Articolo 04 novembre 2020
Far vivere ai ragazzi l'infinito
Oratorio Trescore Balneario

In un periodo di smarrimento come quello che stiamo vivendo, scegliere di essere un punto di riferimento per i più giovani della comunità non è semplice. Ci vuole coraggio. Essere catechisti significa trovarsi di fronte alla grande sfida di accompagnare i ragazzi in un percorso di fede durante un tempo nuovo e provato dall’emergenza sanitaria. È un compito delicato alla cui base non può che esserci la relazione.

L’anno catechistico dell’oratorio di Trescore è ai blocchi di partenza e da questa settimana si raccolgono le iscrizioni dei ragazzi con l’augurio che tutti partecipino al nuovo cammino. Alla possibilità di poter iniziare con le attività più ordinarie, è subito seguito l’entusiasmo dei catechisti che si sono interrogati riguardo a dove poter riprendere il cammino interrotto così bruscamente lo scorso marzo. Lo spunto è arrivato da una lettera dell’Ufficio Catechistico diocesano inviata quest’estate a tutte le comunità. “Come catechisti abbiamo scelto di essere segno di speranza e risurrezione -racconta Eliana Gaverini, catechista della parrocchia di Trescore-. Per molto tempo ci siamo chiesti quale fosse il nostro compito e il nostro obiettivo. Siamo giunti alla conclusione che ciò che conta realmente è l’annuncio del Vangelo”. Partendo dal fulcro del messaggio cristiano, i catechisti hanno ricominciato a trovarsi preparando un cammino per accompagnare i bambini e i ragazzi della comunità. Come momento per gli incontri di catechesi è stato scelta la domenica mattina, oltre il giovedì pomeriggio, con il fine di mettere al centro la celebrazione della messa. “Non ci può essere una catechesi senza Eucarestia. È un legame fondamentale del messaggio cristiano che vogliamo trasmettere ai ragazzi”.

Oltre alla progettazione, i cammini di catechesi hanno subito delle modifiche per rispettare le normative anti-Covid. I ragazzi sono stati suddivisi in gruppi più ristretti e sono stati scelti spazi ampi per garantire la ripresa della catechesi in presenza. “Questo nuovo inizio è caratterizzato da molto entusiasmo -prosegue Eliana-. Siamo felici di poter vedere dal vivo i nostri ragazzi. Durante il lockdown, non abbiamo dimenticato il nostro essere catechisti. Abbiamo seguito i nostri gruppi a distanza, ma la catechesi ha bisogno di essere svolta in presenza perché la nostra è una religione fondata sulla relazione e il sostegno reciproco. Prendersi cura delle relazioni è, oggi più che mai, fondamentale. Il desiderio di vedere i ragazzi dal vivo è tanto. Ai nostri incontri non è mai stata usata la parola ‘paura’. Ricominciamo con attenzione, responsabilità e creatività per trovare nuove strade per portare il Vangelo ai ragazzi. Bisogna creare dei punti di contatto tra loro e la Parola”. Gli strumenti a disposizione dei catechisti sono diversi: le esperienze della comunità, le testimonianze e i racconti di tanti vissuti possono essere fonte di riflessione e nuove azioni di pensiero.

Il lockdown è stata occasione per riscoprirsi comunità unita anche grazie al lavoro dei sacerdoti e della diocesi e un’altra luce di una situazione così complicata è emersa dalla possibilità del vivere la famiglia in modo più inteso. Da sempre i genitori sono considerati i primi catechesi per ogni ragazzo e l’interruzione dei cammini dello scorso marzo l’ha evidenziato ancora una volta. “La catechesi è un servizio e noi catechisti riceviamo un mandato particolare -spiega Eliana- ma i genitori non sono sostituibili. Alle famiglie chiediamo sempre di collaborare perché il cammino dei ragazzi può dar frutto solo se trova un aggancio in famiglia. I genitori possono cogliere e coltivare quel desiderio d’infinito che è dentro ad ogni ragazzo. La catechesi è un mezzo per fare comunità e non può fare tutto da sola”.

Gli oratori non hanno mai smesso di esserci per le proprie comunità. All’inizio di un nuovo cammino, però, è naturale chiedersi quale sia la priorità, ciò che non può mancare alla catechesi, e i catechisti dell’oratorio di Trescore hanno ben chiaro quale sia il loro punto fermo: l’ascolto. “Ascoltare significa dare tempo alla narrazione della vita” conclude Eliana, entusiasta e felice di ricominciare il cammino. “I ragazzi hanno tanto da esprimere dentro di sé. Noi catechisti abbiamo il compito di portarli a Dio, al suo messaggio. Dobbiamo avere il coraggio di percorrere vie nuove. I tempi cambiano, cambiano le parole e il modo di approcciarsi ai ragazzi, ma non cambia il contenuto del messaggio del Vangelo. Quello è il centro di ogni cammino”. L’augurio e la speranza, soprattutto in questi giorni così sospesi tra un decreto e l’altro, sono quelli di iniziare e proseguire il cammino della catechesi in presenza. La scoperta del Vangelo passa tramite le relazioni, i vissuti e le esperienze di ogni ragazzo: tasselli imprescindibili per far vivere a ciascuno il proprio desiderio d’infinito, il proprio “sogno fatto in gioventù”.

 
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