#Oratiracconto
Star vicini alla comunità
Gandosso
 
Star vicini alla comunità è una sfida che accomuna tutti gli oratori in questo tempo. Richiede un nuovo modo di approcciarsi e ciascuna parrocchia sta sperimentando vie inedite. All’oratorio di Gandosso, da dopo Pasqua, sono partire diverse iniziative per riuscire a coinvolgere tutte le fasce d’età. Bambini, adolescenti e adulti stanno percorrendo la stessa strada con passi diversi.
Tramite la pagina Facebook e i gruppi WhatsApp, l’oratorio di Gandosso ha messo in moto due proposte che si sono aggiunte alle celebrazioni trasmesse in streaming. “Le due iniziative sono nate in modo diverso -spiega don Michele Chioda-. La proposta per i bambini è un proseguimento della proposta diocesana del ‘Buongiorno Gesù’. Sulla nostra pagina Facebook e sui vari gruppi WhatsApp proponiamo dei lavori manuali, creativi ed educativi. Grazie alla collaborazione di due volontarie, Moira e Michela, riusciamo a star vicino anche ai più piccoli. È un gesto importante per far sentire la nostra vicinanza”.
L’iniziativa pensata per gli adulti, invece, ha come obiettivo quello di aiutare nella rilettura di questo periodo. “Personalmente mi sono accorto che serviva qualcosa di più di una chiamata o un messaggio per dimostrare la vicinanza della parrocchia -prosegue don Michele-. Soprattutto dopo Pasqua, ci siamo resi conto di come servissero degli spunti di riflessione importanti. Abbiamo pensato a una proposta che prende forma dal breve commento della liturgia del giorno. Per il mese mariano stiamo portando avanti un pellegrinaggio virtuale accompagnato da alcuni scatti provenienti dai santuari della nostra diocesi. Il tutto si conclude con delle provocazioni che aiutano a riflettere sulla tematica”.
A testimoniare la risposta positiva della comunità è il rimando che la parrocchia sta avendo. “Un semplice grazie può testimoniare la vicinanza. Stiamo raccogliendo diverse riflessioni da parte degli adulti e, appena sarà possibile incontrarci, le rielaboreremo insieme. Sarà un lavoro necessario da fare come comunità”. Si tratta di una ripartenza da costruire insieme con ciò che questo tempo può insegnare.
“Questo tempo ci ha provocato nel rileggere i gesti che eravamo abituati a fare. Ci siamo resi conto che non basta fare, ma bisogna anche chiedersi come fare -conclude don Michele-. Il rischio è tornare a fare ciò che si faceva prima. Una cosa che ha sorpreso molti è come il tempo si sia trasformato. In molti hanno riscoperto la bellezza del trascorrere il tempo con la propria famiglia. La fatica più grande, invece, è quella del recuperare le perdite di ciò che davamo per scontato. Occorre fermarsi e ragionare su perdite come gli incontri, la libertà e lo stare insieme. È una fatica che, però, ci ha aiutato a riscoprire il valore dello stare insieme e della corporeità di questo. Tutti stiamo vivendo la consapevolezza che la presenza online non basta, ma occorre una presenza fisica per un incontro vero”.
 
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