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Mezzoldo il racconto
La parola a una corsista
di Chiara Carrara

Quest’anno mi è stato chiesto di partecipare al campo per animatori d’oratorio a  Mezzoldo e, per curiosità e perché ne avevo sempre sentito parlare molto bene, ho deciso di mettermi in gioco e di accettare l’invito.  La mia intenzione prima di partire era quella di vivere al meglio ogni momento, cercando di cogliere al volo ogni provocazione che mi veniva lanciata e non perdermi nessuno degli  insegnamenti che gli animatori mi  avrebbero “consegnato”, cercando di “mettere a fuoco” ogni situazione senza restarne fuori o dandole poca importanza.
Ora che questa esperienza si è, purtroppo, conclusa posso dire che è stato tutto superiore alle aspettative!

Ho trovato compagni di viaggio e animatori con cui, giorno dopo giorno, mi è risultato sempre più facile aprirmi ed esprimermi. Visto che “a Mezzoldo non esistono risposte sbagliate” sono stata me stessa al cento per cento nelle riflessioni che ho condiviso e proprio per questo mi sono sentita libera di raccontarmi e mostrarmi anche fragile.
In gruppo si sono create una complicità e una familiarità  tali  che ognuno si è fatto “scrigno” dei pensieri, dei sogni e delle fragilità dell’altro. Posso dire che ogni momento è stampato a caratteri indelebili nel mio cuore, ogni persona è stata importante poiché quello che abbiamo vissuto è stato autentico.
Vivendo le attività e le riflessioni che ci venivano proposte siamo riusciti a risalire alle caratteristiche del “buon animatore”: abbiamo individuato il nostro esempio di educatore dal quale prendere spunto per migliorare, abbiamo collaborato e fatto squadra nei giochi e nel duro lavoro della progettazione, aiutandoci e confrontandoci ad ogni passo; ci siamo ascoltati mettendo la persona che si raccontava al primo posto; abbiamo condiviso anche il silenzio che ogni giorno ci lasciava spazio per pensare e riflettere e abbiamo dato importanza oltre che alle parole ai gesti.
Abbiamo lavorato anche su di noi, infatti ci siamo posti domande sulla nostra spiritualità: che significato ha per noi? In che modo cambia la nostra vita? Ci siamo lasciati interrogare da ogni parola della preghiera del Padre Nostro e ispirare dall’esempio di Don Bosco.

Lo stile dell’oratorio trae alimento dal Vangelo e dalla continua e umana ricerca di risposte. Le azioni di noi animatori trovano tanto più senso quanto più siamo disposti a “credere”. Ma la cosa più bella è che le caratteristiche del buon animatore non servono solo per stare in oratorio, ci  rendono persone migliori nel mondo. Ognuno di noi deve essere orgoglioso di definirsi “ragazzo/a d’ oratorio” perché significa che siamo in grado, o almeno cerchiamo, di prenderci cura degli altri, di notare i bisogni e le necessità di chi ci sta vicino.

Riuscire a descrivere questa esperienza in un numero contato di battute è difficile, se non quasi impossibile. Mi sembra di non riuscire a trovare le parole esatte o di usarne solo di “riduttive”, non in grado di descrivere la bellezza di quello che abbiamo vissuto. Ci siamo lasciati cambiare da questa esperienza, abbiamo conosciuto tanti nuovi amici con i quali, condividendo ogni momento della giornata, si è creato un legame solido e forte che sembrerebbe quasi impossibile instaurare in una sola settimana.
Tutto ciò che Don Emanuele e gli animatori mi hanno insegnato non sono solo belle parole e grandi discorsi fini a se stessi: sono “istruzioni” che d’ora in poi mi spingeranno a voler dare il meglio di me in oratorio nell’aiutare, nell’ascoltare, nel condividere e nel mettermi a disposizione. Da Mezzoldo il mio essere animatrice riparte, con più motivazione e voglia di mettermi in gioco al meglio, perché sono felice di dire che “Io, Chiara, sono orgogliosa di essere una ragazza d’oratorio!”
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