Articolo
Riscoprire affetti e talenti
Formazione educatori adolescenti
 
di Maria Chiara Rossi

Continua in questo articolo il racconto iniziato la scorsa settimana: oggi vi parliamo di “Terre di mezzo”, il percorso che l’Upee e il Consultorio diocesano, da ben cinque anni, hanno attivato per approfondire la tematica dell’educazione sessuale con gli educatori degli adolescenti, e di “Talenti a servizio”, che è invece il corso che da due anni ha dato valore alle buone qualità che ciascuno ha, in primis gli educatori, di cui è necessario accorgersi per farle sbocciare e metterle a servizio.

Terre di mezzo
La dottoressa Hilarj Tasca, coordinatrice del percorso sull’affettività ce ne svela il senso e le peculiarità: “Terre di Mezzo è un’esperienza formativa aperta agli educatori di preadolescenti e adolescenti. Vivere la sessualità significa conoscersi, scoprire le proprie sensazioni ed emozioni, conoscere l’altro sesso e le diverse identità che si possono determinare, imparare a muoversi nel mondo dei sentimenti, saper compiere le scelte giuste per noi e per le persone che amiamo, saper progettare il futuro e imparare a crescere.  Partendo da questa concezione di sessualità, la finalità è quella di accompagnare gli educatori nell’acquisire maggior consapevolezza in merito alle tematiche trattate, per potersi sentire legittimati nell’affrontare la tematica della sessualità all’interno del percorso adolescenti. Negli anni è emersa, in modo preponderante, la preziosità del coinvolgimento, in prima persona, degli stessi educatori nel proporre agli adolescenti il tema della sessualità. Nonostante la competenza di una voce esterna ed “esperta”, nessuno meglio degli educatori degli adolescenti può accompagnare i propri “ado” nello scoprire il dono dell’affettività, della sessualità e della relazione con l’altro. Durante il percorso formativo gli educatori hanno affrontato le principali tematiche connesse alla sfera della sessualità attraverso una metodologia esperienziale ed animativa affinché la riflessione potesse procedere su due binari paralleli: la consapevolezza personale, ‘io, educatore degli adolescenti, a che punto sono?’ e, contemporaneamente, l’orizzonte progettuale della tematica da offrire agli adolescenti. È stata l’occasione per ‘mettersi nei panni’ dei più piccoli per aumentare la conoscenza delle dinamiche emotive, relazionali e comportamentali che questi sperimentano, in una prospettiva di accoglienza e riconoscimento. Gli educatori hanno approfondito il concetto di sessualità, le sue multiple dimensioni in un’ottica di globalità, le tematiche della corporeità e dell’identità maschile e femminile. Inoltre è stato fondamentale interrogarsi sulla visione della Chiesa rispetto alla tematica, perché consapevoli della missione e della responsabilità pastorale che sono chiamati a percorrere”.

Talenti a servizio
La dottoressa Federica Crotti dell’Upee e la dottoressa Francesca Magna del Consultorio diocesano sono state le referenti del corso per educatori degli adolescenti intitolato “Talenti a servizio”. Insieme a loro, durante il secondo incontro, sono intervenuti don Claudio Avogadri, teologo del Seminario di Bergamo, e Aldo Lazzari, collaboratore della Caritas Diocesana. Federica ci racconta: “La questione da cui siamo partite come formatrici è stata quella di provare a capire che cosa vuol dire ‘talenti a servizio’. L’obiettivo non era offrire agli educatori delle attività concrete né proporre delle nuove modalità per consegnare delle proposte a cui dedicarsi fuori dalle mura degli oratori. Gli oratori sono bravi e capaci di coinvolgere le realtà che li circondano. La domanda di partenza è stata: come educatori, che possibilità abbiamo nell’accompagnamento e nel far emergere i talenti che i nostri adolescenti hanno?”
Federica delinea tre obiettivi: “Il primo è allacciare un legame tra la vita e la dimensione vocazionale. Non si può parlare di vocazione in astratto! Bisogna ascoltare la storia di ogni persona, comprendere la realtà in cui vive e farne emergere la dimensione “vocazionale” ovvero la ricchezza di doni che già abbiamo. Il secondo obiettivo è restituire ad ogni educatore uno sguardo buono sulla realtà e sugli adolescenti. E poi guardare all’oratorio come a un luogo privilegiato in cui crescere e maturare la scoperta di sé. In oratorio si sperimenta ma si fa anche sintesi e si dà valore a ciò che si ha vissuto.” È interessante quindi fare un affondo sui tre filoni in cui si è delineato il percorso: “In primis si è parlato dei talenti degli educatori, perché sono proprio loro i primi talenti a servizio degli adolescenti. Abbiamo perciò, in un primo momento, ribaltato il titolo stesso e anche le aspettative dei presenti. Chi fa l’educatore si mette per primo a servizio degli adolescenti. Il secondo step è stato prendere in esame i talenti della realtà e della vita, ascoltando senza giudicare per accompagnare davvero. È necessario lavorare su di sé, facendo anche pace con certe contraddizioni che ci abitano: i partecipanti, perciò, hanno utilizzato un quaderno per riportare quanto succedeva nelle loro giornate, affiancando i fatti con le emozioni provate. Come giochiamo la nostra vita nella tensione alla libertà e alla felicità? Il primo passo per scoprire talenti negli altri è saperli riconoscere in se stessi. Ciò significa avere uno sguardo vero, accettando anche i fallimenti che segnano le nostre vite. L’ultimo incontro ha messo al centro gli adolescenti: facendo mente locale su come scorre la vita di un adolescente, come si può predisporre un’azione educativa? Non subito si cerca una concreta attività, possono essere attivati dei processi e dei percorsi, così come delle alleanze tra educatori”. Il tentativo è stato smontare l’idea che un corso simile serva subito a progettare, provando invece a sviluppare la consapevolezza dei presenti: la vita è un valore, un “talento”, che può essere messa a servizio se scoperta e affrontata, in direzione della felicità e con libertà. L’oratorio è il luogo dove questo può avvenire.
 
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