Articolo 25 dicembre 2020
Buon Natale a tutti gli oratori
Dio si fa uomo

Fa un po' strano parlare di Natale in questo tempo. In questi ultimi mesi, le preoccupazioni più profonde - lo sappiamo - sono state ben altre. A rafforzare il senso di estraneità, ci si mette anche il motivo del prendere qui la parola, ovvero formulare gli auguri agli Oratori della Diocesi. Quali auguri per questo Natale così inedito? Per chi o per che cosa in particolare? E con quali orizzonti, visti i continui cambiamenti?

 

Di una cosa siamo sicuri: al netto della situazione in cui ci troviamo, anche quest’anno il Mistero di Dio che si fa uomo, non mancherà di manifestarsi. Proprio perché Mistero, infatti, non ha mai mancato di trovare le strade migliori per rendersi presente all’umanità e anche quest’anno non potrà di certo mancare all’appuntamento.

Nella lettera pastorale “Servire la vita dove la vita accade”, con sottolineature diverse, ma convergenti, il nostro vescovo Francesco ci ha più volte invitati a riscoprire l’essenziale. Per formulare gli auguri, quindi, resto volentieri legato a questo tratto che ci è stato consegnato. Se devo cercare un’immagine o un oggetto che dica il Mistero e allo stesso tempo l’essenziale del Natale, non posso non arrivare al presepe: quello inventato nel 1223 da San Francesco d’Assisi e quello che lo stesso Papa Francesco ci ha riconsegnato lo scorso dicembre 2019 con la sua splendida lettera apostolica “Admirabile signum”. Il presepe può essere essenziale oppure ricco di tante aggiunte, ma non può mai essere disposto a rinunciare a ciò che lo rende tale: la Natività. È dal presepe allora che vorrei far emergere gli auguri agli Oratori della nostra Diocesi.

 

Da quando c’è, il presepe è pieno di luci e di personaggi, e solo la nostra tradizione italiana sa di quale creatività siamo stati a volte capaci per mostrarne tutte le particolarità e le potenzialità. I personaggi sono il segno della vita che si è intrecciata con il Vangelo. Papa Francesco direbbe che i personaggi del presepe sono i “figli della luce”, la “classe media della santità” che, grazie alla Fede, si è resa presente e si è generata davanti al Mistero del Dio fatto uomo. Cogliere la Luce che viene, essere a nostra volta figli della Luce perché capaci di portarla là dove c’è buio, vogliono allora diventare l’orizzonte e l’augurio dentro il quale provare a muoverci per il prossimo anno. Che i nostri Oratori possano essere piccole luci accese, segno di una casa aperta e ricca di affetti. Luoghi ed esperienze abitate dalla “classe media della santità”.
 
Fa un po' strano parlare di Natale in questo tempo. In questi ultimi mesi, le preoccupazioni più profonde - lo sappiamo - sono state ben altre. A rafforzare il senso di estraneità, ci si mette anche il motivo del prendere qui la parola, ovvero formulare gli auguri agli Oratori della Diocesi. Quali auguri per questo Natale così inedito? Per chi o per che cosa in particolare? E con quali orizzonti, visti i continui cambiamenti?
 
Di una cosa siamo sicuri: al netto della situazione in cui ci troviamo, anche quest’anno il Mistero di Dio che si fa uomo, non mancherà di manifestarsi. Proprio perché Mistero, infatti, non ha mai mancato di trovare le strade migliori per rendersi presente all’umanità e anche quest’anno non potrà di certo mancare all’appuntamento.
Nella lettera pastorale “Servire la vita dove la vita accade”, con sottolineature diverse, ma convergenti, il nostro vescovo Francesco ci ha più volte invitati a riscoprire l’essenziale. Per formulare gli auguri, quindi, resto volentieri legato a questo tratto che ci è stato consegnato. Se devo cercare un’immagine o un oggetto che dica il Mistero e allo stesso tempo l’essenziale del Natale, non posso non arrivare al presepe: quello inventato nel 1223 da San Francesco d’Assisi e quello che lo stesso Papa Francesco ci ha riconsegnato lo scorso dicembre 2019 con la sua splendida lettera apostolica “Admirabile signum”. Il presepe può essere essenziale oppure ricco di tante aggiunte, ma non può mai essere disposto a rinunciare a ciò che lo rende tale: la Natività. È dal presepe allora che vorrei far emergere gli auguri agli Oratori della nostra Diocesi.
 
Da quando esiste, il presepe ci fa entrare nel Mistero del Natale. Guardandolo è “come se” fossimo lì, davanti al Dio che si fa uomo e da nessun’altra parte. In altre parole: a prescindere da come è fatto, semplice o ricco che sia, il presepe ci permette di “esserci”.
Prima dell’augurio che scaturisce da questa consapevolezza, è però doveroso un grazie. Un grande e sincero grazie per tutti coloro che in questi mesi, a vario titolo e in vario modo, hanno provato ad “esserci” per i più piccoli. Probabilmente nella maggior parte dei casi sono state presenze diverse da come avremmo voluto che fossero, ma non importa. In alcuni casi, peraltro, ci è stata data la possibilità di scoprire modalità migliori per esserci. Ma aldilà di questo, come Dio che si fa uomo in un bambino e si rende presente così all’umanità, anche noi abbiamo provato a fare lo stesso, ciascuno per quel che poteva. La gratitudine diventa allora augurio, per tutti e per ciascuno: che i nostri Oratori possano continuare ad essere presenti per i più piccoli, non tanto per le cose che faranno quanto per le relazioni che saranno capaci o continueranno a tessere. Per qualche tempo ancora, probabilmente non potremo frequentare le nostre strutture ed incontraci di persona come desideriamo. Le limitazioni e le attenzioni continueranno ad esserci, ma non importa: possiamo trovare molti altri modi per dire il nostro desiderio di prossimità e di fraternità. E il presepe potrà ispirarci non poco.
 
I personaggi del presepe, ciascuno a loro modo, potranno esserci di aiuto. Uno in particolare, più di altri: san Giuseppe, colui che porta “il peso di colui che non ha generato”. Gli Oratori non hanno generato i figli della comunità di cui sono a servizio, eppure desiderano farsene carico, vedendo in loro il disegno, vitale e provvidenziale, di un Dio che continua a generare vita. L’abbraccio di Giuseppe in cui anche Dio si consegna, possa allora essere anche il nostro. In questo tempo particolare, che tradizionalmente evoca tenerezza, lasciamo spazio anche alla “forza del Presepe” che concretamente mostra il Dio che si è fatto uomo. Auguri!
 
 
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