Chiamati a prenderci cura delle difficoltà dei ragazzi
L'ultima ricerca di ODL tratta del disagio adolescenziale: come si pongono gli oratori rispetto a ciò?
“Ma gli oratori si stanno svuotando” si dice, eppure non è così. Gli oratori ci sono, resistono, sono vivi e vivaci e continuano a prendersi cura delle giovani generazioni e sono un punto di riferimento sicuro e prossimo in un mondo in continua evoluzione segnato da bisogni e problemi nuovi. E quale può essere il ruolo degli oratori nella prevenzione e nella cura del disagio giovanile?
“Il disagio vissuto da una persona – spiega Elena Moioli, formatrice dell’Ufficio Pastorale Età Evolutiva della diocesi di Bergamo – ha a che fare strettamente con la presenza o meno di risorse adeguate a poter affrontare le diverse sfide che si presentano. Il tema delle risorse chiama direttamente in causa il ruolo dell’educazione e ne mette in risalto il suo ruolo specifico. L’educazione ha il compito, attraverso una pluralità di modalità, di accrescere le risorse interiori della persona, perché possa essere in grado di affrontare le diverse situazioni della vita e sviluppare così pienamente le proprie capacità ed esercitare pienamente la propria libertà e responsabilità. L’importanza dei contesti educativi, dove tutto questo si genera, chiama in causa direttamente il valore che possono avere ancora gli oratori. Come la famiglia e la scuola, anche un oratorio in un determinato territorio può fare la differenza nella vita delle persone”.
L’oratorio come punto di riferimento, un contesto dove accrescere le proprie risorse, ambiente dove vivere esperienze che segnano positivamente il percorso di crescita e dove incontrare, conoscere e fare propri dei valori. L’oratorio anche come primo “sportello” per intercettare le difficoltà: “Accade che in oratorio si possano notare le prime fatiche e i primi disagi – prosegue Moioli –: l’incontro nell’informalità e la costruzione di relazioni aprono alla possibilità di incontrare, vedere e conoscere ragazzi e giovani e se questi si trovano in situazioni più fragili le fatiche inevitabilmente emergono, cosa che in altri contesti potrebbe non avvenire. Tutto questo è possibile perché c’è incontro e quindi relazione”.
L’oratorio però non può essere inteso solo come una grande scatola in cui entrare. Se all’interno mancano le persone, i giovani non fioriscono. Il vero valore aggiunto dell’oratorio? Le persone. “La chiesa è fatta da persone, da uomini e donne – dice Moioli – così anche l’oratorio, che è parte di questa Chiesa. È bene ragionare in ottica comunitaria, l’oratorio è un luogo dove la comunità si prende cura delle giovani generazioni. È la comunità che incarna dei valori, che li trasmette e che fa vivere esperienze. Chi si avvicina all’oratorio lo fa perché incontra qualcuno, perché percepisce uno spazio aperto e accogliente”.
Parlare di “disagio giovanile” rischia però di essere troppo generico. È necessario sviscerare la problematica per poterla affrontare e risolvere. Impresa complessa visto che complessa è la tematica dell’adolescenza e della giovinezza. “Sicuramente i focus sono su due aspetti: la necessità di vivere positivamente lo sviluppo evolutivo e il bisogno di riuscire a farlo all’interno di una società complessa –sottolinea Moioli-. Le problematiche che vivono i ragazzi e i giovani sono sempre il risultato dell’interazione tra variabili relative al soggetto e al contesto in cui il soggetto è inserito. Dovremmo chiederci: in quale contesto oggi vivono gli adolescenti e i giovani? Che cosa produce in loro malessere?”. È anche di queste domande che l’oratorio è chiamato a prendersi cura: non con la frenesia di trovare risposte immediate, ma con la pazienza, la passione e la relazione che l’azione educazione chiede.