Articolo 30 settembre 2020
Gli oratori riaprono con nuove modalità
Quattro 'pennellate' per un nuovo inizio

In queste ultime settimane, molte pagine di giornale si sono concentrate sulla riapertura delle scuole: evento atteso da tanti ma anche temuto, per le ragioni che abbiamo imparato a conoscere. Con l’istruzione è ripartito anche buona parte del mondo sportivo, altrettanto atteso ma attentamente studiato per garantire la maggior sicurezza possibile. Non vogliono essere da meno gli oratori che, con un comunicato ufficiale, i Vescovi lombardi hanno chiesto che si mettessero a disposizione con tutte le loro potenzialità. Non tanto per affermare una volontà di potenza aldilà del consentito, quanto per rappresentare - simbolicamente nei nostri territori - quello spazio accogliente ed aperto a tutti, in forza delle relazioni buone che da sempre dovrebbero connotare le comunità cristiane. E così sta accadendo. Dalla scorsa settimana, il riavvio graduale delle diverse attività sta tornando a far rivivere i cortili e i campi dei nostri oratori. Le voci dei ragazzi durante il pomeriggio e le luci accese alla sera sono il segno evidente di questa vita che pian piano riprende. A dire il vero, gli oratori avevano riaperto i battenti già lo scorso mese di giugno. Molti di noi avranno sicuramente visto accadere l’esperienza di Summerlife, l’“Estate ragazzi” pensata per questo tempo inedito; e altrettanti avranno visto anche la riapertura dei cortili senza nulla di particolarmente organizzato se non il necessario per garantire la sicurezza sanitaria. Ma in questi giorni il movimento è altrettanto bello, promettente e carico di speranza. Sono cose di cui abbiamo decisamente bisogno!

Lo scorso 31 maggio, mentre si tornava a celebrare l’Eucaristia in presenza, nella Basilica di San Pietro Papa Francesco ebbe a dire che “peggio di questa pandemia, c'è solo il dramma di sprecarla”. Un monito forte, un impegno gravoso per tutti, anche per gli oratori che ricominciano le loro attività, accompagnati da lunghi protocolli che – doverosamente – hanno l’intento di contenere il più possibile i contagi. Come si può fare in modo che le regole sanitarie non mortifichino la relazione educativa ma ne diventino una ulteriore possibilità? E ‘come’ riprendere gradualmente e saggiamente? Provo a dare quattro “pennellate” che, non essendo un artista contemporaneo, non comporranno mai un’opera d’arte, ma potranno sicuramente diventare un augurio per l’anno che riprende.

Rallentare

I Vescovi ci hanno detto che per i ragazzi occorre “esserci”. Esserci “dove la vita accade”, come suggerisce il Vescovo Francesco nella lettera pastorale che quest’anno ha rivolto alla nostra Diocesi. L’apertura che dice questo esserci, è sinonimo di quella “cura” per i ragazzi e le loro famiglie che è sempre stata al centro dell’educazione e continuerà ad esserlo. Ma serve “rallentare”. Ricominciare con il giusto passo, restituendo al tempo il suo valore. Non nascondiamocelo: anche se non sempre per colpa nostra, in questi ultimi decenni il nostro tempo è diventato sempre più saturo, di iniziative e di esperienze.  Anche nei nostri oratori. A volte le loro agende erano così fitte da non aver più spazio per altro. Non si tratta però di fare semplicemente meno. Si tratta piuttosto di tornare a gustare le esperienze che proponiamo perché esse aiutano nella misura in cui abbiamo la possibilità di farle nostre e non semplicemente di consumarle. Evitiamo allora di accumulare. Le esperienze non sono voci di un elenco da spuntare a tutti i costi. Se quest’anno troveremo qualche spazio bianco sul calendario ma avremo potuto vivere a pieno ciò che è proposto, sarà un anno ben vissuto. 

 

Relazionarsi

“Relazionarsi” è la seconda pennellata. Le relazioni sono sempre state una cartina tornasole importante per i nostri oratori, a maggior ragione quest’anno. Citando ancora il Vescovo Francesco: “abbiamo bisogno di meno riunioni e di più incontri”. Negli spazi bianchi che lasceremo nei calendari dei nostri oratori, scegliamo di metterci in ascolto dell’altro. Perché negli oratori traspaia che ciò che sta più a cuore non è solo il fare, ma la cura per quei valori che, in nome del Vangelo, rendono buona la vita di tutti. In modo particolare sui cortili che da sempre sono il primo luogo dell’accoglienza, attenzione caratterizzante i nostri oratori. In questo anno particolare, potranno diventare luoghi di ascolto e di buona relazione? Vogliamo crederci, anche grazie a quelle presenze giovani e adulte che non solo si preoccuperanno di “far rispettare” le norme sanitarie, ma faranno in modo che a tutti possa arrivare anche il senso delle stesse. E se non ci fossero così tante persone disponibili? Bisognerà essere sempre aperti?! No! Si aprirà al ritmo della disponibilità della comunità cristiana, ma garantendo un accompagnamento dei ragazzi, un’occasione per riscoprire l’importanza delle relazioni. 

 

Rispettare

La terza pennellata è “rispettare”. Questo verbo sottolinea come, soprattutto con l’arrivo dell’inverno, bisognerà stare attenti all’imprudenza. Il rischio a cui si può andare incontro è infatti il mancato rispetto delle regole e – lo sappiamo - non possiamo permettercelo. Le più di ottanta pagine di protocollo con le nuove modalità di apertura, sono frutto di un lavoro certosino che ha la finalità di garantire il meglio ai ragazzi. Anche se non immediatamente evidente, al centro della tanta modulistica che è da leggere e condividere in questi giorni con un po' di pazienza, c’è il loro bene, sanitario ma anche e soprattutto educativo.

 

Rilanciare

Ultimo, ma non meno importante è “rilanciare”. Per non sprecare la crisi, rispondiamo rilanciando l’oratorio. Non solo come spazio, ma come dinamica, criterio, progetto! Questo non significa continuare a fare come si è sempre fatto, ma – soprattutto per chi vi è impegnato e trovando il giusto tempo - focalizzarsi sulle questioni fondamentali che lo connotano. Non basta concentrarsi solo sulla pura e necessaria responsabilità giuridica. Gli oratori desiderano continuare a mettersi in gioco con una prospettiva educativa che non sempre riesce ad essere evidente ai più. Proviamo allora a ripartire dalla rilettura dell’estate, un tempo inedito che, per le sfide che ci ha portato, può consegnarci alcune attenzioni molto interessanti e da non dispendere. Da qui si potrà poi tentare non di riformulare l’oratorio a tavolino ma di riposizionarlo, corrispondendo ai bisogni e al bene dei ragazzi, servendoli lì dove essi si trovano e facendo accadere per loro il Vangelo. 

 

L’augurio

Anche se rallentato, il lavoro da fare rimane molto: ne siamo pienamente consapevoli! L’augurio più grande che tutti ci facciamo è che questa pandemia possa essere presto superata. E nel frattempo, possiamo fare tesoro di quanto ci sta consegnando, continuando sempre a metterci a disposizione per il bene dei ragazzi. Già ora gli oratori sono diversi da ciò che erano prima della pandemia. Ci auguriamo che, non tanto per la struttura ma per il dinamismo che incarnano, possano continuare ad essere una luce accesa sul territorio, in grado di dare una speranza ai piccoli e a questo tempo che ci è dato di vivere. 

 

don Emanuele Poletti

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