Articolo 09 novembre 2021
Giovani e Vescovi a confronto
Il futuro della Chiesa è adesso
Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza: quando si vivono eventi come quello di “Giovani e Vescovi” il rischio che si corre è quello di sentirsi arrivati. Ci si ascolta, si accolgono le idee e ci si confronta anche rimanendo stupiti di tutto ciò, ma si fatica a compiere dei passi successivi che possano essere innovativi e concreti. Eppure, tornando a casa questo rischio sembra essere davvero contenuto dall’entusiasmo e dal desiderio di mettersi in gioco che appartiene a tutti i giovani e i vescovi lombardi presenti nel duomo di Milano. Ciò che hanno vissuto i protagonisti dell’incontro è stato davvero un confronto sincero dai primi momenti di informalità alla discussione ai tavoli fino alla restituzione conclusiva del pomeriggio: quei gruppi sparsi nella cattedrale hanno rappresentano davvero quell’ardore che l’arcivescovo Delpini ha auspicato a inizio mattinata.

“Come Chiesa abbiamo un messaggio bello, importante e necessario da portare nel mondo -ha sottolineato l’Arcivescovo in apertura-. È una Parola che può orientare il cammino e il futuro, ma sembra che il messaggero abbia smarrito l’indirizzo. Oggi siamo qui per questo. Oggi voglio pensare a un nuovo modo di portare il messaggio e di raggiungere i destinatari. Non siamo qui per scrivere altri documenti. Noi siamo qui oggi per generare nuove scintille, per essere quel fuoco ardente desideroso di raggiungere tutti. Il nostro ardore ha come obiettivo di accendere altri giovani che possano a loro ravvivarne altri. Ecco perché siamo qui oggi”.

Dopo l’augurio dell’arcivescovo, il dialogo sinodale tra giovani e vescovi ha potuto realizzarsi su quattordici tavoli affrontando cinque tematiche differenti: vocazione e lavoro, riti, affetti, ecologia e intercultura. Ciascuno giovane ha potuto esprimere la propria idea in un confronto aperto in cui il vescovo interveniva per raccordare la propria visione, ma soprattutto per dare rimandi e condividere la propria posizione senza trovare soluzioni immediate a ciò che veniva esposto.

Nel pomeriggio, tutte le idee e le prospettive emerse dai tavoli sono state riportate in plenaria in modo che ciascuno partecipante potesse essere a conoscenza di tutto ciò che era emerso da ogni gruppo. Ai tavoli legati all’argomento della vocazione e del lavoro la domanda che è sorta spontanea e centrale è stata “Perché?”. I giovani sono la generazione che più di tutte viene toccata da questo tema, ma nell’elaborare una scelta per la propria vita non sempre sono accompagnati a dovere. Non è solo la precarietà a generare il senso di smarrimento che spesso incontrano in questo momento dalla vita: esistono poche occasioni in cui fermarsi a riflettere sulla dimensione vocazionale e spesso l’argomento è affrontato troppo tardi. Dunque, perché non iniziare già da piccoli a lavorare sulle proprie scelte e ad accompagnare gli uomini e le donne di domani?

Proseguendo con le restituzioni, i gruppi dei riti hanno fatto emergere tre parole chiave: comunità, gesti e testimonianza. Di fronte a riti che possano sembra un po’ antiquati e fuori dal tempo, le proposte sono quelle di utilizzare nuovi linguaggi rifacendosi a gesti concreto come lo stringersi la mano e lo spezzare il pane. Questi sono segni forti e dal forte impatto comunicativo, ma che per poter raggiungere effettivamente la società devono avere dei testimoni credibili e autentici.

Dal tavolo dei riti si è giunti al tavolo degli affetti, una tematica tanto ampia quanto centrale nella vita di ciascun giovane. Le richieste portate a galla dai giovani sono legate, innanzitutto, all’esigenza di un nuovo linguaggio: spesso si trovano ad affrontare argomenti complessi e intimi senza, però, delle parole buone che possano mettere un cristiano nella condizione di instaurare un dialogo che non si giochi sulla difensiva, ma su un desiderio costruttivo. Occorre rieducarsi all’amore partendo dal linguaggio e anche da quell’infinito che spaventa e affascina tanti giovani. Una visione dell’amore a 360 gradi è una prospettiva che tiene conto di ogni vissuto e che sia in grado di accompagnare tutti alla scoperta della propria vocazione perché ogni scelta fatta per la propria vita riguarda inevitabilmente anche l’amore.

Dall’ambito dell’ecologia, invece, arrivano molto sfide sia dal punto di vista più riflessivo che dal punto di vista più concreto. La rieducazione a cui il pianeta ci chiama fortemente è la priorità che è stata portata ad ogni tavolo. È un processo che, però, non si può estinguere e saziare nelle manifestazioni. Ciò che i giovani propongono è un cambio di mentalità che interessa la cultura e la spiritualità di ogni essere uomano. Anche il Vangelo può mettersi al servizio di questa logica e aiutare a creare un cammino comune e integrale grazie alla sensibilità che esprime. Il coinvolgimento delle persone parte da un pensiero che deve trovare corrispondenza dai gesti più semplici alle azioni più complessi. Alla Chiesa è chiesto non solo di dare voce, ma anche di dare esempi concreti attraverso il suo supporto.

A chiudere le restituzioni è stato il tavolo dell’intercultura. In questi due gruppi i giovani hanno espresso tutta la loro voglia di allenarsi all’incontro con dei momenti concreti e comunitari. L’idea è quella di trovare delle pratiche per accogliere l’altro sotto ogni punto di vista evitando l’indifferenza. Si può “fare casa” condividendo spazi e occasioni anche con chi è di un’altra cultura: un primo passo per costruire molto altro.

Al termine di una giornata intesa e ricca come quelle di sabato, l’evento “Giovani e Vescovi” è stato chiuso dall’intervento di monsignor Gervasoni, vescovo di Vigevano. “Ho sentito ricorrenti, nelle vostre parole il desiderio dell’esperienza, della concretezza, del coinvolgimento, dell’accoglienza, della testimonianza e delle attenzioni che ci chiederanno di riflettere. È forte in voi una grande esigenza di eticità, di valori, di impegno: l’esigenza di autenticità. Avete ribadito come non servano solo parole, ma fatti. Giovani e vescovi hanno ruoli diversi all’interno della Chiesa, ma sono convergenti. Come discepoli dobbiamo aiutarci a comprendere ciò che il Vangelo ci chiede confrontandoci e camminando insieme. Quello che stiamo vivendo oggi è la partenza di un nuovo cammino, il primo atto di un dialogo sinodale che porti frutto”.
 
 
Riguarda la diretta sul canale ODL - Oratori Diocesi Lombarde:
  • G&V | Plenaria iniziale
 
  • G&V | Plenaria conclusiva
 
 
 
Unisciti anche tu!
Iscriviti alla newsletter per scoprire per primo le ultime storie e i nostri eventi
Ufficio pastorale età evolutiva