Articolo
Corso Centrale 2020
Il gioco è strumento potente
di Redazione Upee
 
 
«Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole». Francesco, il santo di Assisi, faceva così. E insegnava a farlo ai suoi. E se per dire il Vangelo bastasse la vita? E se l’oratorio fosse il posto dove, oggi, questo succede? L’animatore in fondo è chiamato a questo: essere attraverso il fare, la sua identità si gioca nell’azione. La partita si gioca se ci stiamo a dire che vale la pena educare, formare e stimolare gli animatori dei nostri oratori. Perché si sentano protagonisti e accompagnatori di altri, con la persona che ciascuno è. È con questo intento che è iniziato il Corso Centrale 2020 per animatori di oratorio, presso la scuola Capitanio di Bergamo.
 
Se le parole vengono solo in un momento successivo, allora sono quattro i gesti che identificano in modo evidente e profondo un animatore: l’animatore è uno che gioca, l’animatore è uno che crea, l’animatore è uno che prega, l’animatore è uno che sta in oratorio. Se non ti diverti, mentre fai divertire... che animatore sei? Ecco allora, da tenere insieme il protagonismo dell’adolescente e la cura educativa in quel fare che è giocare. Perché il gioco apre alla vita, educa e aiuta a crescere. Niente di didascalico in tutto ciò: nella prima domenica di Corso Centrale, noi abbiamo usato il gioco per conoscerci. Chi partecipa non si conosce, eppure è chiamato a condividere lavori di gruppo, emozioni, riflessioni, preghiera, attività di gioco o di introspezione. Allora si inizia, insieme...giocando! In quattro e quattr’otto si stempera la timidezza: il clima si fa disteso e la prima regola è il non giudizio. E l’altro è guardato con curiosità, perché il gioco, una sorta di “identikit- indovina chi” vivente, aiuta a scoprire i compagni di viaggio di questa formazione e senza accorgersi il tempo vola. Nella rilettura di Silvia, che avviene in plenaria dopo che tutti i gruppo hanno giocato, il gioco è riletto come strumento in sé ma anche come metastrumento. Chi arriva al Corso Centrale è attirato in un vortice: l’accoglienza festosa, l’animazione tutti insieme nonostante sia domenica mattina e il gioco nei gruppi. Che valore hanno questi momenti? Aiutano a farci accorgere che l’animatore ha “corpo” ed è questo a renderlo presente. Attraverso il suo esserci può consentire all’altro, al bambino, al piccolo, al collega di essere protagonista. Già senza le parole, però, accoglienza può essere anche solo la disponibilità all’ascolto, l’attenzione alla sfumatura. 
Con il gioco, in cui il gruppo interagisce, emerge forte che una persona è il risultato della somma di tanti sguardi. E poi, senza gioco, che animatore sei? Partecipare attivamente, curando la preparazione, lo svolgimento e i dettagli è già essere a metà dell’opera. È questo che ricorda un bambino: se e come hai giocato con lui. 
 
 
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