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Triduo pasquale

Esercizi spirituali 18-19enni

Esiste qualcuno cui non arriva l’amore di Dio? Esiste qualcuno sulla terra che possa dirsi non amato abbastanza? Se stiamo a vedere questi giorni di triduo appena trascorsi, pare proprio di no.
Sono giorni noti, famosi, in cui più o meno tutti gli anni abbiamo partecipato alle celebrazioni liturgiche con più o meno coinvolgimento, più o meno passione. Quest’anno però nella splendida cornice del seminario e del duomo di città alta, siamo entrati in un’altra dimensione: non qualcosa di trascendentale, anzi: siamo rimasti attaccati fortemente all’antropologia umana e abbiamo sentito l’amore di Dio.
E’ vero che bisogna ringraziare il Vescovo, don  Michele, don Loran e don Maurizio (e anche Mattia!). E’ vero che il clima ci ha regalato giorni belli e vedere tutta la bassa dalla finestra aiuta a meditare. E’ vero che sono state dette molte parole, nessuna più del necessario, e abbiamo trovato molti spunti per riflettere. Ma ciò di cui bisogna ringraziare di più è della possibilità di stare in silenzio.
Le parole che abbiamo ascoltato, quella di Dio sulla Bibbia, in particolare la Passione, la Trasfigurazione e la guarigione del ragazzo indemoniato, quelle dei sacerdoti che ci hanno seguito e accompagnato lungo i giorni più importanti della cristianità erano talmente cariche di significato che non potevano essere lette e magari semplicemente capite: erano e sono parole da accogliere.
Le “prove di Risurrezione” che il Vescovo Francesco ha raccontato, attraverso la sua esperienza e la sua profonda conoscenza della Bibbia, restano uno dei ricordi più forti, quanto il suo regalarci tempo più che prezioso e persino accoglierci in casa sua e ricordarci che “c’è sempre una casa per voi. Ovviamente non solo di mura, e non solo di persone. Una casa spirituale, dove tutti sono sempre accolti”.
Ci siamo sentiti davvero accolti. Le stanze del seminario, ognuno la sua, erano talmente semplici da far risaltare ancora di più la bellezza del posto in cui ci siamo trovati: quanti colori ha cambiato il cielo!
La possibilità di vivere con altri giovani l’esperienza del triduo però non è stata chiusa o riservata a pochi: abbiamo avuto ospiti per la messa in Coena Domini, qualcuno ci ha accompagnato per il pellegrinaggio a San Tomè e qualcun altro ci ha raggiunto per la Veglia del Sabato sera. E partecipare alle Lodi in Duomo, all’Actio Liturgica del Venerdì santo fino addirittura a leggere le letture nella Veglia, ci ha fatto sentire parte di una comunità più grande, fatta di molti altri uomini e molte altre donne capaci di fermarsi per gustare appieno l’amore di Dio che si regala completamente in tre giorni.
“Se il Signore ha vissuto trent’anni come tutti, e in tre anni ha annunciato il Vangelo, per poi salvare il mondo in tre giorni, significa che non dobbiamo passare la vita a celebrare l’Eucarestia, o a pregare o a meditare: dobbiamo passare la vita a vivere”: queste le prime parole del Vescovo Francesco, all’inizio dei nostri giorni di esercizi. Siamo stati in silenzio, abbiamo celebrato, scritto, ascoltato, pregato. Ma abbiamo soprattutto vissuto. Grazie di cuore a chi ha permesso che quest’esperienza avesse luogo, grazie a chi si è impegnato perchè ogni cosa fosse per noi importante, grazie a chi ci ha dedicato tempo, dal Vescovo che ci ha incontrato, a chi ci ha guidato nelle meditazioni, a chi ci ha fotocopiato i canti, a chi ci ha preparato da mangiare: ogni dettaglio a suo posto, per la prima esperienza di qualcosa che si spera duri negli anni, perchè altri, come noi, possano vivere una volta nella vita qualcosa di così forte per poi tornare nelle proprie comunità e saper gustare il triduo con un sapore nuovo: il sapore del dono più grande che si possa ricevere per amore.
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