Essere animatori d’oratorio

Erano centoventi gli adolescenti presenti al Corso Centrale. Nei tre incontri, i partecipanti hanno riflettuto sul loro servizio tra luoghi, strumenti, stile e conoscenza di sé

Centoventi animatori hanno scelto di dedicare del tempo alla propria formazione per spendersi in un modo nuovo e più consapevole in oratorio. È ciò che è successo nelle domeniche 11, 18 e 25 gennaio in cui 120 adolescenti di seconda e terza superiore, provenienti da tutta la Diocesi, si sono ritrovati alla scuola Capitanio in Bergamo per vivere un’esperienza intensa e significativa: il Corso Centrale.

 

Un appuntamento con una storia e una tradizione lunghissima che si propone di accompagnare gli animatori più giovani offrendo strumenti nuovi, occasioni di confronto e uno sguardo più consapevole sul proprio servizio, all’interno di un percorso pensato per crescere insieme. Le giornate iniziano alle 8.45, puntuali, con un momento di accoglienza, colazione e divertimento. L’animazione iniziale, curata dagli animatori Upee, ha lo scopo di far sciogliere i corsisti, creare un clima sereno e favorire l’incontro aiutando gli adolescenti a sentirsi parte di un gruppo fin dai primi momenti. Dopo questa prima fase, i partecipanti vengono divisi in gruppi fissi, uguali per tutte e tre le domeniche e all’interno dei quali si svolgono le diverse attività.

 

Ogni domenica è stata dedicata a un tema specifico. La prima domenica il focus è stato l’oratorio: uno spazio che i ragazzi hanno imparato a guardare con occhi nuovi, scoprendo come ogni ambiente possa essere vissuto e valorizzato. Un luogo che, pur nelle differenze di provenienza e di storia, accomuna tutti perché rappresenta l’esperienza condivisa da cui nasce il servizio di animatore. La seconda domenica è stata dedicata agli strumenti dell’animatore. Insieme abbiamo riflettuto su come una buona animazione sia uno strumento essenziale nel percorso educativo: gioco e laboratorio, se ben pensati, strutturati e messi in atto, diventano mediatori relazionali efficaci, capaci di creare legami, favorire la comunicazione e coinvolgere in modo autentico. Infine, nella terza domenica, l’attenzione si è spostata su ciascuno di loro: che animatore sono? cosa provo nel farlo? Attraverso il confronto con gli altri e con diversi esempi, gli adolescenti hanno riconosciuto che non si può avere tutto e che non si è mai “arrivati”, ma si può sempre fare meglio, soprattutto quando si cammina insieme, completandosi a vicenda, riflettendo anche su cosa li spinge oggi a essere animatori nella propria parrocchia e nel proprio oratorio.

 

A chiudere ogni mattinata è stato il momento di preghiera condivisa. Curata dagli animatori Upee e diversa per ciascun incontro, l’animazione della preghiera è stata pensata per rendere questo momento ancora più intenso e profondo, aiutando i ragazzi a fermarsi, riflettere e riconoscere che tutto ciò che vivono nasce da lì: senza di Lui, non ci sarebbe oratorio, né animazione, né comunità.

 

A sottolineare il valore di questa esperienza è Elena Moioli, formatrice Upee al coordinamento del Corso Centrale, che individua tre valori fondamentali nel vivere oggi, nel 2026, il Corso Centrale animatori. “Il primo è l’intenzionalità educativa, ovvero la scelta consapevole di investire sugli adolescenti, proponendo loro esperienze significative per il percorso di crescita. Il secondo valore è il mettersi in gioco: i ragazzi scelgono di imparare qualcosa di nuovo, di sperimentarsi e di vivere con serietà l’impegno richiesto dal corso. Infine, l’esperienza diocesana permette di aprire lo sguardo verso altre persone e altre realtà, diverse da quelle vissute nel proprio contesto quotidiano, accrescendo ulteriormente il valore di questa proposta”.

 

Al termine di questo percorso, l’augurio per tutti i corsisti è quello di portare quanto vissuto, imparato e sperimentato nei propri oratori traducendolo nel servizio quotidiano e nell’impegno concreto che li attende. Tre domeniche ricche di divertimento, riflessione e condivisione, vissute in un clima di ascolto e confronto, per offrire loro uno spazio sicuro in cui potersi esprimere ed essere davvero sé stessi: è questo ciò va ad arricchire il loro bagaglio.  Che possano essere animatori capaci di mettersi in ascolto, di costruire relazioni autentiche e di rendere ogni esperienza occasione di crescita per sé e per gli altri: buon cammino.

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