli obiettivi ma anche innescare dei processi, delle domande, porre attenzione su alcuni aspetti senza pretendere di esaurire tutto quello che è sotteso ad un’azione educativa.

Capitolo secondo. Foresto Sparso: gli animatori sono tanti e tutti chiedono “Vero che non si balla?” eppure è la sera giusta, si ballerà eccome. La forma del cerchio, già di per sé accogliente, invita a staccarsi dalle pareti e a includere tutti. C’è una gradualità nel fare animazione, nel sentirsi sempre più sciolti e liberi di muoversi in mezzo a tanti altri. È la progressiva coscienza del fatto che non solo abbiamo un corpo ma siamo un corpo. E che insieme i nostri corpi possono fare molto:  ecco perché possiamo costruire, solo con i corpi, il Colosseo, le attrezzature di una palestra, una tipica scena alla cassa del supermercato. In quel fare giocoso in un tempo dato e sfidando le altre squadre si rompono gli ultimi argini di timidezza e di vergogna, per raggiungere un obiettivo di squadra. E poi ancora si balla ma ora il ritmo è più sostenuto e non si fa fatica a sostenerlo: formazione è anche questo, abituarsi a vari ritmi mettendocela tutta.

Capitolo terzo. Ponte San Pietro: un intervento mirato in un percorso già strutturato. Un’ora sola, o poco più. Avviene qualcosa di incredibile: dovreste vederle le facce di quei ragazzi di quarta superiore appena arrivano. A tratti timide, a tratti indifferenti, a tratti sorridenti ma forse un po’ a disagio, a tratti fiduciose, a tratti restie. Insomma, ognuno ha un po’ il suo mondo addosso e forse l’obbligo di essere lì. C’è chi è elegante e chi è in divisa sportiva pronto per la partita che avrà appena dopo l’incontro. Ma poco importa. L’attività li trasforma: fiducia, comunicazione e strategia sono gli ingredienti. Un’ora dopo le loro facce sono cambiate, l’aria che si respira è diversa, c’è intesa, c’è complicità e c’è un gruppo, mentre prima c’erano solo individui. Basta questo? No di certo, ma una buona base l’abbiamo gettata.
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