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Corso Centrale
Tempo di verifica e di interviste
di Redazione Upee

Eccoci arrivati alla fine: è tempo di fare verifica.
Sono quattro le domeniche mattina in cui la richiesta è quella di guardarsi indietro e dentro, di concentrare lo sguardo sul proprio oratorio, sul modo di essere animatori e sulla spiritualità che ciascuno coltiva. La strada fatta fin qui ci ha resi quelli che siamo. Nel nostro percorso qualcuno ha camminato vicino a noi e nell’ultima domenica ognuno richiama alla mente e al cuore queste persone. Si raccontano aneddoti e si descrivono volti e storie di educatori che, con semplicità, sono diventati punto di riferimento. È la domenica del confronto con l’altro, che diventa per noi specchio e ci permette di fare verifica su noi stessi. A che punto sono arrivato? Cosa mi manca ancora? La strada però non finisce qui, è tempo di tornare a casa perché il cammino vero avviene nei propri oratori, nel proprio quotidiano, arricchito da questa nuova esperienza.

Cosa è stato il Corso Centrale? Un pezzo di sentiero condiviso, come ci ha raccontato Silvia durante la rilettura, la cui partenza è stata “al buio”: ognuno è stato inviato dal proprio don ed è stato invitato a non aggrapparsi alle solite certezze, ma a lasciare andare la presa.

Abbiamo intervistato ragazzi venuti da oratori diversi, per capire cosa si portino a casa dopo questo Corso Centrale. Anna e Rachele ci descrivono il corso come qualcosa di energico, creativo, coinvolgente ma soprattutto utile per rigiocarsi completamente nei propri oratori. Simone ci racconta che gli è piaciuto confrontarsi con persone e realtà diverse e interrogarsi su nuove tematiche. Desirée, invece, ammette di aver scoperto aspetti di sé ancora sconosciuti e da indagare a fondo. Matteo torna a Tagliuno carico di intensità e positività, Caterina invece porta a Treviolo prospettive diverse e un nuovo modo di vedere il suo essere animatrice.

E proprio perché è tempo di bilanci, vogliamo anche raccontare le tante storie, le tante personalità e le tante diversità che si sono intrecciate nei gruppi di lavoro: ogni gruppo ha atteso, accolto e accompagnato per quattro settimane la vita degli adolescenti presenti, per aiutarli a rileggere e a raccogliere ciò che di buono c’è, in vista di un rilancio e di un impegno più consapevole in oratorio. Lo facciamo dopo un ascolto attento degli animatori che hanno condotto i gruppi con entusiasmo e cura. “C’era chi faticava a carburare, la prima domenica: volti silenziosi e a tratti timidi. Poi il clima si scalda e nessuno ferma più questi ragazzi… pieni di storie e voglia di raccontarle. Emerge allora spontanea la simpatia contagiosa di questi corsisti. Potremmo definirli dei motori diesel: una volta capito come gira l’incontro si sono buttati!” ci racconta il primo gruppo. Un altro gruppo invece si distingue per “la voglia di condividere, che batte quella di tutti gli altri. Racconti, aneddoti, testimonianze, storie. Nel gruppo non si smette più di parlare e allora è difficile arrivare puntuali nel salone per le conclusioni e la rilettura!” C’è chi poi descrive così i corsisti: “Hanno le antenne ben tese verso l’altro, voglia di raccontarsi con pazienza e passione. Condividono il fatto che l’oratorio è il luogo in cui prendono vita storie di amicizia vera e in cui è palpabile la voglia di crescere insieme. Ci ha accompagnato a spizzichi e bocconi qualche frase di una storia: prendendo spunto da qui auguriamo ai ragazzi di essere capaci di far crescere foreste. Un fatto che non fa rumore ma che cambia il paesaggio”. Poi, non manca l’energia di altri che “entrano in campo carichi ogni domenica nonostante gli infortuni. Citano fatti e personaggi storici per rendere vive le discussioni e danno lezioni di stile a tutti gli altri”; cosa vuol dire tutto ciò? Che gli adolescenti con cui abbiamo a che fare comprendono che, nel piccolo come nel grande, possono essere capaci di fare la storia, di cambiare le cose. I conduttori del quinto gruppo ci parlano di ragazzi che “si sentono come principi e principesse venuti da molto lontano con la loro storia da raccontare e un bagaglio da riempire per tornare arricchiti. Hanno voglia di estate, infatti hanno un pensiero fisso: il mare. Sarà che forse li abbiamo aiutati a rileggere il proprio percorso con una metafora ficcante: siamo come marinai, il lavoro che ci aspetta al Cre è duro e avventuroso ma la meta finale dimostra che ne vale la pena!” Si potrebbe andare avanti ancora, ma ogni gruppo direbbe questo: “Siamo il gruppo top!” Lavorare in sinergia e con collaborazione porta, infatti, anche i più restii a mettersi in gioco e a trovare il proprio spazio. I giochi al Corso Centrale si fanno davvero, e c’è chi li prende molto seriamente, mettendoci anima e corpo, letteralmente! Anche questo è essere animatori. È così che “si crea un clima familiare dove si percepisce la voglia di ascoltarsi”: uno stile da ritenere prezioso anche nei nostri oratori.

Il Corso Centrale per quest’anno chiude le sue porte con un augurio, lanciato da don Emanuele durante la preghiera, quello di diventare come le vele dell’opera di Christo, “Running fence”, che non rovinano il paesaggio, non fanno muro ma, anzi, si lasciano gonfiare e aggiungono bellezza al deserto intorno.
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