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La «Misa de envio»
Il saluto e l'invito del Papa
«Vi invito a dare un'audace testimonianza di vita cristiana davanti agli altri». Benedetto XVI celebra la Messa per due milioni di giovani nella spianata rovente di Cuatro Vientos. È la «Misa de envio», celebrazione del mandato missionario, perché il Papa ha chiesto a ognuno dei giovani di raccontare il Vangelo per le strade del mondo. E simbolicamente ha affidato a cinque giovani, uno per ogni continente, una piccola croce da portare al collo. È stata la più grande celebrazione della storia spagnola, «Misa masiva», Messa di massa in lingua iberica. Il Papa ha insistito sul valore missionario degli apostoli giovani, spiegando che «non si può seguire Gesù da soli» e invitando i giovani a testimoniare «la fede negli ambienti più diversi, anche dove vi è rifiuto o indifferenza», perché il «mondo ha bisogno certamente di Dio».

Così, nell'ultima giornata, si precisa il progetto che Benedetto XVI consegna ai giovani: «Il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici». Poi aggiunge che «vi viene incontro e desidera accompagnarvi nel vostro cammino per aprirvi le porte di una vita piena e farvi partecipi della sua relazione intima con il Padre. Molti percepiscono che Cristo è la risposta a molte delle loro inquietudini personali». Joseph Ratzinger riprende la lezione di questioni nell'ultima giornata e torna a chiedere chi è «veramente» Gesù e soprattutto come «è possibile che uno vissuto tanti anni fa» abbia ancora oggi qualcosa da dire. Spiega che «la fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero di Cristo nella sua profondità», perché «non è frutto dello sforzo umano, della sua ragione, bensì è un dono di Dio».

Lezione pura dentro la Messa «masiva»: «La fede non dà solo alcune informazioni sull'identità di Cristo, bensì suppone una relazione personale con Lui, l'adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso».

Alla fine consacra tutti al Sacro Cuore di Gesù, mette in guardia i giovani dalla tentazione dell'individualismo e chiede ai giovani di vivere «in comunione con la Chiesa». Appena arrivato il Papa ha improvvisato alcune parole: «Vi ho pensato molto in queste ore in cui non ci siamo visti. Spero che abbiate potuto dormire un po', sono certo che questa mattina avete alzato gli occhi al cielo, non solo il cuore».

Il Papa sabato sera, rientrato in nunziatura dopo il nubifragio, era un po' preoccupato per i giovani accampati. Gli hanno raccontato dei problemi che vi erano stati e dei sette feriti. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha riferito che era «impressionato dalla costanza dimostrata dai ragazzi nello sfidare le intemperie e ogni difficoltà per restare a pregare». Padre Lombardi ha aggiunto che il Papa, quando si è dovuto interrompere per via del nubifragio, e dopo un consulto tra le autorità spagnole e vaticane sul da farsi, ha detto: «No, io rimango con i giovani». Insomma «un Papa determinato e deciso».

Lombardi ha spiegato che a un certo punto «non funzionavano più i microfoni»: «Noi in effetti non sapevamo se si sarebbe potuto ripristinare l'audio e senza più la possibilità di comunicare con la folla ci chiedevamo cosa avremmo potuto fare». Alla fine ha «avuto ragione» il Papa a restare. Il nubifragio ha anche impedito che tutti potessero fare la comunione. Le tende dove erano custodite Ostie e pissidi erano inagibili per vento e pioggia e nessuno è potuto entravi. È stato l'unico rammarico della grande celebrazione. La quasi totalità dei presenti non ha potuto ricevere l'Ostia.
Gli organizzatori l'avevano annunciato agli altoparlanti, ma il rammarico dei giovani ha percorso i social network con molti sms e numerosi post su Twitter.

Benedetto XVI ha celebrato con 750 vescovi e circa 14 mila sacerdoti. Tra letture bibliche e preghiere, oltre allo spagnolo sono stati utilizzati italiano, francese, cinese, arabo, polacco e tedesco. Proprio in cinese, lingua del Paese dove la Chiesa vive grandi difficoltà soprattutto per via della fedeltà al Pontefice, si è pregato per il Papa.

All'Angelus Benedetto XVI ha rispettato la tradizione delle Gmg, che vuole che nella Messa conclusiva si annunci il luogo e la data del successivo raduno mondiale. Il prossimo sarà a Rio de Janeiro nel 2013: «Spero di potervi incontrare – ha detto parlando in portoghese – fra due anni nella Gmg a Rio de Janeiro, Brasile». E i brasiliani sono saltati di gioia e hanno steso immense bandiere sulla folla della Gmg. Alla fine della Messa i ragazzi spagnoli hanno consegnato ai coetanei brasiliani la Croce delle Gmg, che da qui al 2013 attraverserà il Brasile in vista della preparazione del prossimo raduno mondiale. Prima di salire sull'aereo ha ringraziato la Spagna «grande nazione» che «in una convivenza sanamente aperta, pluralista e rispettosa, sa e può progredire senza rinunciare alla sua anima profondamente religiosa e cattolica».

Re Juan Carlos, che ha accompagnato il Papa fin sotto l'aereo, è tornato a insistere sull'attenzione ai giovani «se vogliamo un futuro migliore e più giusto». E stringendo la mano al Papa ha detto: «Grazie per la speranza che avete infuso nella gente».

Da L'Eco di Bergamo
Alberto Bobbio
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