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Giulia: testimone dell’Amore
Apertura della causa di beatificazione
di Maria Chiara Rossi

Giulia ha saputo dire grazie quando, in apparenza, c’era solo una malattia che la divorava. Giulia ha trovato in Dio un Padre vero a cui confidare tutto, anche i dubbi. Giulia ha capito cosa vuol dire Amore perché non ha tenuto separata questa parola dal nome di Dio, aggrappandosi a quel “gancio in mezzo al Cielo”. Nella piccola Giulia, una grandezza inaudita.
Sì, perché Giulia è una di quei piccoli descritti nel Vangelo di Matteo (11, 25-30), a cui sono state rivelate cose che nemmeno i più grandi sapienti sanno. È così che il vescovo Francesco, legato a Giulia in modo particolare, la descrive: una piccola donna che ha trovato ristoro nella fede in Dio e nel Suo abbraccio. Per poi dire che il motivo del riunirsi e del cammino verso un riconoscimento ufficiale della santità di Giulia è questo: “Giulia ha trovato ristoro in Cristo, in quel Dio Amore. E oggi noi troviamo ristoro in Giulia. Quello che sentiva Giulia, riconoscendo Dio Amore, è l’Amore di Dio che ci comprende tutti. E iniziare il processo, il procedere verso la beatificazione, è davvero un cammino condiviso che ha come meta Gesù stesso. Si corre per raggiungere la meta che è Gesù ma prima di tutto si corre perché Gesù ci ha  conquistati in precedenza, come dice l’apostolo Paolo. E poi in Giulia abbiamo trovato un tesoro che non si può tacere, che è da condividere con i fedeli ma anche con i non credenti. Pochi giorni fa Papa Francesco ha detto proprio questo: ‘Il cuore della Chiesa è pieno di giovani santi’”. Allora il Vescovo ha allargato a tutti i giovani l’invito a non perdere la speranza e la gioia e ad invocare lo Spirito per raggiungere la meta che è Cristo, perché “solo raggiungendo la meta saremo noi stessi”.

Il Santuario di Stezzano strabordava domenica sera. Tanta gente anche fuori, nonostante la pioggia. Pioveva e smetteva, poi ricominciava, e tirava vento, tanto che quando fuori hanno acceso tante candele distribuite a tutti, il vento le continuava a spegnere; eppure, lì in mezzo, era bellissimo vedere che a qualcuno la luce restava sempre accesa, e che questo vento “costringeva” i presenti a venirsi incontro per riaccendersi a vicenda la fiammella. Nell’assemblea trapelano emozioni, commozione, e un brivido nel pensare che davvero la santità si impasta di quotidianità e di piccole cose, della semplicità di una ragazzina, di un gesto, un sorriso, una parola. Tanti i giovani presenti all’apertura della causa di beatificazione di Giulia Gabrieli. Ma un motivo c’è. I genitori di Giulia, instancabili, non smettono di raccontarlo in lungo e in largo per l’Italia, incontrando bambini malati e in ospedale, famiglie, ragazzi, scuole intere…il coraggio di Giulia, la sua fede e la sua storia sono contagiosi. E poi colpisce questo: “Anche i giovani possono essere santi. Una ragazza con una fede semplice ma già matura. può avvicinare i giovani a Gesù. I santi non devono essere figure lontane e anonime, c’è bisogno di qualcuno che parli ai giovani, li aiuti a riscoprire la fede, a capire che Dio non è lontano. Giulia racconta che Dio è come un papà, è Amore, gli si può dare del tu. È di questo che hanno bisogno i giovani. Quando realizzi che una ragazza che ha vissuto nei tuoi stessi luoghi, nel tuo stesso tempo, che potrebbe essere tua sorella, cugina, amica, figlia, nipote... è così vicina a Dio, allora quel Padre non sembra più così lontano. Giulia è capace davvero di rivelare la fede come qualcosa di quotidiano e semplice, come mangiare, camminare, dormire… qualcosa che non è lontano dagli uomini, dai giovani”, ci racconta Annalisa, una giovane che sente profondamente vicina la storia di Giulia.

Quando, alla fine del rito, è stata ufficialmente proclamata l’apertura della causa di Giulia ha smesso di piovere, in pochi minuti il cielo si è rischiarato, donando poi a tutti, usciti dal santuario, un cielo stellato fra qualche piccola nuvola rimasta. Sembrava risuonare nell’aria una frase della canzone di Vecchioni, che per Giulia calza a pennello: “Come le stelle, che non le spengono i temporali”. “Alla fine del rito”, ci racconta Chiara, una cara amica di Giulia, “tutti siamo usciti fuori, davanti al maxischermo, dove è stato proiettato un pezzo conclusivo del video di Giulia che racconta ‘i due bei  finali’ che le si prospettavano, la guarigione o la salita al Cielo, e la scena di quando lancia in cielo la parrucca: eravamo tutti lì, fra tante candele accese (che ora, senza vento, non si spengono più), sotto una coperta di stelle".
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