Articolo
Formazioni Equipe
Crescere come comunità educante
di Maria Chiara Rossi
 
 
Che cosa vuol dire educare? E quale specificità nel farlo in oratorio? Vivere in una comunità significa partecipare alle attività, certo, ma non basta: è necessario sempre più tendere ad essere quel “villaggio educante” che sa prendersi a cuore i piccoli che stanno crescendo, avendo trovato una grammatica comune grazie alla quale gli adulti presenti in oratorio, nello sport, nelle varie attività, parlino lo stesso linguaggio. Ecco perché crediamo che oratorio e educazione sono questione della comunità.
 
Giunte alla terza e alla quarta formazione tematica, le Equipe Educative si sono impegnate a dare una risposta sostanziosa a queste questioni mettendo a fuoco due altri grandi strumenti: la “settimana di San Giovanni Bosco” e lo sport. Se “l’oratorio è faccenda della comunità cristiana”, a nome di essa l’Equipe se ne prende cura. Lo scorso 7 dicembre si è messa a fuoco quella “settimana” così importante per gli oratori che in genere si organizza intorno al 31 gennaio di ogni anno, giorno in cui la Chiesa celebra memoria di San Giovanni Bosco. Da sempre questa “settimana”, detta anche “dell’educazione”, si offre come una buona occasione aggregativa e formativa. Durante l’incontro ci si è detti: quali attenzioni avere per valorizzarla ancora di più dal punto di vista educativo? Due sono state le esperienze presentate come spunti di riflessione: una dalla Diocesi di Brescia, da Travagliato, l’altra dalla Diocesi di Cremona, Pandino. Il leitmotiv emerso è il bisogno di un tempo per fermarsi, manifestato dagli stessi educatori e dagli stessi volontari dei rispettivi oratori. Non è un gioco di parole: “serve prendersi cura di chi si prende cura”. Questo vuol dire che dedicare formazione agli adulti fa scaturire poi un’azione educativa efficace. Allora emerge come necessario porsi l’obiettivo di individuare la tematica giusta per tutti i volontari, utile a portare ciascuno a confrontarsi e a raccontarsi. Dall’incontro formativo poi, si è compreso anche come le tematiche su cui porre attenzione derivano in genere dalle esigenze della comunità tutta e che quindi possono fornire spunti utili su cui costruire gli incontri.
 
A questo sforzo di pensiero e di progettualità, che comprende tutte le figure educative che fanno un po’ da “lievito” nei nostri oratori, si lega bene anche il quarto incontro di formazione che ha posto l’attenzione sull’oratorio in relazione con lo sport. Anche gli allenatori sono educatori, a pieno titolo! A ben vedere, i ragazzi con cui abbiamo a che fare nella catechesi sono gli stessi che frequentano le attività sportive, il cortile, l’animazione. Sono i ragazzi della comunità. Su di loro va perciò posto uno sguardo convergente, uno sguardo non settoriale ma condiviso. Per far ciò, lo sport non può essere visto come un mondo a sé o come una parentesi. La cura e l’educazione nello sport passano attraverso i linguaggi più vari: si educa anche ponendo attenzione al corpo, alla comunicazione, al gruppo come squadra. Questi sono presupposti importanti per la crescita di un ragazzo. Il progetto educativo dell’oratorio perciò non può esimersi dal comprendere tutta la sfera sportiva. Le testimonianze di Grassobbio, Villongo e Nese dimostrano che queste questioni qualcuno le ha prese in mano e ne ha fatto tesoro, compiendo dei passi avanti come adulti che si prendono cura dei più piccoli, come oratori e come comunità cristiane.
 
Non ci resta che invitarvi all’ultimo appuntamento che chiude le formazioni: il pomeriggio dell’11 gennaio sarà occasione per dare uno sguardo sul futuro, per fare in modo che gli oratori si sentano chiamati a rispondere alle esigenze e alle urgenze di oggi, al passo con le generazioni che cambiano e crescono. E che per fortuna ancora lo abitano e lo attraversano.
 
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