Dormono nelle palestre, sul duro linoleum, oppure fuori, sotto il porticato, o in mezzo al cortile, sulla dura pietra. Vanno a dormire tardi, si alzano presto. Hanno le facce un po' stravolte, anche se hanno vent'anni e le energie non mancano. Passano
il giorno a pregare, ad ascoltare, a chiacchierare, a dormicchiare. Poi prendono e vanno a visitare Madrid e magari si perdono, in questa esplosione di giovani, di colori, di lingue diverse. Eccoli qui i ragazzi bergamaschi, più di mille e cinquecento, ospitati
in palestre e scuole della cittadina di Coslada, alle porte di Madrid, cittadina popolare, sorta negli ultimi trent'anni, palazzi di sette, otto piani, strade larghe, un po' di verde che lotta contro il sole torrido.
Andrea Gotti viene da Seriate, ha ventuno anni e i capelli ricci, studia ingegneria: «Quando sono uscito dal metrò, martedì pomeriggio mi sono trovato in mezzo a un bagno di folla. Quanti giovani come noi! Tutti con la bandiere, tutti con le magliette della
Gmg, colorate, tutti giovani che credono o che comunque cercano Dio. Una cosa che mi vengono i brividi. Siamo andati nella piazza di Cibeles, per la Messa di apertura, quella celebrata dal vescovo di Madrid… La piazza era lontana, l'abbiamo seguita dal maxischermo.
Io sono rimasto impressionato. E poi ho letto su Avvenire la testimonianza di un laico contagiato da questo fiume di giovani, che domandava a se stesso se sia giusto non credere, se non credere sia qualcosa che va contro l'evidenza della vita».
Gaia Zanchi ha diciotto anni, frequenta il liceo psicopedagogico, viene da Seriate, dice che la catechesi di questa mattina curata dal vescovo di Lucca, monsignor Italo Castellani, sul tema dell'essere radicati in Cristo, le è sembrata adatta ai più giovani,
ai quattordicenni e quindicenni: «Ho preferito la catechesi di ieri, sul tema dell'essere saldi nella fede, c'era il vescovo di Città di Castello. Si è soffermato sul tema del mondo proposto da Dio e di quello che ci viene offerto dalla società dei consumi
che stiamo vivendo».La mattina di ieri scorre fra letture evangeliche, catechesi, Messa. Al pomeriggio un po' di tempo libero, poi il viaggio verso la piazza Cibeles e dintorni, per vedere il Papa. All'una il pranzo, la lunga fila per il cibo. Non è semplice
dare da mangiare ogni giorno a un milione e mezzo di giovani.
Sara Riccobello ha ventisei anni, lavora in banca, viene da Boccaleone. È la sua seconda Gmg. Spiega: «A Colonia nel 2005 ero andata con l'oratorio, adesso sono qui con la diocesi, è tutto più articolato, più grande, più intenso, mi sembra di entrare di più
nello spirito della Gmg. Forse anche perché ho sei anni in più e le cose cambiano, si diventa più consapevoli, più profondi. Sto vivendo i momenti comunitari in maniera intensa, mi coinvolgono. Qui sento molto la preghiera, la Messa. Mi viene spontaneo pensare
alla difficoltà che avverto a casa, nella mia stanza. Non mi è facile pregare. Non mi sento radicata in Cristo, no. Cerco. C'è chi cerca in un eremo e chi cerca in mezzo a un milione di giovani».
Giovani e meno giovani. Mattia viene da Ardesio, ha trent'anni e indossa il completo della nazionale brasiliana. Racconta: «No, non me l'hanno regalato i ragazzi brasiliani, però ho con me una bandiera italiana e voglio scambiarla con qualcun altro, con ragazzi
di qualche Paese strano, qui ce n'è di tutti i colori, dalla Lituania all'Uganda, alla Colombia, Suriname, che so… Ci sono proprio tutti. Questa è la mia quarta Gmg, sono stato a Toronto, Colonia, Sidney. Sempre grandi esperienze, anche questa». Chiara Torri
ha diciassette anni e un viso che sembra ancora più giovane. Viene da Prezzate, frequenta il Maironi da Ponte. Sprizza entusiasmo dagli occhi: «Le catechesi mi hanno colpita. Ieri un ragazzo ha chiesto quali prove bisogna superare per avvicinarsi a Dio. Il
vescovo ha risposto che certo ci sono prove, che in fondo tutta la vita è anche prova, ma in particolare gli ha detto che è importante allontanarsi dall'incantamento di tutti i beni che puoi avere facilmente, ma che ti allontanano anche da te stesso. E ha
citato San Francesco come esempio».
Nel gruppo giovani di Prezzate c'è anche Paola Locatelli che ha ventitré anni e studia Scienze politiche. Dice che è la prima volta che le catechesi la fanno riflettere. «Non è facile credere, sentirsi saldi nella fede. C'è come una lotta interiore, un avvicendarsi
della fiducia, della serenità da una lato e dall'altro il desiderio di ritirarsi, di pensare che non ci sia niente, non un Dio a cui abbandonarsi. Non è facile. Poi è vero, tanti giovani si creano degli idoli, gli dei del calcio, della bellezza (fare le veline,
per esempio), del divertimento usa e getta. Ma io vedo anche tanto vuoto, mancanza di punti di riferimento. Io penso che il mondo adulto fatica a dare dei riferimenti. Iniziative come questa Gmg sono provvidenziali».
Da L'Eco di Bergamo
Paolo Aresi