Continuiamo ad aprire le porte

Gli auguri del direttore. Il Natale si avvicina e la chiusura del Giubileo è imminente, ma c'è molto da imparare dall'Anno Santo. «Grazie per ciò che fare per queste case della gioia»

Un famoso detto recita “chiusa una porta, si apre un portone”. È un modo di dire che apre al futuro con uno sguardo di speranza ed è un esercizio a cui, a chiusura del Giubileo, siamo chiamati come cristiani. La Porta Santa si chiude, ma non finisce tutto qui e così: inizia un tempo nuovo per portare frutto, facendo tesoro di tutto ciò che abbiamo vissuto, sperimentato e imparato nell’arco di questo anno giubilare. Quel “chiusa una porta”, nel nostro caso, non implica uno stacco netto con il passato: si tratta di una conclusione di un anno straordinario, che passa, come tutto nella storia, ma i cui insegnamenti continueranno a vivere se prenderanno corpo in noi, chiamati ad apire altre serrature: quelle del portone del nostro cuore, a Dio e ai fratelli. 

Vorrei che lo stesso augurio valesse pure per tutti i nostri oratori: anch’essi sono caratterizzati da grandi portoni d’accesso. Quanto è semplice aprire un portone: una volta girata la chiave nella serratura, il gioco è fatto. Se quel cancello, però, è quello dell’oratorio, allora diventa immediatamente chiaro quanta gratuità, cura e amore siano custodite in quel semplice meccanismo. Aprendo il cancello dell’oratorio ci si apre al mondo, si accolgono i bisogni, i sogni e desideri di bambini, ragazzi, adolescenti, giovani e anche qualche volontario più cresciuto. Quanti dei nostri adolescenti e giovani hanno attraversato le Porte Sante a Roma aperte per l’anno giubilare in questi mesi! Ma anche quanti dei volontari, nei tanti pellegrinaggi a Roma organizzati dalle parrocchie! Spero che questo Anno Santo ci abbia fornito un rinnovato desiderio di tornare ad aprire i portoni dei nostri oratori, con entusiasmo e fiducia. Che, pure in mezzo a tante fatiche educative che proprio nel cortile spesso emergono, in quanto luogo a bassa soglia, sia invece la speranza a motivarci a tornare ad aprire, ogni giorno. Con la certezza che, come recita una canzone spesso cantata nei nostri oratori, “ogni ragazzo è una speranza, da curare con pazienza!”.  E alimentare la speranza oggi è un atto di grande coraggio, così come aprire quel portone una scelta importante, da rinnovare ogni giorno.

Con speranza continuiamo allora ad aprire quei portoni, a lanciare la palla nel cortile, ad accompagnare le diverse generazioni, a dedicare tempo alla preghiera e a dare una possibilità di responsabilità, creatività e crescita ai più giovani in oratorio: è la spinta dettata dalla speranza che ci porta a sperimentare la gioia nel nostro fare e nel nostro essere. “L’oratorio è “casa della gioia” – scrive il Vescovo Francesco nella sua lettera pastorale 2025/2026- una caratteristica che nessun altro ambiente o organizzazione riesce a rappresentare. La comunità in tutte le sue espressioni è chiamata non solo a garantire questa caratteristica, ma a promuoverla con il senso di appartenenza, la collaborazione alla molteplicità delle iniziative e al mantenimento delle strutture, la consapevolezza della sua fondamentale missione educativa”. Nel servizio in oratorio, la speranza è la scintilla che innesca il fuoco e la gioia è ciò che smuove la brace e ravviva la fiamma. Questa caratteristica unica non solo ci avvicina a Dio, ma racconta qualcosa di più sulle ragioni che muovono il nostro fare e pensare e, soprattutto, sul perché e sul “per chi” lo facciamo.
Apriamo il portone allora, spalanchiamo il cuore per mantenere vivi gli insegnamenti di un anno straordinario nell’ordinario e per continuare quella storia d’amore iniziata a Betlemme più di duemila anni fa, quando in fondo, in Gesù, Dio aprì all’umanità una porta tra il cielo e la terra. Continuiamo ad aprire i cancelli dei nostri oratori non come un atto abitudinario, ma come una scelta mossa quotidianamente dal desiderio di prendersi cura di persona che varca quella soglia. Che sia un Natale di speranza, per non arrendersi di fronte alle difficoltà e per prenderci cura delle ferite di questo tempo. Sia un Natale di gioia, capace di donare uno slancio alla nostra missione educativa e di andare al cuore del nostro essere oratorio. Auguri di cuore a tutti gli appassionati di oratorio e grazie per tutto ciò che fate, pensate e vivete in e per queste “case della gioia”.
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