Torna agli articoli
Indietro Stampa
Esercizi spirituali 18-19enni

Esercizi spirituali 18-19enni

Il piccolo principe ritornò l’indomani. <>, disse la volpe. <>.
(Antoine de Saint-Exupery, Il Piccolo Principe)

Molti pensieri può suggerire questo brano, a me in particolare ne scorre in testa uno: cosa vuol dire “preparare il cuore”? Il cuore, nel senso medico, è un organo che non ha bisogno di essere preparato, è autonomo, definito “muscolo involontario” perché continua a battere, incessantemente, anche se noi ce ne scordiamo. Tu-tum..Tu-tum..E intanto la nostra vita va avanti: quando ci innamoriamo batte un po’ più forte, quando dormiamo batte un po’ più lento, e quando appoggiamo il palmo della nostra mano vicino al petto lo sentiamo distintamente. Tu-tum..Tu-tum..Il suo funzionamento non dipende certo dall’ospite, basterebbe troppo poco per morire. Non un muscolo si deve quindi  predisporre, ma il Cuore, quello che non ci fa solo esistere, ma Vivere, quello che lo stesso Giovanni Paolo II definiva << il fondo più intimo della persona umana nella sua relazione con il bene, con gli altri, con Dio.>> Quindi, come si prepara il Cuore? L’ho capito poco tempo fa, pochi giorni prima della Pasqua. In verità l’ho capito pian piano, un pensiero alla volta, durante tutti e tre i giorni che precedono la Resurrezione di Cristo. Ero fuori sulla terrazza del Seminario di Bergamo, sotto le stelle che illuminavano la notte del Sabato Santo, in solitudine, ma quella solitudine non angosciante e triste, ma silenziosa e quasi rappacificante. Stavo guardando ammirata tutte le luci di città bassa, con il vento che scompigliava appena i capelli. Tu-tum..Tu-tum..Si sentiva anche il cuore, che in quel momento, in quel preciso attimo, era pronto, pronto per vivere a pieno la Pasqua. Ho capito solo allora come l’avevo accuratamente preparato: durante tutte quelle 56 ore, una diversa dall’altra, aveva ricevuto tutto ciò di cui aveva bisogno. Era stato nutrito con la preghiera, le riflessioni del nostro vescovo su due brani del Vangelo, quelle che lui stesso ha chiamato “prove di Resurrezione”, perché la nostra fede, ciò in cui crediamo dev’essere una cosa esistenziale, una certezza, una pretesa di incontrare il Risorto che ci anima. E anima il nostro famoso Cuore. E questo Cuore aveva imparato, con il tempo, anche ad aspettare: con ansia, trepidazione, perché una cosa è più bella se la si attende a lungo, con la fatica di restare fermi in piedi e scrutare l’orizzonte in vista di un minimo segnale, con lo sguardo rivolto sempre “oltre”, con lo sguardo dei Tuareg; ho scoperto cosa rende quello sguardo così speciale. In realtà ho avuto un suggerimento, ma è rimasto impresso nella mia mente comunque: è uno sguardo che prende la forma di ciò che sta osservando, profondo, abituato alla lungimiranza, che non incontra ostacoli, che impara a riconoscere una palma “stendendola” oltre l’orizzonte, che ti cambia fisicamente.
Un altro cambiamento formale forte è stato l’esercizio del Cuore della sua capacità nascosta fino ad allora di vivere nel silenzio, ascoltando solo i suoi pensieri più intimi, quelli che durante una consueta giornata sono offuscati dalle chiacchiere con gli amici, dalla musica troppo alta, dalle mansioni sempre più numerose e impregnanti, che ci spingono ovunque, tranne che ad una meta definita. Ed ecco che allora bisogna frenare. Fermarsi. Bloccarsi. “Sprecare” il nostro tempo e ascoltare il silenzio. Tu-tum..Tu-tum..
Perché è così che si deve vivere. Con la consapevolezza di respirare a pieni polmoni, di attaccarsi alla vita, di amarla fino in fondo e di tenerla stretta perché è fragile, mortale: Oscar Wilde diceva <> e il mio Cuore si chiede se sa vivere o si limita solo ad esistere. Se è felice, “profondamente contento”. Se trascorre ogni giorno diverso dagli altri, ogni ora diversa dall’altra. Se è capace di accettare l’amore. Ero ancora sulla terrazza, chissà da quanto. Avevo chiuso gli occhi. Non era sonno, né nebbia del cuore, né oblio dei sensi. Era l’ascoltare il rumore del mondo, di Dio. L’attesa inevitabile, eppure consapevole, del sacrificio, dell’amore. Mi sembrava surreale, ma era quello che si provava: come se ogni goccia della Sua essenza entrasse nel sangue e lo scaldasse. E forse era davvero così. E allora, solo allora capisci se il tuo cuore è davvero pronto ad accogliere la persona che ribalta la storia da duemila anni, che ribalta la tua storia da diciotto anni e la storia di chiunque. Non per scelta o volere, l’uomo non può nulla, non decide nulla. Può solo rendersene conto: “Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo…” 

Romina
Anche tu vuoi condividere i racconti di ciò che succede nel tuo oratorio? Scrivi e spedisci il tutto all’indirizzo scriviamocisu@oratoribg.it. Troverai il tuo articolo sul sito e…chissà che non lo ritrovi, il mercoledi,  anche sull’inserto ‘Nonsoloxgioco’ de L’eco di Bergamo
Testo:
Per contattare l'ufficio Upee scrivi a:
» upee@curia.bergamo.it

Per contattare la redazione scrivi a:

» redazione@oratoribg.it
Upee © 2006 Copyright | Condizioni d'uso Private Area