Articolo 05 ottobre 2021
Quale regia per essere oratorio?
Incontro diocesano Audaci e Creativi
L’oratorio è uno strumento educativo che, nel corso della sua storia, si è plasmato attraverso diverse forme e altrettanti metodi. Negli anni è riuscito ad adattarsi ai tempi e alla società parlando a cuore aperto alle giovani generazioni. Anche oggi si trova di fronte a un’altra grande sfida: capire quale direzione prendere rispetto al futuro. Più che di una direzione, però, si tratta di scegliere quale regia si vuole adottare per essere oratorio. L’obiettivo è quello di non snaturarne il senso continuando a generare persone desiderose di mettersi in gioco per i più piccoli. Così facendo la domanda “Quale regia per essere oratorio?” si fa sempre più presente e interroga sempre di più chi abita l’oratorio. Sabato scorso, l’incontro diocesano intitolato “Audaci e creativi” ha provato a porre alcune questioni per riflettere insieme alle equipe educative e ai volontari presenti o collegati via streaming.

A questa domanda, però, non esiste una risposta unica, semplice e corretta. Esistono diverse possibilità e il primo passo può essere quello del confronto. Com’è stato suggerito al convegno di sabato e da quanto riportato dalla ricerca “Nuove forme di regia” curata da Oratori Diocesi Lombarde, iniziare a riflettere da ciò che già c’è permette di intravedere le vie percorribili e i possibili risultati. “La domanda nasce da un’esigenza -ha sottolineato don Paolo Carrara, teologo, nel suo intervento-. Abbiamo la necessità di comprendere quale figura di Chiesa ci sia in oratorio. Da qui è possibile costruire dei modelli e altre strade si stanno già percorrendo. Nella ricerca abbiamo preso in considerazione le soluzioni che sono state adottate nelle diverse diocesi lombarde. Dalle esperienze ci siamo portati a casa alcuni punti di forza. Sicuramente la ricerca fa risaltare come la regia possa essere un gruppo composto sia da giovani che da adulti con in comune la sensibilità ecclesiale e lo sguardo educativo. Dopo aver costituito il gruppo, bisogna lavorare insieme mantenendo un sano equilibrio tra il fare e il pensare”.

Dal confronto delle diverse realtà, il passaggio successivo è quasi naturale: c’è il bisogno di concretizzare i primi “orientamenti” attraverso un’esperienza da toccare con mano. All’incontro diocesano, questo compito è spettato all’oratorio dell’unità pastorale di Carobbio degli Angeli. L’equipe educativa di questo oratorio nasce dopo un lungo percorso condiviso dalle tre parrocchie. Don Luca Moro, parroco dell’unità pastorale, Jessica e Paolo, volontari dell’equipe educativa, hanno raccontato i passaggi che dal 2014 ad oggi ha permesso all’oratorio di ravvivare la comunità anche grazie all’equipe educativa. “Siamo partiti da un sogno comune da arricchire e il desiderio è diventato realtà. Abbiamo costruito insieme un nuovo oratorio e scritto un unico PEO (Progetto Educativo dell’Oratorio). I cinque pilastri che ci hanno guidati nella costruzione di una struttura, ma anche di uno stile comune sono rappresentati da cinque verbi: accogliere, valorizzare, educare, celebrare e generare vita. Queste cinque parole ci hanno aiutati anche nel momento più difficile, ovvero vedere l’oratorio chiuso e inabitato. In quel momento abbiamo compreso come l’oratorio è molto più che un luogo. Può essere lievito che ravviva la comunità raggiungendola lì dove è”. L’impegno per creare un oratorio come luogo è stato lo slancio per lavorare ancora di più per creare un oratorio che vada oltre alle classiche quattro mura. A Carobbio degli Angeli, l’equipe educativa si è ritrovata a ragionare al senso dell’oratorio andando a elaborare un metodo, uno stile, un significato più grande.

È proprio il senso, secondo Marco Dotti (giornalista della rivista “Vita”), a tenere insieme ogni gruppo: “L’equipe educativa è un esempio di pazienza. È un gruppo che non solo si prende cura del processo e delle relazioni, ma che converge anche verso un senso più grande. Questo è il suo punto di forza”. Come spesso capita nei gruppi, ogni membro preso singolarmente non può fare molto, ma insieme agli altri riesce a dare un senso a ciò che fa lavorando tutti per un obiettivo comune.

Avendo tra le mani gli strumenti, le soluzioni e le diverse idee, occorre far attenzione alle motivazioni che spronano a mettersi in gioco come volontari o membri dell’equipe educativa. Il servizio ha origini più grandi ed estese della propria realtà e accomuna tutti. “La vostra disponibilità appartiene alla scelta divina di donare la vita, così si aggiusta il mondo” ha concluso il vescovo Francesco ringraziando i volontari per il loro impegno e il loro servizio.
L’oratorio si trova davanti a una grande sfida. Si intravede un futuro possibile e le domande sono state, ma è un cammino in cui non si è soli. Il primo passo è stato fatto, ora ce ne aspettano tanti altri.
 
 
 
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