Articolo 02 marzo 2021
Adolescenti e spiritualità
Con il passo giusto

Parlare di fede agli adolescenti non è semplice, ma neanche impossibile. La riflessione del percorso formativo “Con il passo giusto” è ripartita proprio da questa consapevolezza. Mercoledì scorso una sessantina di educatori si sono confrontati sul delicato tema della fede grazie all’aiuto del pedagogista Giordano Feltre, dello psicologo Davide Todeschini e il teologo don Manuel Belli. La seconda tappa del percorso formativo ha avuto il compito di mettere a fuoco il binomio adolescenti e spiritualità interrogandosi sul ruolo dell’educatore in questo ambito.

La ricerca svolta nei mesi scorsi dall’Ufficio Pastorale per l’Età Evolutiva ha fatto emergere come il tema della spiritualità sia tra gli aspetti più cari e, allo stesso tempo, più complessi da affrontare per un educatore. Parlare di fede agli adolescenti è un’azione che parte da un percorso interiore e molto personale e proporre un momento di spiritualità ai ragazzi significa, innanzitutto, mettersi in gioco anche con il proprio essere e la propria sensibilità. In secondo luogo, vuol dire essere pronti a rispondere alla timidezza e alle esigenze che gli adolescenti hanno nel rapportarsi con la propria fede.

Ciò porta di conseguenza a due domande che riguardano gli educatori in prima persona: “Che sguardo si ha rispetto agli adolescenti?” e “Che relazione si ha con la fede?”. Il primo interrogativo influenza la relazione che va a instaurarsi con i ragazzi, mentre il secondo agisce sul modo di proporre la fede. In entrambi i casi, però, l’obiettivo rimane quello di riuscire a interagire nell’ambito della spiritualità con i propri adolescenti e tutto parte da uno sguardo fiducioso. Se si guarda con fiducia ai propri ragazzi, il cambio di prospettiva genera un cambio delle proposte che li intercetta in un modo nuovo e capace di dar loro degli stimoli. Il secondo passo è legato all’autenticità. Oggi più che mai, gli adolescenti sono alla ricerca dell’autentico e i primi chiamati ad esserlo sono proprio gli educatori. Non è necessario essere dei credenti modello per pregare con i ragazzi. Quando si affronta la tematica della spiritualità, l’autenticità diventa fondamentale perché aiuta l’adolescente a riflettere con degli stimoli concreti e a riconoscere nell’educatore una figura vicina e disposta ad accompagnarlo in questo cammino. “Non bisogna aver paura che gli adolescenti provino altre esperienze fuori dall’oratorio -ha sottolineato Davide Todeschini-. La spiritualità è una dimensione connessa con tutte le altre e il Vangelo ha inevitabilmente a che fare con la nostra vita. In questi casi è bene creare una rete con le altre realtà presenti sul territorio per sapere cosa vivono i ragazzi, ma un allontanamento dalla pratica religiosa non è necessariamente un abbandono della fede. Fa tutto parte di un cammino caratterizzato da passi in avanti, soste e riletture del passato, e a cui possiamo prendere parte anche a noi se riusciamo a metterci sullo stesso piano degli adolescenti”.

Nel proporre la spiritualità non bisogna dimenticarsi del contesto di un’epoca caratterizzata dalla secolarizzazione in cui la fede ha una sua autonomia. Allo stesso tempo, però, come ha evidenziato don Manuel Belli, “dobbiamo renderci conto che non siamo costruiti con la logica dei compartimenti stagni”. Tutti sono già immersi nella questione della fede quindi la scelta risiede nel come ne si vuole parlare. “Per scegliere come proporre la spiritualità -ha proseguito don Manuel- dobbiamo prima chiederci quale sia la prospettiva degli adolescenti. Un recente studio ha dimostrato che i più giovani ritengono la Chiesa un’istituzione non affidabile, ma il 70% di loro vede Papa Francesco come un punto di riferimento. Riportato alla nostra realtà, questo semplice dato ci dice come non sia più l’istituzione ad essere credibile, ma la persona. Oggi per testimoniare la fede abbiamo solo la verità della nostra vita”. Oltre all’autenticità dell’educatore, in questo contesto si è chiamati a cercare un terreno comune su cui incontrare i ragazzi e ad essere pronti alla discontinuità. Questo perché l’adolescente non vive l’età del definitivo: ogni ragazzo sperimenta a modo suo le diverse dimensioni della vita andando per tentativi.

Al termine dell’incontro, gli educatori si sono portati a casa sia tante sfide che nuove consapevolezze da sperimentare nella vicinanza con i ragazzi, ma senza una formula definitiva. L’educatore non è un docente con tutte le risposte in tasca, è più simile un compagno di viaggio che prova a seguire il ritmo di chi lo segue accompagnandone i passi, soprattutto se si parla di fede.

 
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Ufficio pastorale età evolutiva