Articolo 27 luglio 2021
Un Cre costruito sulla gratuità
Intervista a Barbara Azzolari

Giocare è gratis e la gratuità è la protagonista assoluta del Cre. Durante tutta la giornata trascorsa in oratorio ci si mette al servizio dell’altro per realizzare un’esperienza di comunità che fa bene ai bambini e ai ragazzi, ma anche agli animatori, ai coordinatori e a tutti gli adulti coinvolti. La gratuità, però, non ha un interruttore e non si spegne una volta usciti dall’oratorio perché spendersi per l’altro significa giocarsi con l’interezza della propria persona come racconta Barbara Azzolari, educatrice professionale in servizio presso l’oratorio di Chiuduno.

In un’esperienza come quella del Cre, quanto conta la logica del gratuito?

Da educatrice credo sia molto importante perché aiuta la relazione. Oltre all’orario lavorativo, la gratuità ti permette di svolgere al meglio il tuo compito andando incontro ai bisogni di chi incontri e spendendo il tuo tempo per gli altri. Questo va ad esprimere una cura particolare che, di conseguenza, crea delle relazioni autentiche e complete. Non si ha l’obiettivo di costruire un Cre perfetto e funzionale, ma un Cre in cui l’attenzione per l’altro sia messa sempre in primo piano. La gratuità aiuta anche a fare squadra. Come io nel mio ruolo spendo del tempo per gli altri, anche gli animatori e i coordinatori fanno lo stesso, quindi, è la gratuità a dettare il passo. Così facendo si realizza la reciprocità tipica dell’oratorio. Mi piace pensare che io sono lì in oratorio non perché devo, ma perché lo desidero. Questo fa la differenza. Inoltre, la testimonianza cristiana si basa sul concetto del dono quindi essere lì e donarsi ha un significato ancora più profondo in questo contesto. Ci si spende per ciò in cui si crede e si raccolgono i frutti di ciò che si semina: è una logica reciprocità che si realizza in particolar modo in oratorio. La gratuità è un bene per l’altro, ma lo è anche per se stessi.

Attraverso quali azioni può concretizzarsi la gratuità al Cre?

La gratuità si realizza attraverso diverse azioni. Le riunioni, il confronto con gli adolescenti, il dialogo con i genitori, le occasioni di convivialità e l’informalità sono solo alcuni degli esempi in cui si concretizza la logica del gratuito. Delle volte ci si ritrova a fare qualcosa che non è nelle proprie mansioni, ma lo si fa per dare una mano e credo che anche questo genere di azioni siano legate alla gratuità. Qui si sviluppa un senso di comunità più ampio in cui ciascuno si spende in tutta la sua persona. Gli animatori, per esempio, rappresentano la concretizzazione della gratuità semplicemente con la loro presenza. Loro si mettono in gioco come persone e sono una bellissima testimonianza di questa logica. Credo la gratuità al Cre si possa tradurre come la voglia e la capacità di mettersi al servizio nella totalità della propria persona. Un animatore potrebbe limitarsi ai compiti più basilari e fare comunque del bene, ma con la gratuità è possibile spendersi senza riserve. Anche il tempo che spendono al di fuori del Cre si trasforma in gratuità nel momento in cui, con una semplice chiacchierata tra amici, si fanno testimoni di ciò che vivono durante il giorno. È un senso di comunità che viene trasmesso, ancora una volta, in maniera gratuita.

Cosa può insegnare questa esperienza sullo spendersi per l’altro?

Mi sono sempre chiesta come il Cre, che è una delle esperienze più faticose che si fanno in oratorio durante l’anno, riesca a coinvolgere così tanti adolescenti. Probabilmente è una questione di promesse che si fanno di generazione in generazione. Da piccolo sperimenti il Cre che ti fa sentire a casa e parte di una comunità. La scommessa che, da bambino, leggi negli occhi dell’animatore o dell’adulto che ha creduto durante questa esperienza, si cala su di te come una promessa che senti di dover portare avanti. Questa promessa-scommessa si trasmette di generazione in generazione grazie alla gratuità. Saper che qualcuno si è messo in gioco durante il Cre in maniera totalmente gratuita, ci sprona a fare lo stesso. In questa fase gli adolescenti escono da un pensiero egocentrato mettendosi realmente al servizio dell’altro. È una delle poche occasioni in cui un adolescente può misurarsi con tante responsabilità e forse è anche merito di questa scommessa.

Che ruolo ricopre il gioco all’interno di questi insegnamenti?

Il gioco è uno dei primissimi strumenti che utilizziamo per apprendere ed è un luogo privilegiato per il suo grande valore educativo. Lavorare insieme per un obiettivo comune o fare squadra ti mette in relazione con l’altro. È un altro modo di esprimere la gratuità che viene trasmessa tramite l’esperienza.

 
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