Articolo 12 aprile 2022
Un "salto" di gioia oltre la morte
Buona Pasqua a tutti gli oratori
La Pasqua non è solo la festa dei cristiani. È anche la festa degli ebrei. E, come sappiamo, per loro ha un significato particolare: ricorda il “passaggio” dalla condizione di schiavitù che per secoli avevano subito nella terra d’Egitto, alla libertà ritrovata nella cara ed amata terra promessa. Un passaggio “fisico”, avvenuto con un vero e proprio esodo di popolo, ed un passaggio “esistenziale” che ha cambiato completamente il loro stato di vita.
 
È interessante che la parola ebraica “pesach”, utilizzata per significare tutto questo, abbia un’ulteriore accezione, simile ma anche per noi inconsueta. Letteralmente, in ebraico, “pesach” può significare anche “salto”, e non solo “passaggio”. Il rimando è chiaramente all’angelo della morte mandato da Dio che, in prossimità delle case degli ebrei, compì un vero e proprio “salto” per garantire loro lunga vita, a differenza dei primogeniti egiziani che invece aveva deciso di colpire. Sotto questo profilo, il gesto del “salto” rende bene la grande vitalità che la Pasqua ebraica desidera portare con sé.
 
Anche noi cristiani ci stiamo preparando alla Pasqua: nei prossimi giorni saremo tutti invitati alle celebrazioni del Triduo Pasquale che ci farà rivivere la passione, la morte e la risurrezione di Gesù. Anche per noi sarà, come ogni anno, un “passaggio”: dalla morte alla vita, dalla schiavitù del peccato alla libertà che dona la vita di fede.

Al “passaggio” che con la liturgia potremo vivere, desidero augurare a tutti i ragazzi, gli adolescenti e i giovani delle nostre comunità di tornare a compiere un vero e proprio “salto”. Un salto sui pensieri di morte che a volte li attraversano interiormente: noi adulti conosciamo le fatiche che molti di loro stanno attraversando. Un salto rispetto a tutte le situazioni di morte che possano incontrare attorno a loro: non solo la guerra cui impotenti stiamo assistendo a poche migliaia di chilometri da diverse settimane, ma anche tutte quelle situazioni di povertà in cui molte persone si trovano oggi a vivere. Un salto di gioia fatto insieme per le nuove possibilità che avranno di incontrarsi tra loro negli appuntamenti loro riservati: con l’avanzata della primavera e l’avvicinarsi dell’estate, sappiamo che non mancheranno le occasioni.

Penso all’incontro degli adolescenti con Papa Francesco in Piazza San Pietro il giorno dopo Pasqua: già oggi sappiamo che saranno in tantissimi e quelli provenienti dalla nostra Diocesi, insieme al Vescovo Francesco, non saranno da meno. Penso alla presentazione del CRE e a tutti gli adolescenti che la prossima estate saranno animatori: le iscrizioni all’evento, che si terrà presso il nostro Seminario, proseguono a spron battuto, palesando già numeri significativi. Occasioni per incontrarsi, per tornare a vedersi e a saltare di gioia per le possibilità che ci sono date. Momenti per tornare realmente a fare insieme esperienza di quella Chiesa che tutti accoglie e vede nei suoi figli più piccoli i semi del futuro che in nome del Vangelo desidera generare.
 
A noi adulti, come per gli anziani del popolo d’Israele e i discepoli di Gesù, la responsabilità di esserci in questi momenti, di non tirare a campare ma di osservare bene quanto accadrà e soprattutto di ascoltare quanto, anche attraverso il “non detto”, questi nostri figli continueranno a dirci. Da ultimo, ma non meno importante, cercare di esser per loro testimoni autentici di quel “salto” di gioia che la Pasqua che ci apprestiamo a celebrare, ci invita a fare. Un “salto” che rimane oggi il miglior antidoto contro la sofferenza interiore, la violenza gratuita e i profeti di sventura e di morte che a intervalli regolari ricompaiono, anche di questi tempi. A noi credenti il compito di “saltare dentro” la vita, di “saltare in mezzo” alle gioie, alle speranze e alle difficoltà di tutti, ciascuno per la sua parte. Colui che nella Passione abbiamo contemplato discendere fino agli inferi, chiede anche a noi di tornare a saltare di gioia per le vie delle nostre città, mettendo da parte l’indifferenza e facendoci sempre più sensibili alle necessità dei più fragili e vulnerabili. Anche questo sarà “servire la vita dove la vita accade”.
 
Buona Pasqua a tutti!
 
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