Articolo 28 ottobre 2020
Abbiamo un po' di tempo
Una riflessione dentro e attorno agli Oratori

Forse non è ancora tempo di bilanci: proprio in questi giorni siamo di fronte ad un inasprirsi della situazione pandemica e delle restrizioni sanitarie. L’impatto sulla vita ordinaria dei nostri Oratori e dei percorsi formativi non va nascosto. Se lo sport di base e il mondo della cultura soffrono e pagano il prezzo più grande, anche i cortili degli Oratori, animati da gioco libero, incontro e momenti di socializzazione ne fanno le spese. Gli Oratori restano aperti, accessibili, ma ovviamente nel rispetto delle norme e delle condizioni a tutt’oggi possibili. Lo sappiamo: l’Oratorio è molto più di un bar, molto più di un collettore di partite di calcetto tra amici. Dirsi oggi che cosa è l’Oratorio è teoricamente facile, molto più complesso è coglierne l’operatività pratica, senza che nascano dei cortocircuiti o ci si blocchi davanti alla fatica dei protocolli. Tuttavia, non possiamo nascondere i vissuti preziosi, frutto di tentativi coraggiosi di molti. Nei momenti di fatica, se resilienza dev’esserci, occorre recuperarla sul serio: dalla passione, dal “know how” e dall’intelligenza di comunità, piccole o grandi, che non smettono di interrogarsi.

 

La scorsa estate

La scorsa estate, il Vescovo Francesco aveva invitato le comunità a misurarsi, ad uscire allo scoperto, contare le proprie insufficienze e i propri limiti, ma ad abitare il possibile con una fede intelligente. Gli Oratori, ci sono stati: hanno raccolto la scommessa con spirito profetico, in proporzione alle forze di ciascuno e ben consapevoli che la sfida era altissima. Spesso in rete con altri enti e con le amministrazioni, hanno generato vita educativa. Che cosa è rimasto? Abbiamo imparato a non dare nulla per scontato. Ci siamo confrontati con il rispetto delle norme e la cura per chi, in mezzo a noi, è più fragile, senza dimenticare la libertà di educare. I mesi estivi hanno svolto anche la funzione di appello al mondo adulto e di verifica della sua tenuta, della sua capacità di convergere su obiettivi di servizio e di presenza. A volte la rete educativa, anche quella con le amministrazioni e gli altri enti, si è limitata ad una strategia giustapposta, distributiva. Come Diocesi abbiamo creduto in un’occasione: una composizione di alleanza tra soggetti educativi, senza pregiudiziali ideologiche. Era il momento di uscire allo scoperto per il bene dei figli delle nostre comunità e lì costruire nella pratica un pezzo di cura per la famiglia, le relazioni sociali e il bene comune. Sono parole, queste, che spesso usiamo in modalità scontate o giocandole solo in casa ‘nostra’. È stato un momento di allenamento, fatto anche di comprensibili incertezze e di fatiche di pensiero: la rete non si improvvisa e certe ruggini, certe stanchezze, non si cancellano con un colpo di carta vetrata. Questa è stata una lezione importante che speriamo di non dimenticare troppo in fretta.

 

Le sfide

Ora l’operatività dei nostri ambienti e percorsi formativi è ancora ridotta al minimo. Stiamo rivedendo tempi e spazi per le attività, ma ci manca il profumo di incontri più gratuiti e sereni e la forza simbolica di abbracci e strette di mano. Manca la sana corporeità di ragazzi e adolescenti esplosivi. Da educatori dobbiamo chiederci dove stia finendo, su quale terreno venga scaricata tanta energia latente. Occorre prepararci a innalzare le soglie di attenzione sulle dipendenze vecchie e nuove, sul disagio dentro e attorno alla famiglia, sullo svantaggio degli ultimi. Perché tanta povertà ritorna e, verosimilmente, non verrà intercettata da ragionamenti accademici, ma da chi sta sul campo e ha il coraggio di “aprire” e di “tenere aperto”. Sì, aprire, con tutte le precauzioni e le fatiche del caso. Aprire uno spazio innanzitutto umano che sia più di un luogo fisico. Aprire e riaprire l’Oratorio non tanto come spazio, ma come “metodo”, “processo”. Aprire garantendo che qualcuno perda tempo per i ragazzi e che loro, i ragazzi, figli non nostri eppure figli di Dio, non siano letti solo come una interferenza ai nostri affari più importanti, agli impegni che ci portano altrove rispetto alla relazione. Che la relazione sia diventata sempre più complessa, tutti lo riconoscono. Come pure va riconosciuto che cura e prossimità sono oggi una grande partita: senza cura e prossimità – ricordiamocelo! – qualcuno si può perdere, restare indietro, non vivere appieno la vita e addirittura non incontrare il Vangelo.

 

In questo tempo

L’operatività decisamente ridotta dell’Oratorio in queste settimane ci offre allora una chance: dedicare più risorse, più tempo e più testa al pensiero. Quante volte ci siamo detti “ripensiamo!”: facciamolo adesso. Approfittiamo di inevitabili riduzioni per rivedere persone, verificare situazioni educative, progettare meglio interventi integrati e condivisi. Possiamo riprendere i progetti “con il un passo giusto” e allenare le gambe per stare al ritmo dell’umano che ci viene affidato.

Sul sito www.oratoribg.it sono disponibili i materiali per gli educatori degli adolescenti e per le equipe educative. Proviamo a impiegarli per quanto potranno essere utili, senza fretta, ma con determinazione.  Non smettiamo di investire sulle persone e sulla loro capacità riflessiva. Continuiamo ad aiutarci sui campi sterminati della pastorale giovanile: dalla sicurezza alla formazione, dalla pastorale per gli adolescenti a quella per i giovani. Non dimenticando che l’Ufficio rimane a disposizione attraverso i suoi collaboratori.

Un po’ di tempo, paradossalmente, ci viene regalato. Che non sia sprecato nella sola preoccupazione del bar o nella sola rassegnazione che diventa lamentela. Anche senza grandi esperti e convegni, o senza particolari linee per questo tempo in continuo cambiamento, abbiamo un po’ di tempo per ripensare, davvero. Ci auguriamo un pensiero fecondo, pratico, oserei dire pastorale: dove cura e prossimità sono le parole-cardine di una passione che non si ferma.

 

 

 
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Ufficio pastorale età evolutiva