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Giovani Insieme
Lasciare traccia in oratorio
di Maria Chiara Rossi

Anche per l’anno prossimo è stato rinnovato l’accordo tra Oratori Diocesi Lombarde e Regione Lombardia: il Progetto Giovani Insieme va avanti! Avere un giovane in oratorio è una risorsa non da poco, perciò affrettatevi: sul sito oratoribg.it ci sono moduli per candidarsi e richieste di adesione delle parrocchie interessate da scaricare. Cosa aspettate?  Ci piace raccontarvi alcune belle storie che stanno dietro a una sfida così, accettata da tanti giovani e portata avanti con passione. Emanuele dell’oratorio del Villaggio degli Sposi e Greta di Ponte San Pietro si raccontano in un’intervista che li ha sollecitati su vari temi che li toccano sul vivo. Liberamente hanno risposto: ci sembrano due testimoni credibili e vi consegniamo il loro tesoro.

Perchè hai scelto di impegnarti in oratorio?
E: Circa tre anni fa un caro amico mi ha proposto di iniziare a collaborare con Caritas, nel percorso AVS (anno di volontariato sociale), lavorando in una casa-alloggio per malati HIV a bassa intensità; l’idea di mettermi in gioco in un ambito a me sconosciuto, affrontando temi e problematiche importanti, collaborando con gli operatori della struttura, nell’ottica di poter aiutare persone in difficoltà, mi ha spinto ad accettare. Tuttora collaboro con Caritas nella stessa struttura come volontario operatore. Al termine dell’anno di AVS, il responsabile Caritas mi ha proposto di iniziare a collaborare con la parrocchia del Villaggio degli Sposi nel progetto “Giovani Insieme”. Ho accettato perché credo null’importanza vitale di luoghi di incontro, di relazione e condivisione, dove le differenze possano comporsi in un mosaico costruttivo e dinamico. L’oratorio è senza dubbio uno luogo di incontro e di crescita collettiva fondamentale. Proprio all’interno di questo spazio strutturato e ordinato, inserito all’interno della vita-vissuta di una comunità, si può coltivare e crescere.
G: In oratorio ci sono cresciuta e ora credo nei valori che mi ha trasmesso. In quel luogo mi è stato dedicato tempo e impegno e allora la voglia di spendermi è nata in me quasi spontanea, insieme al senso di gratitudine.

In quali ambiti ti sei speso quest’anno?
E: All’interno dell’oratorio vivo a stretto contatto con le giovani generazioni (scuole elementari e medie) che seguo, con altri educatori, nello studio ma soprattutto nella crescita e nello sviluppo educativo. Durante la settimana abbiamo organizzato tre momenti di incontro/studio che utilizziamo soprattutto per dare uno “spazio” e un “tempo” dedicato a sé stessi, alle relazioni, alla condivisione, con una particolare attenzione al percorso scolastico dei giovani.
G: Innanzitutto lo spazio compiti dedicato ai ragazzi di elementari e medie, poi anche alcuni momenti dedicati agli adolescenti. Non è mancato il tempo speso per porre attenzione ai momenti informali e al cortile. Cre e campiscuola coronano l’esperienza che faccio perché assorbono a tempo pieno.

Quale è stata la più grande fatica ma anche la sfida che hai più preso sul serio quest’anno?
E: Le difficoltà, in un contesto sempre più multietnico e variegato, dove le problematiche che provengono da idee e culture differenti che faticano a trovare i giusti compromessi, si incontrano con quelle economiche e le frustrazioni ad esse legate, sono spesso superate con pazienza e costanza senza lasciarsi prendere dallo sconforto ma utilizzando quest’ultimo come leva per continuare a lavorare. Il tempo permette alle persone di conoscersi, bisogna permettere al tempo di fare il suo corso senza forzare le situazioni. A volte è necessario agire anticipando forse le giuste riflessioni ed è inevitabile che si possano, in quei casi, commettere errori; essere umili è conditio sine qua non, solo accettando le proprie difficoltà e mancanze si è in grado di andare incontro agli altri e indulgere sulle loro, lavorando per migliorarsi.
G: La mia più grande fatica è quella di mantenermi una figura credibile e autentica. Essere una figura di riferimento provoca e chiede di essere all’altezza del ruolo. Ho cercato di essere il più possibile versatile e di mettermi in gioco in modi diversi adattandomi alle esigenze dei ragazzi.

Cosa vuol dire vivere l’oratorio oggi per un giovane?
G: Credo che sia un’occasione per entrare in contatto con la diversità. Vivere l’oratorio apre gli orizzonti. Sono molte le occasioni strutturate e non in cui ci si può scambiare punti di vista diversi: dall’incontro si esce arricchiti ma è anche possibile accorgersi dell’apporto che si dà con una presenza continua in questo ambiente. 

Racconta un evento che ti ha dimostrato che stavi facendo qualcosa di bello, anche se in piccolo, per un pezzetto di mondo che sei riuscito a migliorare.
G: A fine anno abbiamo visto davvero il cambiamento: sono aumentate le presenze in oratorio, soprattutto delle famiglie…e questo era un po’ il nostro obiettivo. Sentire una partecipazione e uno slancio positivo è bello. È anche importante però non legare la voglia di stare in oratorio a una figura precisa, non leggo questo come un successo personale ma come il risultato di una rete che abbiamo costruito insieme.

Che tipo di relazioni vivi in oratorio?
E: Ciò che più mi gratifica, sapendo che in questo ambito ogni giorno è un punto di partenza (o ripartenza), sono le relazioni. Essere presenti, accompagnare ed essere accompagnati, avere sempre un occhio di riguardo per tutti ed essere punto di riferimento per molti, collaborare con gli educatori, Don Patrizio, i volontari, i genitori, essere parte attiva di una Comunità che, affrontando le proprie difficoltà, sentendo le fatiche di ogni giorno, vive e lavora con spirito di coesione e buona volontà. I ragazzi sono il vero motore, le loro vite, la loro forza e le loro fatiche sono il punto di partenza e quello d’arrivo, tutto giro intorno a loro ed alle loro famiglie, perché la loro serenità e la loro capacità di essere, un giorno, Uomini e Donne di buona volontà è ciò che veramente conta.
G: Vivo tante relazioni diverse a seconda delle età, a partire da quelle con gli adulti, per passare a giovani come me o più grandi, sto con gli adolescenti ma anche con bambini della scuola dell’infanzia e i loro genitori. Ho un confronto costante con un educatore che lavora nel mio oratorio e che è anche il mio punto di riferimento.

Qual è il progetto che ti entusiasma di più?
G: Abbiamo creato delle “colonne della cultura”: in base al mese e al tema scelto  su di esse compaiono degli spunti di riflessione, delle immagini o dei quadri. È un modo per aprire a un orizzonte culturale ma anche multiculturale.

Come sogni l’oratorio di domani?
E: L’oratorio che immagino si muove in questa direzione, un punto di incontro e condivisione strutturato e guidato da figure affidabili e disposte a mettersi in gioco, disposte a rischiare per il bene comune. G: Sogno un oratorio più vivo e vissuto da tutto il paese, non solo da una parte, che ci è abituata. Non voglio che l’oratorio sia un ghetto, ma un luogo aperto a presenze diverse.
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