Articolo 26 ottobre 2021
Dire "Eccomi" per servire
Cinque giovani iniziano il cammino da diaconi
C’era una volta un notabile funzionario imperiale, stimato presso la popolazione, che all’epoca era purtroppo divisa tra cattolici ed ariani. Correva l’anno 374 d.C., nella bella città di Milano, quando morì il vescovo ariano Aussenzio. Era pertanto un momento delicato per la successione delle sede episcopale. Il funzionario dovette recarsi in chiesa, dove era radunata la popolazione, per tenere sotto controllo la situazione. In quel mentre la voce di un bambino gridò: “Ambrogio vescovo!”, proprio lui, il funzionario imperiale, che nemmeno era battezzato, sebbene appartenesse ad una famiglia cristiana. Tutta la popolazione si unì all’acclamazione profetica di quel bambino, che scelse il suo stimato funzionario come vescovo cattolico della città. Insomma la gente lo ho voluto e lui è diventato vescovo. In altri termini, il Popolo di Dio, la Chiesa ha scelto come vescovo Ambrogio, ritenuto degno del ministero, sebbene lui avesse inizialmente rifiutato.

Questa bella storia, che è storica, ci aiuta a comprendere il senso dell’«Eccomi» che cinque giovani diranno sabato prossimo davanti al vescovo Francesco. Hanno scelto di mettersi a disposizione e il vescovo confermerà il loro sì, anzi molto di più. Per la precisione infatti dichiarerà: «Con l’aiuto di Dio e di Gesù Cristo nostro Salvatore noi scegliamo questi nostri fratelli per l’ordine del diaconato». Come quel ragazzino, sostenuto da tutta l’assemblea aveva scelto Ambrogio, così sabato sera il vescovo, a nome di tutta la Chiesa, sceglierà Mario, Carlo, Andrea, Mario e Taddeo per l’ordine del diaconato. È bello ed importante comprendere come ogni chiamata, come ogni vocazione non sia semplicemente un pio ed intimistico sentimento che è nel mio cuore; molto di più ogni vocazione è sempre anche ecclesiale, ossia implica una chiamata della Chiesa, resa esplicita nel rito sacro e lungo il cammino di formazione. È poi di capitale importanza un impegno che i nostri cinque diaconi esprimeranno davanti al vescovo. Alla domanda «Volete esercitare il ministero del diaconato con umiltà e carità in aiuto dell’ordine sacerdotale, a servizio del popolo cristiano?», essi risponderanno «Sì, lo voglio». Ossia si impegneranno non per un qualcosa di privato, o di separato dal mondo, o di intimismo spirituale. Dichiareranno invece di mettersi al servizio degli altri, del popolo cristiano. E questo lo faranno con umiltà e carità. Proprio come ciò che fu chiesto ad Ambrogio: lui era un ottimo funzionario, ma quel giorno la Chiesa lo ha scelto perché servisse la Chiesa e non più l’impero. Ambrogio ha detto di sì; come era dedito in un servizio civile, da quel giorno si sarebbe messo a totale disposizione della Chiesa di Dio, non per un capriccio o un autocompiacimento personale.

La sfida dei nostri cinque giovani è proprio questa: scelti per il servizio nella Chiesa verso il mondo, secondo quanto a ciascuno sarà chiesto di fare, di vivere. Si comprende, secondo aspetto, come la vocazione non sia semplicemente un “mi piace”, “vorrei fare o essere”; molto di più invece è “per chi vorrei essere”, “per che cosa, per chi mi voglio spendere”. Se la vocazione è intesa come un’autorealizzazione, allora sarà manchevole, difettosa. Il Signore ci chiama per spenderci, per metterci a totale disposizione, ci chiede di rischiare tutto: è il segreto della vita, della gioia che il Signore ci vuole donare.
Sia di augurio ai giovani diaconi che sappiano vivere ciò che sabato prometteranno, in risposta alla chiamata del Signore. E poiché sono scelti per il Popolo di Dio, sappiano stimolare ed incoraggiare i ragazzi, i giovani a non essere autoreferenziali, anche nelle scelte di vita. Ascoltino i giovani, per aiutarli a compiere grandi scelte, secondo il vangelo: dare la vita per gli altri, che non significa necessariamente sacrificarsi, ma vivere la vita per il bene di tutti. Conseguenza di ciò sarà accogliere la gioia di Gesù, ora e per l’eternità.

Si parla a volte di crisi vocazionale, di pochi preti, ma anche di pochi matrimoni, di poche scelte radicali. Il mondo ci sta portando a compiere gesti e scelte che abbiano un immediato riscontro o tornaconto personale. La pastorale vocazionale ci aiuti ad essere segno profetico, ossia un qualcosa in più, oltre questo buon senso comune, forse non più “buon”. La testimonianza che i nostri diaconi ci potranno offrire, insieme al Popolo di Dio, sia orientata a comprendere la vita come dono, più che come guadagno, per divenire capaci di offerta e quindi di scelte “per”.
“Buona Strada” ai nostri diaconi: aiutate anche altri a vivere secondo quanto voi avrete promesso!
 
don Luca Testa
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Ufficio pastorale età evolutiva