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L’eredità del Sinodo
Incontro con don Rossano Sala
di Chiara Savio
 
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Dal fare per i giovani all’essere con i giovani. Un cambio di rotta come questo poteva accadere solo a un Sinodo e don Rossano Sala ha vissuto questo cambiamento in prima persona. Segretario speciale del Sinodo dei giovani e principale redattore del documento finale, don Rossano ha portato la sua testimonianza e la sua esperienza all’incontro dei curati della nostra diocesi. L’assemblea sinodale è stata caratterizzata da numerose riflessioni attorno al futuro della Chiesa e alla sua forma che essa deve adottare. Durante il confronto con i vescovi, i giovani hanno fatto sentire la loro voglia di rinnovamento della Chiesa facendo notare come questa forma non sia più sostenibile. “La Chiesa deve cambiare forma e i giovani devono essere responsabilizzati -ha sottolineato don Rossano-. Bisogna lavorare con corresponsabilità. La questione dei giovani è la questione della Chiesa. I lebbrosi del Vangelo (cfr. Luca 17,11-19) sono guariti camminando ed è proprio camminando insieme che si guarisce. Questa comunione è chiesta dai giovani”. Non c’è modo di guarire se non lavorando insieme. Non è solo la pastorale giovanile a doversi rimboccare le maniche, ma tutta la Chiesa perché le problematiche non possono essere risolte solamente dai giovani.
 
Camminare insieme è un concetto chiave per il rinnovamento, ma è necessario capire in che direzione muoversi. La strada da imboccare, però, non è semplice da trovare. “Chi arriva dicendo ‘Ho la soluzione’ sta barando perché non c’è una soluzione già pronta -ha spiegato don Rossano ai curati-. Dobbiamo procedere con discernimento, è l’imperativo del cambiamento d’epoca. Sia i giovani che la Chiesa stanno vivendo la stessa situazione. Hanno difficoltà a orientarsi in un mondo complesso e questo sottolinea quanto sia importante ascoltare. È un invito a discernere”.
 
Il Sinodo dello scorso anno è stato fortemente richiesto dai giovani e molte riflessioni erano legate alla forma della Chiesa. Si è ragionato molto sullo stile, sul modo di essere Chiesa, ma anche sulle modalità di attuazione del discernimento e ci si è chiesti da quali contenuti fosse possibile ripartire. “Oggi i giovani hanno il mondo davanti. Se lavoro con i giovani, devo essere culturalmente preparato perché non posso raccontare bugie. Senza una preparazione culturale adeguata, le proposte che facciamo sono insapore e incolore. Siamo in un’epoca in cui c’è un serrato confronto con la cultura e senza una buona base non si possono riconoscere le sfide dell’oggi tra cui troviamo la questione della fede nei giovani. La loro ricerca spirituale è molto vivace. I nostri destinatari sono persone esistenti a cui offrire un ascolto empatico che, oggi, riveste un ruolo fondamentale. La carenza di ascolto porta solamente a degli stereotipi, mentre se impariamo ad ascoltare la vita degli uomini capiremo come Dio si manifesta in essa”.
 
Don Rossano ha sottolineato anche come sia importante coltivare le relazioni in un’era digitale in cui si corre il rischio della solitudine. I giovani cercano negli adulti esempi di fraternità e autorità in cui possano trovare un riferimento. “L’educazione vera deve salvare il giovane dell’egocentrismo e spingerlo verso l’altro. Un educatore finisce il suo lavoro quando non serve più. Anche Gesù sparisce quando ha raggiunto il suo obiettivo, quando arriva al cuore degli uomini. Sei un adulto quando fai crescere l’altro. Qui l’autorità è intesa nella sua forma generativa”. Si cresce e poi si lascia spazio a chi viene dopo di noi in modo da generare nuove esperienze. Solo così si può realmente frequentare il futuro della Chiesa.
 
L’oratorio viene inteso come una rampa di lancio verso il futuro e non come un luogo dove sostare in eterno. Ad ogni età ci si può mettere in gioco, ma con ruoli diversi e il percorso della pastorale giovanile deve avere sia un inizio che una fine. L’oratorio ha il compito di essere un laboratorio di santità e i primi chiamati a rilanciare i messaggi del Sinodo sono proprio i curati. “I sacerdoti sono pieni di impegni, è vero, ma forse bisogna rivedere le nostre priorità. Attenzione a non prendere la parte amministrativa come scusa. Finché ho davanti una caldaia non correrò mai il rischio di mettermi in crisi -conclude don Rossano-. Non dobbiamo avere paura di metterci in gioco con la gente, dobbiamo diventare degli esperti di umanità e per farlo bisogna buttarsi in essa. Bisogna lasciarsi ferire dall’umanità e dai giovani. Il cattolicesimo è in crescita in Sud America perché sono passati dall’umiliazione e ora vivono il tempo dell’umiltà. A noi, ora, tocca il tempo dell’umiliazione e arriveremo anche al nostro momento dell’umiltà. Diamo spazio a Dio nel silenzio e ascoltiamolo perché è proprio in quei momenti che Lui parla”.
 
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Ufficio pastorale età evolutiva