Articolo
Riscoprire la spiritualità
Terza domenica di Corso Centrale
di Maria Chiara Rossi
 
 
“Lasciare spazio intorno ai gesti ordinari, dargli una stanza, li fa brillare, permette che aprano un varco nell’oscurità in cui di solito viviamo, nel nostro quotidiano sonno. Allora, pian piano, si ricevono le visite delle consapevolezze: sono i miracoli del noto”. Sono parole di Chandra Livia Candiani, che scrive una piccola opera densa, “Il silenzio è cosa viva”: il primo obiettivo della terza domenica di Corso Centrale è proprio far accorgere gli adolescenti di questo. Il silenzio è cosa viva. È premessa all’ascolto, antifona alla preghiera. Perché l’animatore è anche uno che prega. Eppure, gli adolescenti con cui entriamo in contatto hanno sempre più esperienza di Cre e meno di oratorio a 360 gradi. Perciò abbiamo rivoluzionato il progetto provando a focalizzarci sulle persone, sulle loro storie, sul vissuto. E ripartire insieme da una esperienza. Di cosa? Di spiritualità, certo. Che per noi, però, vuol dire di quotidianità. Perché le nostre giornate sono così intrise di emozioni, domande e pensieri ma non ci diamo mai uno stop, un tempo per rileggere. Ecco allora una domenica per farlo! Invece che partire dalla cinica constatazione sul fatto che è difficile che un adolescente di seconda e terza superiore viva la Fede con un certo slancio e con consapevolezza. Anzi, a dirla tutta probabilmente prega poco o non lo fa affatto. Il primo passo allora è stato, per noi, aprire la strada ad un silenzio di senso. Il silenzio aiuta a pensare e conduce dove sta il proprio cuore.
 
Come per la domenica precedente, degli “specialisti”, i giovani della Scuola di Preghiera guidati da don Carlo Nava ci hanno aiutato a dare spessore spirituale alla mattinata con stimoli, letture e provocazioni. Perché, alla fine, viene per tutti, prima o poi, il momento di mettersi di fronte alle domande: “Senti di avere Fede?”, “Cos’è la spiritualità per te?”, “Ti capita di pregare?”, “Per chi o cosa preghi (o pregheresti)?”. E questo è arrivato anche per i corsisti. Una richiesta alta e non scontata. Ecco il primo passo verso la sensibilità spirituale: fermarsi un istante in silenzio, per cercare di dare un senso e una prospettiva al proprio modo di essere e stare nel mondo, pensando anche a coloro che ci sono stati posti accanto.
 
La prima parte della mattinata ha fatto entrare progressivamente i corsisti al cuore dell’incontro, che è per noi il silenzio abitato dalla presenza di Gesù che si incontra nella preghiera. Perciò, il primo step, per un accompagnamento graduale, è stato un percorso esperienziale, fatto per sollecitare e colpire tutti e cinque i nostri sensi, come succede nella vita di sempre, dove a volte tutto ci scivola addosso facilmente. Invece, è indispensabile ricreare dei “silenzi” contemplativi, spirituali, che consentano di dare un senso più profondo a ciò che c’è intorno a noi, a ciò che passa davanti ai nostri occhi, a ciò che ci tocca, per collocarlo interiormente, nella mente, nel cuore e nello spirito.
 
Il percorso ha condotto perciò gli adolescenti a un’esperienza di ordinarietà, ma anche di relazione, attraverso esercizi guidati, e di immedesimazione attraverso due storie diverse dalla nostra ma così forti da sentirle vicine. E nel silenzio che si è creato, il tempo per chiedersi: “Dio, ci sei?” Educare lo sguardo dei più piccoli significa aiutarli a riconoscere gli stimoli che li circondano, che li colpiscono o che magari rischiano di passare in sordina. Per poterlo fare occorre creare un silenzio buono e generativo in sé stessi. La mattinata per noi è servita ad accorgerci, insieme agli adolescenti che ci erano affidati, che spiritualità è tante cose, anche se spesso sembra molto distante dalla propria esperienza di adolescenti. Invece è una dimensione prepotentemente umana, di ogni uomo. Spiritualità è fare i conti con ciò che sei e con ciò che provi. Il piccolo gruppo è stato dunque il luogo ideale in cui cercare un silenzio particolare per riflettere e poi condividere quanto si è vissuto, sbilanciandosi a esprimere “come sono stato dentro l’esperienza”. Ci interessa partire dalla vita che ciascun adolescente conduce, lì c’è già la spiritualità. Per questo, il primo livello su cui operare è stato risvegliare la parte emotiva interiore. Lasciare sottesa la domanda: ti sei accorto che c’è una dimensione reale che è interiore? L’occasione è stata quella di dare un nome a ciò che i ragazzi sentivano, anche grazie a dei fratelli maggiori, come i giovani di Scuola di Preghiera o gli animatori dell’Upee. “C’è una vita interiore da prendere in mano, altrimenti ti agisce. Questo è diventare uomo credente. Che cosa è davvero pregare? Questo o quelle piccole preghiere imparate a catechismo che forse non diciamo più?”
 
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Ufficio pastorale età evolutiva