Articolo
Settimana dell’oratorio
Il sogno di don Bosco continua e cresce
di Maria Chiara Rossi 
 
 
Cosa vuol dire settimana di don Bosco? A cosa serve dedicare un tempo preciso dell’anno per festeggiare i nostri oratori? Una domanda semplice, forse banale. Una risposta ricca, che restituisce significato all’agire quotidiano nei nostri oratori. Raccogliamo le voci di chi ha le mani in pasta: si tratta dell’oratorio di Grassobbio, di quello di Calcinate e dei cinque oratori di Scanzorosciate. 

Il senso
Il vissuto dei volontari testimonia che serve “una settimana in cui rinnovare e risignificare l’impegno educativo che durante l’anno viene messo in campo nelle varie iniziative. Una settimana in cui riscoprire e ridirci quali sono gli sguardi di cura che sentiamo e cogliamo su di noi e come, di conseguenza, guardiamo chi incontriamo sulle nostre strade. Una settimana in cui mettere a tema l’educazione partendo dalla sorgente più vera, partendo da quello sguardo che don Bosco ha sentito su di sé e che continuamente donava ai suoi ragazzi. Una settimana in cui fermarci e guardare alle varie realtà che compongono la nostra comunità con più attenzione, soprattutto a quelle più bisognose di cura, ai giovani e ai ragazzi”. In fondo, si tratta di ridare ossigeno al sogno di don Bosco, che oggi è realtà.

Progettare
Ci vuole qualcuno con lo sguardo lungo, con una prospettiva. Ma anche qualcuno capace di dare concretezza alle idee. Per questo, a Calcinate la settimana “è stata pensata e progettata dall’équipe educativa dell’oratorio con don Emiliano e un gruppo di referenti dei catechisti. Riunire queste persone diverse, con lavori, luoghi di vita ed età differenti, ma tutte accomunate dalla passione educativa, ci ha permesso di avere uno sguardo ampio sulla comunità e sulle vite di coloro che la compongono. Uno sguardo che potesse integrare e guardare anche le periferie dei luoghi, non solo fisici, che spesso fatichiamo a vedere”. A Grassobbio il curato, don Luca, e le catechiste si sono messi all’opera. A Scanzo educatori, don Sergio e genitori uniscono le forze per fare proposte diversificate nei vari oratori. 

I destinatari
In ogni oratorio i destinatari sono i piccoli che stanno crescendo, in quell’età che va dalle elementari alle medie. Ma è bello accorgersi che destinataria è “l’intera comunità” con una particolare attenzione dedicata ai ragazzi e giovani e alle loro famiglie. Poter sempre più coinvolgere i genitori nel percorso con i ragazzi è valore aggiunto che dà un gusto nuovo e vivo alle proposte. A Scanzo la settimana è stata occasione formativa anche per gli stessi catechisti, per “essere e fare comunione”.

Raccontare l’esperienza
C’è creatività da vendere nella settimana di don Bosco. A Calcinate sono partiti da quattro luoghi diversi del paese, famiglie e ragazzi insieme, per raggiungere la chiesa, luogo in cui è stata reinterpretata la storia di don Bosco. Entrare in oratorio per l’animazione voleva dire vedere il grande striscione: “Noi qui facciamo consistere la santità nello stare allegri”, una frase che don Bosco amava ripetere. Quattro serate sono state poi occasione per “invitare gruppi specifici di classi di catechesi accompagnati dai loro genitori e catechisti per scoprirci comunità amata. La semplice testimonianza di un giovane e di una famiglia ha aperto le serata, donando il racconto di persone semplici che hanno avuto la grazia di sentire uno sguardo di cura su di loro e che, con scelte concrete quotidiane, provano a donare a chi incontrano quello sguardo. Racconti che hanno aperto il cuore, donato speranza e rilanciato nella quotidianità con uno spirito nuovo”. Testimoni, preghiera, spettacolo per i più piccoli, pasto condiviso. La vita buona del Vangelo. A Scanzo la vita ha invaso gli oratori e i cortili in appuntamenti diversi: da una serata per adolescenti a base di preghiera, cena e giochi, al torneo di playstation, organizzato dall’equipe tornei attiva anche durante l’anno, a un tempo per i più piccoli. A Grassobbio l’oratorio si è popolato di bambini e ragazzi, ciascuno con un sogno appeso a un palloncino colorato e appoggiato ai piedi dell’altare. Se don Bosco ha avuto un sogno grande ed è nato l’oratorio, allora anche i nostri sogni, affidati a Gesù, possono muovere il mondo se diventano impegno concreto.
  
Il frutto più bello
Il Vangelo si incontra con la vita e porta frutti. Il primo, per esempio, è “la gratitudine”. Avere dei testimoni significa sentirsi accompagnati, vedendo che la santità è possibile anche oggi. Gratitudine è anche accorgersi di “essere amati e guardati dal Signore e dalle persone che ci sono state messe accanto e che ci invitano a fare di quello sguardo la sorgente di ogni nostro piccolo sguardo quotidiano”. Un tempo ad hoc è anche utile a dire che l’oratorio è luogo accogliente per eccellenza, e lì preghiera e amicizia sono di casa. I giovani e gli educatori impegnati in prima linea ammettono che “solo divertendosi si fa divertire l’altro, e con questo stile stare insieme è più bello”.
 
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