Articolo
Campi invernali ado
Ranica e Terno d’Isola
di Maria Chiara Rossi
 
 
Raccontare cosa succede nelle vacanze di Natale nei nostri oratori è sempre fonte di emozione e di gioia: in tanti sono partiti per i campi invernali, verso destinazioni differenti. Una sola la meta: è il campo in sé che cambia, non conta il luogo. Due oratori, quello di Ranica e quello di Terno d’Isola, ci testimoniano la bellezza di un vissuto che è occasione di rilancio una volta tornati a casa. Le risposte che trovate riassumono il vissuto di tanti adolescenti e dei loro educatori. 

Perché la proposta di un campo scuola? Quali obiettivi ci sono?
Ranica: “Vilminverno” nasce dopo i campi estivi, dopo richieste esplicite dei partecipanti di avere altri momenti di convivenza. È un’occasione per creare nuovi legami e rafforzare quelli già esistenti, con il desiderio di vivere questo piccolo pezzetto della comunità di Ranica all’insegna dell’autenticità e della crescita comune e personale. Non si tratta solo di alcuni giorni insieme ai propri amici, ma di vivere svago, fatica, riflessione, preghiera per crescere insieme, grazie anche a don Francesco.
Terno d’Isola: Per crescere ed aiutare l’ordinario cammino di formazione che avviene in oratorio. Ci siamo chiesti: lo stile della condivisione può diventare sempre più lo stile personale con cui ciascuno di noi vive? Può essere un modo con cui affrontare la vita di tutti i giorni nella forma più aderente possibile al Vangelo? Ci siamo detti di sì. Il campo rispondeva proprio a questa domanda, si poneva questo obiettivo. Ma voleva anche essere un’esperienza significativa capace di fornire degli strumenti utili alla vita di oggi e di domani.

Quale è stato il contenuto del vostro campo? C’era un filo conduttore, per cui le attività proposte erano collegate fra loro?
Ranica:  Nel nostro campo i nomi delle squadre e i temi dei momenti di formazione erano ispirati ad un cartone animato: “La bella e la bestia: magico Natale”. La storia della Bella e la Bestia ci ha aiutati a parlare di una vita vissuta davvero nell’espressione delle emozioni, al di là dei confini dei castelli di egoismo e chiusura in noi stessi in cui spesso ci barrichiamo, e nella realizzazione dell’amore, che passa attraverso le emozioni nella fase dell’innamoramento e della scoperta degli altri e si compie in una scelta di vita cristiana.
Terno d’Isola: Il cuore del nostro campo a Nona di Scalve è stato l’avere cura e il prendersi cura. Questo tema presenta diverse sfaccettature: cura di sé, cura di chi mi sta attorno, cura dei miei rapporti di amicizia e di fede. Ogni mattinata ci siamo lasciati provocare dai vissuti di persone che concretizzano giorno dopo giorno la cura: la bellissima esperienza dell’operazione Mato Grosso raccontata da chi si è spinto in Perù ad aiutare i più poveri e quella di Casa Amoris Laetitia, dove vengono curati bambini affetti da rare patologie, hanno saputo trovare un eco sia in noi animatori che nei nostri ragazzi, anche attraverso la visione del film “Mio fratello rincorre i dinosauri”. Ma prendersi cura voleva anche dire gesti quotidiani umili e casalinghi, quali preparare e sparecchiare la tavola, sistemare gli spazi di uso comune che ci erano affidati.

A chi è stata rivolta l’esperienza?
Ranica: Agli adolescenti, che noi chiamiamo “Seekers” cioè cercatori perchè non si accontentano di vivere una vita sul divano ma si mettono in ricerca… e quale occasione migliore del campo invernale per continuare a cercare?
Terno d’Isola: La proposta era rivolta ad adolescenti dalla prima alla quinta e questi ultimi, i più grandi, si trovavano per la prima volta nei panni di educatori e di animatori. 
 
Come si colloca all’interno del cammino dell’anno?
Ranica: Sono stati gli adolescenti a chiedere attivamente un secondo campo oltre a quello estivo; il loro impegno nel partecipare ai percorsi trova in queste esperienze di convivenza il suo punto più alto e coinvolgente. I temi affrontati sono solitamente trasversali e, volendo “puntare in alto” sui contenuti, chiediamo ai più piccoli uno sforzo non indifferente nel confrontarsi con ragazzi ben più maturi di loro, e ai ragazzi con più esperienza di favorire i più piccoli nella riflessione, condividendo in modo maturo parte delle loro storie.
Terno d’Isola: Il campo sancisce la metà temporale dell’itinerario proposto agli adolescenti nell’anno pastorale, che si sviluppa fino all’edificante esperienza estiva del Cre e oltre.
 
Cosa avete scoperto di bello quest’anno vivendo l’esperienza?
Ranica: Il dono più bello è vedere i nostri adolescenti mettersi in gioco con entusiasmo ad ogni proposta, non solo durante le “cerbottanate”, sugli sci, camminando sulla neve o alla cena con delitto, ma anche nei momenti di riflessione: persino i più chiusi e restii si sono aperti nel condividere i loro pensieri. Credo che questo sia possibile perché tutti si sono sentiti accolti, parte di quella grande e calorosa famiglia che è l’Oratorio!
Terno d’Isola: Abbiamo potuto scoprire la bellezza dell’autenticità: è emersa nei momenti di rilettura, dove ognuno è stato chiamato a mettere in gioco parte della propria esperienza di vita. E poi abbiamo toccato con mano la gratitudine che nasce dalla gratuità, emersa in particolare nella pronta disponibilità a servire in cucina e nelle altre faccende domestiche.
 
 
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