Articolo
Festa di don Bosco
Passato e presente da riscoprire sui social
di Chiara Savio 
 
 
La festa di don Bosco non conosce confini e può essere vissuta in tanti modi. C’è chi ha scelto di festeggiare organizzando dell’animazione per tutta la comunità, chi ha scelto di approfondire diverse questioni con ospiti e relatori e chi ha messo in moto adolescenti, giovani e tanti volontari per far vivere loro un momento di comunità. La festa di don Bosco è, sempre e in ogni caso, un’occasione speciale. Ci aiuta a capire quanto siamo fortunati ad avere un luogo che possiamo chiamare casa, cortile, scuola e chiesa. L’oratorio è un luogo in cui chiunque si può sentire accolto e tutti possono trovare qualcuno pronto a tendergli la mano. Quando entri in oratorio ti senti abbracciato. Crescerai sapendo che i tuoi passi potranno trovare sicurezza sempre e comunque. È importante festeggiare un luogo così speciale, ma tutta questa grande fortuna da dove arriva?
A questa domanda abbiamo provato a rispondere sui social di OratoriBg con una semplice linea del tempo. Partendo dall’iniziativa dell’oratorio di Fiorano al Serio, salito sul palco con la Boscorrida, siamo andati a ritroso. Il primo personaggio che abbiamo incontrato è San Filippo Neri, fondatore del primo oratorio a Roma. Definirlo oratorio non è proprio corretto. Il luogo in cui San Filippo Neri raduna le persone per parlare di Dio era una soffitta, ma da lì partono i primi passi che renderanno l’oratorio come il luogo che oggi tutti conosciamo. Ciò che non tutti sanno è che, prima dell’invenzione torinese, l’oratorio inizia a prendere forma a Bergamo già attorno al 1790 con don Luigi Mozzi. Don Luigi era un gesuita che non potendo più partire per la missione, sceglie di dedicarsi ai ragazzi bergamaschi. Ad aiutarlo è monsignor Celio Passi ed è proprio in questo momento che si aggiungono tasselli preziosi alla struttura dell’oratorio. Andando con gli anni, l’oratorio aprirà i battenti anche alle donne quando Teresa Verzeri fonderà il primo oratorio femminile.
La storia, poi, farà il suo corso e l’oratorio arriverà fino ai giorni nostri prendendo la forma che conosciamo oggi. Un luogo che può cambiare faccia, ma la cui atmosfera rimarrà sempre la stessa. Sempre con quella sensazione di casa che solo l’oratorio riesce a dare. Queste emozioni le abbiamo condivise sui social e continueremo a farlo. Con il nostro classico appuntamento di #oratiracconto vogliamo condividere la vostra creatività e metterla al servizio di chi leggerà. Desideriamo essere un ponte digitale tra oratori per sentirci meno soli nelle difficoltà e parte di un cammino che ci dona forza. L’oratorio è casa, cortile, scuola e chiesa per molti adolescenti, giovani, adulti, famiglie, bambini e ragazzi della nostra diocesi. Sono case dai tratti famigliari, cortili in cui puoi trovare sempre qualcuno per tirare due calci ad un pallone, sono scuole in cui fare esperienza e sono chiese in cui sentirsi più fratelli. Nonostante si faccia parte di un cammino comune, però, tutti hanno le loro caratteristiche, i loro difetti e i loro pregi. Tutte sfumature d’oratorio belle da vivere, da toccare con mano e da raccontare perché sono spaccati di vita reale. Sono momenti che ti cambiano, ti modellano, ti aiutano a crescere e ti insegnano qualcosa in più su te, l’altro e il mondo. Ricordi che ogni ragazzo che ha messo almeno una volta piede in oratorio avrà nel suo bagaglio. Forse non saranno niente di straordinario o di eclatante, ma sicuramente sono tasselli importanti per chi li vive. E la felicità, si sa, è più bella se condivisa.
 
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