#Oratiracconto
Giovani in ascolto
Verdello, Boltiere, Azzano, Zanica
 
Ci si chiede spesso se i giovani sappiano mettersi in ascolto, se siano in grado di entrare in contatto con nuove realtà e se possiedano la sensibilità necessaria per immedesimarsi nel prossimo. La risposta è un forte e convinto sì. Lo dice il vescovo Francesco nella lettera pastorale in cui rimarca la profondità del “sentire” dei giovani e lo si vede chiaramente nelle proposte portate avanti negli oratori, una su tutte l’esperienza che gli oratori di Verdello, Boltiere, Azzano San Paolo e Zanica hanno costruito per i propri ragazzi. Durante lo scorso agosto i giovani della quattro parrocchie hanno potuto infatti scoprire la realtà di Taranto grazie al progetto “Giovani per il mondo” della Caritas diocesana e si sono messi all’ascolto della storia che quella terra ha da raccontare.

Diversi oratori, un solo scopo
“L’esperienza è stata proposta dai nostri curati don Christopher Seminati, don Luca Conti, don Andrea Perico e don Omar Moriggi. Insieme hanno proposto ai giovani dei rispettivi oratori quest’esperienza con la Caritas nell’ambito del progetto “Giovani per il mondo”. Il desiderio era quello di vivere un’attività che fosse per i giovani curando l’aspetto caritativo e missionario – spiega Davide Spinelli, giovane dell’oratorio di Verdello -. Abbiamo vissuto una settimana in cui siamo stati a Taranto, nota purtroppo per l’Ilva e per i problemi ambientali. Andando sul campo ci siamo resi conto che le problematiche non sono legate solamente all’inquinamento, ma c’è anche un problema di disoccupazione che riguarda soprattutto i giovani. L’unico posto in cui si possa lavorare a Taranto è l’Ilva e difficilmente si trovano altre occupazioni. I giovani spesso se ne vanno per trovare lavoro”.

Giovani in ascolto
Le condizioni di quotidiana difficoltà fanno di Taranto una terra di missione in cui spendersi per aiutare il prossimo, ma prima dell’azione viene l’ascolto e la conoscenza. “Il nostro intento era quello di conoscere la realtà del luogo – prosegue Davide -. Se all’inizio poteva sembrare riduttivo, in realtà ci si è aperto un mondo. Padre Nicola, un padre giuseppino del Murialdo che da più di quarant’anni risiede a Taranto, ci ha fatto da guida. Oltre ai voti di povertà, carità e obbedienza, lui e la sua congregazione hanno fatto voto di stabilitas locis scegliendo di rimanere nello stesso luogo per tutta la vita. Lui ha il privilegio di entrare e uscire dall’Ilva quando vuole”.
“Padre Nicola ci ha fatto conoscere tante persone e ha organizzato gli incontri con due ex responsabili dell’Arpa che ci hanno raccontato tutta la storia della città di Taranto e della fabbrica. Abbiamo incontrato anche Sabrina, una donna che ha perso sia il padre che lo zio per via di un tumore e un attivista che ha fatto causa all’Ilva e si sta battendo per la città. La nostra esperienza consisteva in questo, incontrare le persone e conoscere la realtà di Taranto. Noi siamo partiti abbastanza preoccupati perché saremmo comunque andati nella città più inquinata d’Italia, poi abbiamo capito che stare lì una settimana non avrebbe comportato nulla per noi, ma per chi ci vive è davvero un grande problema”.
Dare ai giovani la possibilità di mettersi all’ascolto di queste realtà, significa regalargli momenti difficili da dimenticare. “L’esperienza è andata molto bene specialmente per due motivi. Il primo è il rapporto che si è creato con la città. Padre Nicola ci ha guidato e abbiamo conosciuto dei giovani che ci hanno fatto visitare il centro storico. Ciò che ha reso l’esperienza ancora più stupenda, però, era il fatto di appartenere a quattro parrocchie diverse ed è stato bellissimo. Pur non conoscendoci, vivendo insieme abbiamo creato un gruppo davvero bello ed è stata l’esperienza più bella che ho vissuto quest’estate”.

Un’esperienza che lascia il segno
La sensibilità dei giovani porta a conoscere le realtà più lontane, ma anche quelle più vicine in un continuo arricchirsi di storie. “Credo che un giovane dovrebbe fare quest’esperienza perché offre sia l’aspetto caritativo da sperimentare che legami forti da stringere. La consiglierei anche se si è soli aggregandosi a gruppi fuori dalla propria parrocchia – conclude Davide -. È stata un’esperienza dal forte impatto e, anche quando sono tornato a casa, sono stato molto preso dalla vicenda di Taranto. Padre Nicola ci ha raccontato anche il dilemma della fabbrica. C’è chi dice di chiuderla, ma all’interno ci sono 10.000 lavoratori. C’è chi dice di tenerla aperta, ma le malattie e i morti sono troppi ogni anno. Il problema, però, non sta né nel chiudere né nell’aprire, bisogna trovare un modo per lavorare senza distruggere l’ambiente”.
 
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