Articolo
Gli inventori dell’oratorio
Riscoprire le origini
di Maria Chiara Rossi 
 
 
Chi ha inventato l’oratorio? Due nomi ci vengono subito in mente: San Filippo Neri prima e San Giovanni Bosco, poi. Niente da dire a riguardo, anzi, è tutto vero. Ma c’è un capitolo della storia che è tutto eminentemente bergamasco. È un capitolo impolverato, pieno di ragnatele, un po’ dimenticato...ma così prezioso!  Abbiamo pensato che valesse la pena riscoprirlo scegliendo di raccontare la storia degli oratori bergamaschi. A chi è piccolo e non la conosce e a chi è grande e se l’è forse dimenticaa. Come? Con un pieghevole che presenta le persone più belle che l’hanno fondato, con delle schede riservate ai catechisti e agli educatori e con dei video e delle attivazioni ad hoc per i preadolescenti. 

Le origini
L’idea originaria di oratorio nasce nella mente illuminata e creativa di San Filippo Neri, che fonda la congregazione dell’oratorio. Elabora un modo nuovo, per l’epoca, di stare coi giovani, rispecchia la sensibilità educativa del contesto storico in cui abita ma dimostra un particolare appeal, un carisma. Il percorso che lo vede protagonista parte con lui ma, possiamo dirlo, non si è ancora fermato. San Filippo Neri opera a Roma. Come fa l’idea a volare in terra lombarda? Ci pensano i cugini Borromeo, due nobili giovanotti che studiano a Roma e conoscono san Filippo Neri. Lo vedono e pensano che non c’è storia: si deve riproporre a Milano l’esperienza. È così che nascono gli oratori ambrosiani che puntano su disciplina, dottrina e preghiera. Ovunque arrivi, l’oratorio cerca di rispondere alle esigenze del tempo e del luogo in cui prende piede. 

In terra bergamasca
Luigi Mozzi (1746-1813), gesuita e nobile bergamasco che ha studiato a Milano, inizia l’oratorio proprio nella nostra terra nel 1793. È lui che fa a Bergamo, a Sudorno e al Seminarino in Città Alta, quello che poi don Bosco farà a Torino. Dove ha imparato? A Milano, sulle orme di San Filippo Neri. Uno dei motori dell’oratorio e la sua vera forza è il lavoro di squadra. Infatti, don Mozzi lavora collaborando con gli altri sacerdoti del Capitolo del Duomo di Bergamo, proponendo la combinazione di dottrina e lavoro negli oratori festivi. Ma la storia non perdona. Deve interrompere la sua azione per colpa di Napoleone che poi lo costringe a allontanarsi da quei luoghi per cui aveva dato la vita. L’esilio però non ferma il germoglio di un seme che era già stato gettato. Per fortuna, infatti, ci sono due membri del collegio apostolico che continuano l’opera. Uno è Marco Celio Passi, che recupera dei locali per oratorio estivo, un antenato del nostro Cre Grest, e l’altro è il collega Giuseppe Benaglio, che senza riserve spende di tasca sua per comprare i locali a Teresa Verzeri (1801-1852). Ecco quindi che entra in campo una donna che dà vita al filone degli oratori femminili, sempre divisi e ben distinti dai maschili fino a pochi decenni fa. Con la Verzeri avviene una silenziosa rivoluzione, che modifica la figura della donna, prima dedicata esclusivamente alla preghiera e ora attiva fautrice di opere di carità e di cura educativa.  L’oratorio nasce e si trasforma, anche grazie a Giovanni Bosco che osserva con attenzione i bergamaschi prima di fondare il suo a Torino, per rinnovare sempre l’esperienza di fede declinandola nella cura dei poveri, dei piccoli e dei deboli.

Oggi
Il tempo è cambiato, i semi gettati sono alberi solidi ma una domanda sul futuro sorge: che sarà? I dati parlano: i curati sono diminuiti. E noi? Che parte abbiamo in questo tempo? Siamo spettatori o protagonisti? Il bene che abbiamo ricevuto è troppo prezioso per lasciare che vada perso. Ma per essere davvero protagonisti dobbiamo riappropriarci della nostra storia, delle origini. 

Primaria e preadolescenti: materiali ad hoc
Come riappropriarci del passato per dargli risonanza e valore? Sarà disponibile dal 15 gennaio al Centro Oratori di Bergamo un pieghevole a fisarmonica dedicato ai bambini della primaria presenterà le cinque figure che sono un po’ i genitori degli oratori di Bergamo. Ogni personaggio sarà anche disegnato e avrà in mano oggetti che sono attributi dell’iconografia classica che aiutano ad identificarli visivamente. Per non dimenticare quei nobili ecclesiastici dal grande cuore e dallo sguardo lungo. Dal ‘500 ad oggi il filo non si è spezzato.  Anche per i più grandi c’è una novità: perchè scoprano le tracce della passione della chiesa di bergamo per i propri ragazzi saranno resi disponibili dei video e delle attivazioni utili a dare degli spunti interessanti e interattivi, come per esempio una caccia al tesoro.  Online si troveranno invece le schede più approfondite sui cinque personaggi rivolte ai catechisti o agli animatori, i primi intermediari incaricati a far avvenire l’incontro.
 
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