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Formazione
Promotori di un cammino di crescita
di Redazione Upee

“Tutte le azioni educative reggono se ne custodiamo il senso”: ha esordito così il professor Pierpaolo Triani mercoledì 20 marzo, di fronte ai coordinatori dei nostri Cre, che si accingono a passare l’estate con gli adolescenti.

Per essere pronti a stare di fronte alla realtà, l’azione educativa richiede continuamente un adattamento alle persone e alle situazioni, e questo il professore lo dichiara dall’inizio. Triani pone tre domande di fondo e riflette ad alta voce per costruire una risposta insieme ai presenti. Innanzitutto, si chiede che cosa significhi formare: per noi è fare qualcosa, cioè un insieme di azioni organizzate. In realtà, la formazione ha senso se è a servizio del formarsi della persona perchè ognuno di noi ha una sua storia formativa. La formazione è quindi una azione ma anche un incontro con la storia di chi la vive. Non è solo riempire dei contenitori, abilitare a delle capacità: formare non è addestrare! Ci è chiesto di farci promotori di un cammino personale di crescita. Quando succede? Quando quello che impariamo ci cambia. Qui sta il punto!
Triani propone poi un focus sui destinatari chiedendo: “Chi cerchiamo di formare?” Certamente gli adolescenti. Ma prima delle fasce d’età viene il singolo. Solo dopo possiamo raccogliere le caratteristiche comuni degli adolescenti: gli adolescenti hanno energia in cerca di forma, hanno una carica prorompente. Al Cre ne abbiamo tanti, ma d’inverno? Anche lì bisogna andarli a cercare.  Personalmente. Tenendo presente, però, che in un adolescente l’azione precede la riflessione: entrambi gli aspetti dunque vanno formati! Almeno fino ai 18 anni gli adolescenti hanno pensieri radicali, grandi passioni, idee estreme, per cui il mondo è bianco o nero, senza vie di mezzo. E poi, finalmente, lo scopo del nostro agire: “Formiamo verso che cosa?” Agli adolescenti va chiesta una azione concreta e poi larghi orizzonti, che danno senso alla piccola richiesta estiva, al compito quotidiano. Gli adolescenti ci stanno al Cre perché si divertono e qualcuno a loro l’ha chiesto! Ma noi dobbiamo avere un orizzonte grande, entro cui volerli fare crescere, come la passione per la vita, l’amore per la verità, per la giustizia, la voglia di compiere un buon lavoro e la collaborazione con gli altri. E questo è l’orizzonte umano. Ma a noi sta a cuore anche quello cristiano: insegnare, o forse solo testimoniare, un amore gratuito che va oltre ogni calcolo.
Quale è il campo  e lo strumento per educare? È quello che noi siamo soliti chiamare animazione. Qui dentro c’è la parola “anima”. Quindi sì, l’animatore fa divertire, ma mica solo quello! Animatore è colui che ha uno stile e un metodo: è uno che fa sentire agli altri la bellezza di quello che si vive, è uno che fa esprimere con tanti linguaggi quello che ciascuno è, è uno che coinvolge e che è nemico della solitudine e poi è uno che fa immaginare, fa sognare.
Da dove iniziare, allora? Triani conclude così: “Ricordiamoci che siamo solo dei collaboratori. C’è la Grazia che forma. E questo ci rende responsabili ma ci rende anche liberi”.
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