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«Siete i più forti»
Commento alla Veglia del Papa
Siamo alla fine, ultima lezione del Papa teologo prima della Messa di questa mattina. Benedetto XVI dedica la giornata a spiegare l'amore di Dio e il suo progetto. A due milioni di ragazzi, secondo le stime della polizia, accampati nella spianata rovente della base di Cuatro Ventos, mentre la notte offre il refrigerio di un acquazzone, dice: «Non siamo frutto del caso o dell'irrazionalità». E poi aggiunge: «La fede non si oppone ai vostri ideali più alti al contrario li eleva e li perfeziona». Dopo una interruzione di una decina di minuti, quando la pioggia si è calmata, il Papa ha ripreso la lettura del discorso, salvo poi interromperla definitivamente. «Grazie per la vostra resistenza. La nostra forza è più grande della pioggia» ha scherzato, suscitando una reazione entusiasta dei giovani. «Il Signore con la pioggia ci manda tante benedizioni» ha aggiunto, prima di riprendere la lettura del suo intervento.

Il Papa ha cominciato presto alla mattina una giornata dove mette in fila gesti e parole che spiegano il progetto del Vangelo per ogni giovane. Passa mezz'ora in uno dei 200 confessionali di tela bianca allestiti nel viale centrale di Jardin del Buen Retiro, il parco più esteso di Madrid. Confessa quattro ragazzi, due maschi e due femmine.

È la prima volta che accade a una Gmg e il gesto ha un grande valore simbolico, per dire dell'importanza di un sacramento un po' tralasciato, ma che tuttavia i giovani sembrano riscoprire. Poi raggiunge la cattedrale dell'Almudena e celebra la Messa per i giovani seminaristi che sono venuti alla Gmg da tutte le parti del mondo. E prosegue nella lezione. Non lasciatevi «intimorire» se venite disprezzati per la fede, anzi «affrontate» la sfida di essere preti «senza complessi né mediocrità».

Benedetto XVI torna ragionare su società nelle quali «si pretende di escludere Dio» e dove «il potere, il possedere o il piacere sono spesso i principali criteri sui quali si regge l'esistenza». Li guarda negli occhi e sottolinea: «Può darsi che vi disprezzino come si suole fare verso coloro che richiamano mete più alte o smascherano gli idoli dinanzi ai quali oggi molti si prostrano». Non fa sconti all'analisi Joseph Ratzinger, sa che scegliere la via del sacerdozio è impegnativo. Lo ricorda ai seminaristi: «Richiede audacia e autenticità».

Ma non si ferma qui e quasi li ammonisce: «Sceglietela solo se siete fermamente persuasi che Dio vi chiama a essere suoi ministri e fermamente decisi ad esercitarlo, obbedendo alle disposizioni della Chiesa». Sono parole chiare ed energiche, che servono al Papa per dettare la regola d'oro del sacerdozio: «vivere nel celibato», nel «distacco dai beni terreni», con «austerità di vita» e in «obbedienza sincera e senza dissimulazioni».

Dopo gli scandali che hanno coinvolto molti sacerdoti e indignato il Papa e tutta la Chiesa è stato lo stesso Ratzinger a volere all'interno della Gmg un appuntamento specifico per chi si prepara al sacerdozio, in modo da riflettere insieme su un percorso impegnativo da fare con consapevolezza e senza errori. Ai seminaristi ha raccomandato la «santità»: «Noi dobbiamo essere santi per non creare una contraddizione fra il segno che siamo e la realtà che vogliamo significare».

Quindi l'esortazione: «Meditate bene questo mistero della Chiesa vivendo gli anni della vostra formazione con gioia profonda, in atteggiamento di docilità, di lucidità e di radicale fedeltà evangelica, come pure in amorevole relazione con il tempo e le persone fra le quali vivete». Al termine della Messa ha annunciato che proclamerà dottore della Chiesa San Giovanni d'Avila, un sacerdote spagnolo vissuto nel '500, che Paolo VI proclamò Santo nel 1970 indicandolo come «modello polivalente di sacerdote nella società contemporanea».

Dopo pranzo ha visto i comitati che hanno organizzato la Gmg, composti da rappresentanti del governo e della Conferenza episcopale, e ha colto l'occasione per sottolineare l'importanza della collaborazione «tra Chiesa e società civile», che in Spagna negli ultimi anni ha avuto qualche inciampo. Quindi si è preparato alla veglia, mentre sugli schermi televisivi accesi anche nella nunziatura, residenza madrilena del Pontefice, passava il fiume ininterrotto dei giovani che raggiungevano l'ex base aerea alle porte di Madrid.

Ma prima il Papa ha voluto andare a trovare altri sofferenti. Ha chiesto lui di poter incontrare i malati della Fondazione Istituto San José, il Cottolengo di Madrid, la cittadella della carità nel cuore della capitale. E anche questo gesto è stata una lezione per i giovani. Perché non c'è solo la «fiesta» e il Vangelo è anche vangelo della sofferenza. Ratzinger è persuaso e lo ha più volte detto in questi anni di pontificato, che esiste una forte relazione tra la Croce di Gesù e il dolore dell'uomo, che la Croce può trasformare in dono.

Così l'altra sera ha chiesto alle sorelle delle Croce di raccontare il dolore del mondo nelle meditazioni della croce, così ieri sera ha messo al centro dell'attenzione, poco prima della veglia, il dolore di chi soffre per gravi disabilità e malattie neurodegenerative. Ha tenuto un breve discorso nel quale ha detto: «La nostra società, nella quale troppo spesso si pone in dubbio la dignità inestimabile della vita, di ogni vita, ha bisogno di voi».

Da L'Eco di Bergamo
Alberto Bobbio
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