Articolo 02 novembre 2021
Quale identità per dire oratorio?
Percorso di riflessione sull'oratorio
Dare una definizione per dire “Oratorio” è da sempre una sfida parecchio impegnativa. Se si prova a chiedere a dei volontari provenienti dalle diverse parrocchie della nostra diocesi, il quadro generale si arricchisce presto di immagini, ricordi e parole che regalano uno spaccato di vita non indifferente, ma comunque variopinto e caratterizzato da particolari di prospettive diverse tra loro. Per dire “Oratorio” ognuno utilizza le proprie parole e non si arriva mai una definizione precisa. Non certo per omologare, ma per orientarci in questo tempo, occorre recuperare una grammatica comune a tutti, un vocabolario che permetta di confrontarsi e darsi una mano vicendevolmente. “Solo così - ha sottolineato don Paolo Carrara, teologo pastorale della diocesi di Bergamo - possiamo comunicare con un linguaggio comune e lavorare insieme”. Mercoledì scorso, durante il primo incontro di riflessione legato al mondo degli Oratori, diversi membri di equipe educative e volontari provenienti da molte parti della diocesi, hanno provato a ragionare attorno all’identità dell’Oratorio. Il titolo dell’incontro, infatti, era “L’identità dell’Oratorio come tessitura tra vita e Vangelo” e l’obiettivo della serata era quello di trovare dei punti comuni, delle buone fondamenta che sostengano ogni tipologia di Oratorio, al fine di poter camminare insieme.

Come già evidenziato dalla ricerca relativa agli oratori lombardi promossa qualche anno fa da ODL (Oratori Diocesi Lombarde), la difficoltà di definirsi c’è ed è ben presente sia nel territorio diocesano che ad un livello più ampio su scala lombarda. Ciò è dovuto anche alle problematiche che si incontrano sul proprio cammino: vi è la difficoltà di far cogliere l’ecclesialità della proposta, l’oratorio viene semplicemente visto come un erogatore di servizi e diventa sempre più complesso estendere l’alleanza educativa fino alle famiglie. All’interno di queste dinamiche, trovare una definizione risulta complesso, ma una grammatica comune, o meglio un libro di grammatica, c’è ed è “Il laboratorio dei talenti” pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana nella primavera del 2013. In questo documento si legge che “l’oratorio è l’espressione della comunità ecclesiale che, sospinta dal Vangelo, si prende cura, per tutto l’arco dell’età evolutiva, dell’educazione delle giovani generazioni”.

Riprendendo il testo della CEI, don Paolo ha ricordato quali siano gli effettivi punti cardine dell’oratorio. “Questo strumento educativo è basato su quattro fondamenta principali. Innanzitutto, il Vangelo è un presupposto di tutta la struttura. Non bisogna dimenticare che l’oratorio nasce e si innesta sulla logica e sullo stile del Vangelo. Un altro aspetto fondamentale è la presenza di una comunità educante che sia capace di instaurare un rapporto solido con le famiglie e sia in grado di creare un clima famigliare che possa accogliere tutti in oratorio. Il suo compito è quello di accompagnare i ragazzi lungo il loro percorso di crescita sia a livello personale che spirituale”.

L’oratorio, quindi, non è chiamato a svolgere solamente funzioni legate strettamente alla spiritualità, ma si mette in gioco anche in una dimensione sociale. Entrambe le funzioni sono chiamate a collaborare in sinergia perché l’oratorio è chiamato ad essere una palestra in cui ciascuno possa prepararsi per camminare nella vita da adulto. “L’evangelizzazione non è mai una questione da ‘mani pulite’ - ha proseguito don Paolo -. L’oratorio ci ricorda che è sempre un gioco di tessitura tra sociale e spirituale. Occorre far attenzione alla polarizzazione verso l’uno o altro, ma è una tensione che fa bene ai nostri ambienti. Se davvero vogliamo che l’oratorio sia un luogo di educazione umana e religiosa, allora siamo chiamati ad intesserli continuamente. La fede si educa mettendo a tema delle esperienze, sperimentandola sul campo e sulla propria pelle”.

Partendo dalla sinergia data dall’intreccio di questi due elementi, è possibile iniziare ad abbozzare un’immagine dell’identità dell’oratorio. A venirci in aiuto è proprio San Giovanni Bosco con il suo primo oratorio situato a Valdocco, nella periferia torinese dell’Ottocento. Qui la definizione si fa più concreta perché l’oratorio viene visto come una casa in cui si esalta lo spirito della famiglia, come Chiesa nella sua opera di evangelizzazione, come scuola nell’aiuto offerto ai ragazzi per camminare in maniera responsabile nella vita e come cortile in cui accogliere tutti nell’informalità. Ora lo sforzo e il passo in più da fare è quello di riuscire a rileggere il nostro vissuto come oratorio, capendo dove si colloca ogni nostra azione per iniziare a parlare un linguaggio comune fatto di iniziative, pensieri e gesti che sappiano di vita e di Vangelo.
 
Riguarda l'incontro sul canale YouTube OratoriBG
 
 
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