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La Via Crucis a Madrid
Caricatevi le sofferenze del mondo
Sfila la croce lungo il Paseo de Recoletos sorretta dalle mani dei giovani di tutto il mondo sulle sofferenze degli uomini e le preoccupazioni della Chiesa. Una folla enorme, oltre 700 mila persone, abbraccia la Croce della Gmg e le 15 stazioni di questa straordinaria Via Crucis nel cuore di Madrid, che mettono in fila i drammi del pianeta, gli errori dell'uomo e la tragica soluzione di chi si è allontanato dall'amore della croce.

Benedetto XVI invita tutti i caricarsi «sulle spalle la sofferenza del mondo». Parole alla fine del rito, che ha concentrato nella capitale, evento unico nella storia spagnola, i quadri e le statue delle Via Crucis che nella Settimana santa si svolgono in tutte le città spagnole con grandissima partecipazione di popolo.

C'è l'Ultima Cena che arriva da Murcia, composta nel 1763 e per spostarla occorrono 28 persone. C'è Nuestro Padre Jesus Nazareno che viene da Leon e deve essere spostata da 94 fedeli della Confraternita dei Nazareni incappucciati in una tunica nera. Sono i carri dei pellegrini, strumenti di devozione e di fede antica, che caratterizzano la religiosità iberica da secoli. E poi c'è la croce della Gmg che gira il mondo dal 1984, cioè dalla intuizione di Karol Wojtyla.
Papa Raztinger riprende la sua lezione, dopo i discorsi della mattinata alle giovani suore e ai giovani professori universitari all'Escorial. Spiega che la «croce non fu l'esito di un insuccesso, ma il modo di manifestare l'offerta di amore che giunge fino alla donazione più smisurata della propria vita».

Le meditazioni le hanno scritte le Hermanas de la Cruz, le sorelle della Croce, suore che dedicano la vita a servire i poveri, figlie di Angela de la Cruz, religiosa beatificata nel 1982 da Wojtyla a Siviglia e poi proclamata santa nel 2003. Il cardinale di Madrid Ruoco Varela ha deciso di chiedere a loro le meditazioni proprio perché ogni giorno trafficano con il dolore umano. I testi toccano il cuore della immensa folla di giovani, anche lo sventolio di bandiere si placa per qualche minuto.

Alla prima stazione la croce la portano i giovani della Terra Santa. Nell'ultima viene sorretta dai giovani di Ruanda e Burundi e si prega per la pace, per l'unità dei cristiani, per chi viene tradito, per chi rimane impigliato nelle lotte fratricide, per le vittime innocenti delle guerre, per la difesa della vita. La meditazione delle Sorelle della Croce si sofferma nella terza stazione – Il rinnegamento di Pietro – su coloro a cui «manca il coraggio di difendere la vita dal suo inizio fino al suo termine naturale». E ancora si ricorda il dramma dell'immigrazione e di chi vive senza dignità: «Cristo ha fatto sua la stanchezza e la disperazione di coloro che non trovano lavoro così come degli immigrati che ricevono offerte di lavoro indegne e disumane, che soffrono per il razzismo o muoiono nel tentativo di avere una vita più giusta e degna». Alla sesta stazione – la caduta di Gesù – la riflessione riguarda le vittime dell'alcol e della droga. Ma le suore invitano a pensare anche a chi soffre «sfigurato dai regimi atei che distruggono la persona e privano della dignità».

La croce abbraccia tormenti e dolori nella sera di Madrid sotto lo sguardo del Papa. Quando si ferma alla nona stazione – Gesù spogliato dalle vesti – è l'occasione per pensare all'angoscia degli «abusi sessuali», dei «crimini contro i bambini e gli adulti», alle vittime dei «genocidi», quando «l'uomo si scatena con brutale violenza»: «Quante persone denudate della loro dignità e della loro innocenza, della loro fiducia nell'uomo!». Si prega per i genitori che vedono morire i propri figli per fame «mentre società opulente inghiottite del drago del consumismo, dalla perversione materialista, sfondano nel nichilismo del vuoto della loro vita». Le parole delle Suore della Croce suonano come frustate sulla folla della Gmg e costringono i giovani a fare i conti con la propria responsabilità, Vangelo alla mano. Il Papa esorta i giovani a «non passare oltre davanti alla sofferenza umana», perché «è lì che Dio vi attende» per offrire «il meglio di voi stessi».

Nella stazione dove si ricorda il Cirenaico si prega per i volontari della carità che «in ogni angolo della terra appaiono per condividere le conseguenze dei disastri naturali». E la croce è sorretta da ragazzi di Haiti e del Giappone. Tra i giovani che pregano ci sono alcuni detenuti in un carcere di Madrid a cui le autorità spagnole hanno concesso uno speciale permesso.

Benedetto XVI in mattinata aveva incontrato nel complesso monumentale dell'Escorial, sulla collina sopra Madrid, oltre 1.600 suore di cui 400 di clausura e a loro ha detto: «La Chiesa ha bisogno della vostra fedeltà giovane». Poi ha spiegato che la vita religiosa «possiede oggi una speciale rilevanza» di fronte a «una sorta di eclissi di Dio, una certa amnesia, se non un vero rifiuto del cristianesimo». Quindi ha parlato ai giovani professori universitari che partecipano alla Gmg. Il Papa ha ricordato i suoi primi passi come docente a Bonn, quando «si vedevano ancora le ferite della guerra ed erano molte le carenze materiali, tutto veniva superato dall'entusiasmo di una attività appassionante». Quindi ha rilevato che in una «società sgretolata e instabile» che non dà «punti di riferimento ai giovani», si richiede che anche i professori non formino solo «professionisti competenti che possano soddisfare la domanda del mercato».
Benedetto XVI ha criticato la «visione utilitaristica della educazione, anche di quella universitaria».

Alla fine ha citato Platone: «Cerca la verità mentre sei giovane, perché se non lo farai, poi ti scapperà dalle mani». Ratzinger ha denunciato anche i rischi che derivano «dagli abusi di una scienza senza limiti», così come quelli di un «totalitarismo politico che si ravvisa facilmente quando si elimina qualsiasi riferimento superiore al semplice calcolo di potere».

Da L'Eco di Bergamo
Alberto Bobbio
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