Articolo 09 novembre 2021
L'oratorio come possibile laboratorio di Chiesa
Serata formativa con don Paolo Arienti
L’oratorio è un possibile laboratorio di Chiesa? La domanda centrale del secondo appuntamento della riflessione sull’oratorio è davvero potente. Come cristiani ci si sente immediatamente interpellati da una provocazione che non può far altro che farci pensare. Spesso pensando ai nostri oratori si individuano subito luoghi in cui si vivono esperienze significative e dal valore educativo importante, ma dall’altro lato facciamo fatica a vederli come spazi di annuncio. La provocazione di don Paolo Arienti, parroco e teologo della diocesi di Cremona, è stata proprio questa: comprendere perché negli oratori si corre il rischio di dare così poche occasioni per approfondire la propria spiritualità.

Le ragioni di questa fatica sono le conseguenze di diversi fatti legati alla società. Primo su tutti troviamo l’incredibile sviluppo che l’umanità ha vissuto dalla Seconda guerra mondiale a oggi. Nel giro di poco tempo è stato possibile assistere a numerosi cambiamenti all’interno della società e alcuni sistemi sono passati dall’avere una grande stabilità al rendersi conto di essere in una fase di incertezza. “Abbiamo bisogno di approcciarsi all’oggi come cartografi e naviganti -ha spiegato don Paolo-. Siamo tutti alla ricerca di qualcosa di inedito perché veniamo da un concetto di sistema stabile. Ora si va verso l’invenzione, verso l’incertezza, e occorre cosa significa essere realmente una Chiesa in uscita”.

Spesso in questi casi, la tentazione è quella di abbandonare la partita o di svendersi al “nazional popolare”. La fatica e la stanchezza che viviamo in questa fase è normale e si riconosce come la Chiesa abbia bisogno di intrecciarsi con la cultura per rendere il suo messaggio efficace. Dall’altra parte, lo sforzo che è richiesto a tutti i cristiani è quello di tentare nuove strade evitando la depressione e scoprendo “un assetto di vita nella gioia”.

“Gli oratori ci consentono di stare nella vita – ha sottolineato don Paolo-. Stiamo rispondendo a un’urgenza educativa e non possiamo tirarci indietro. Essere laboratorio di chiesa non coincide con l’abbandonare le attività che abbiamo messo in campo. Significa invece proporre esperienze di qualità – anche spirituale - e far in modo che quelle che ci sono non muoiano. Lo sforzo richiesto è rimettere al centro l’essenziale, comprendere le nostre priorità, ritrovare la motivazione e favorire la coerenza tra teologia, psicologia e deontologia ecclesiale. Solo così potremo navigare verso l’incertezza e affrontare le sfide di questo tempo con il giusto spirito e la giusta serenità”.
 
 
Riguarda l'incontro formativo sul canale YouTube OratoriBG
 
 
 
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