Una Pasqua di «pace e bene»

Gli oratori sono laboratori di un mondo migliore. Lì si possono far fiorire l’amore e l’umiltà di Cristo che cambiarono per sempre la vita di San Francesco

“Pace e bene!”. Chi di voi mi conosce personalmente sa quanto porto nel cuore (e non solo sulle labbra) questo saluto francescano che in questa Pasqua 2026 sembra calzare a pennello: nell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi, questo saluto si fa messaggio di vera speranza.

Una decina di giorni fa, il Seminario di Bergamo era gremito di giovani e sacerdoti che, lungo la prossima estate, si prenderanno cura dei più piccoli in quanto coordinatori e responsabili dei Cre. Eravamo lì, insieme, per scoprire da vicino il nuovo progetto del Cre-Grest che mette al centro proprio la figura di San Francesco. Tra i tanti spunti emersi durante la presentazione costituita da formazione, preghiera, incontri e riflessione, un punto è balzato all’occhio per l’urgenza che ha nell’attualità: la pace. Quest’ultima è una delle dimensioni del Cre e domenica scorsa ci siamo lasciati con il mandato di farla respirare ai nostri bambini, ragazzi e adolescenti: non solo predicarla, ma testimoniarla e viverla. E non solo d’estate, ma durante tutto l’anno, nei nostri oratori siamo chiamati ad allenare il dialogo, scegliere l’essenzialità, farci “minori” come San Francesco e i suoi frati: non perché inferiori, ma perché disposti a rinunciare a ogni forma di potere che schiaccia, di possesso che rende egoisti, riconoscendoci fratelli tutti, perché figli amati dello stesso Padre. 

In questi giorni sentiamo forte la sete di una pace che non sia solo una tregua tenuta in piedi da minacce forti e promesse deboli. Avvicinandoci alla Pasqua a dissertarci è Dio. Gesù risorto appare ai suoi discepoli e li saluta con tre parole: “Pace a voi”. Il primo saluto del Risorto è un augurio di pace, lo stesso che papa Leone ha richiamato circa un anno fa all’inizio del suo pontificato: “Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”. 

Oggi di quel “pace e bene” francescano ne avvertiamo davvero un bisogno infinito. Questo perché la pace non nasce dagli armistizi: la vera pace si costruisce con il bene in un’operazione collettiva, un’azione di comunità in cui ciascun piccolo gesto è fondamentale. Gesti a volte silenziosi e nascosti, come i tanti che vedo germogliare nei nostri oratori, dove, anche in mezzo alle fatiche di un mondo sempre più teso e individualista, vedo resistere la gioia e la speranza di un cambiamento, un germoglio che continuiamo ad annaffiare con tanti piccoli gesti d’amore, pazienza e gratuità che tengono in piedi e vivi i nostri oratori. Sono piccoli, ma grandi esercizi di pace che porteranno un vento di cambiamento nel mondo perché, come ricorda Madre Teresa di Calcutta: “Quello che facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma l'oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo”.

Ed è proprio dell’amore e della piccolezza di cui si stupisce San Francesco guardando Dio: l'amore nel sacrificio della croce e l'umiltà nell'incarnazione. Amore e umiltà di cui, il Santo d’Assisi, impregna la sua vita facendosi esempio per i suoi frati, la Chiesa di allora e, a cascata, per ognuno di noi. Noi che, oggi più che mai, siamo chiamati ad essere strumenti della Sua pace. E allora a tutti voi, cari oratori, e a tutti voi che li amate, li abitate, li tenete vivi e vivaci, questo è il mio augurio per questa Santa Pasqua: Pace e bene a tutti! 
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