Quando il silenzio fa rumore
Esercizi spirituali. Oltre 130 tra giovani e adolescenti hanno vissuto tre giorni di preghiera e riflessione in Seminario. Un tempo per prepararsi con attenzione all’intensità della Pasqua
Esiste un silenzio che fa rumore. Esiste un silenzio capace di parlare più di molte parole. È il silenzio denso di chi scava dentro di sé, cercando una direzione che vada oltre la superficie. Questo “rumore interiore” ha abitato, tra il 13 e il 15 marzo, le mura del Seminario vescovile di Bergamo, dove cento giovani e trenta adolescenti, arrivati da ogni parte della nostra Diocesi, hanno scelto di sostare dentro l’esperienza degli esercizi spirituali. Non tanto un corso di formazione, quanto un tempo disteso di silenzio e preghiera per vivere al meglio la Quaresima e prepararsi all’intensità della Pasqua.
Il weekend si è aperto venerdì sera con una prima introduzione al metodo. Il sabato, iniziato con la celebrazione delle Lodi presieduta dal nostro vescovo Francesco, è stato il cuore pulsante dell'esperienza, scandito da quattro meditazioni e da un silenzio impegnativo, ma fondamentale, diventato il terreno fertile per l'ascolto. La sera di sabato ha rappresentato il momento di massima carica emotiva e spirituale con la veglia sulla “Perfetta letizia”, quella gioia non banale e non scontata che San Francesco nella sua vita ha provato a trasmettere. Durante la preghiera è stata proposta la testimonianza video di Enrico Petrillo, marito di Chiara Corbella, che ha raccontato la gioia cristiana radicata nel dono di sé.
La notte non ha spento la preghiera: a turni, i giovani si sono alternati nell'adorazione notturna, garantendo una preghiera incessante fino all'alba di domenica. La mattinata conclusiva ha visto le ultime due meditazioni seguite, nel pomeriggio, da momenti di condivisione in cui i ciascuno ha messo in comune i frutti del proprio deserto. La celebrazione della Messa finale, presieduta dal vicario generale don Davide Pelucchi, ha suggellato l’esperienza, lanciando i giovani verso il ritorno nelle proprie realtà locali.
A guidare la riflessione dei giovani in questi giorni è stato don Glauco Grazioli, sacerdote in servizio al Patronato San Vincenzo e direttore della Casa del Giovane. Il suo essere “voce dello Spirito Santo” si è concentrato sui “verbi di Dio”, quelle azioni divine che definiscono la relazione tra il Creatore e l'uomo. Il percorso è iniziato con il verbo “promettere”, guardando ad Abramo (Genesi 12): la fede nasce da una parola che apre un futuro inaspettato. Si è passati poi a “provvedere”, leggendo l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci nel Vangelo di Marco. Dio si prende cura dei bisogni concreti, chiedendo però il coinvolgimento della nostra povertà. Il terzo passaggio, dedicato a “liberare”, ha visto protagonista l’indemoniato di Gerasa: un Dio che scioglie i legami che ci tengono prigionieri di noi stessi. Particolarmente crudo e attuale il verbo “mandare”, riferito all’invio dei settantadue discepoli in Luca. Don Glauco ha sottolineato la missione “come agnelli in mezzo ai lupi”, una chiamata che include la consapevolezza di poter restare inascoltati, senza che questo tolga valore al dono. Infine, “amare”, declinato tra la passione del Cantico dei Cantici e l’umiltà della Lavanda dei piedi: un Dio che ci ama senza misura e che ci chiede, prima di ogni altra cosa, di lasciarci amare da Lui.
Contemporaneamente, i trenta adolescenti hanno vissuto un itinerario parallelo guidati da don Mattia Magoni, docente del seminario, provando a tradurre le grandi domande della fede nel linguaggio dell'inquietudine e della ricerca tipici della loro età: “Vocability” è stato il titolo del loro percorso, e la vocazione come dono il filo rosso delle meditazioni bibliche proposte.
Don Gabriele Bonzi, direttore dell’Ufficio Tempi dello Spirito e della Pastorale Giovanile della Diocesi di Bergamo, rilegge il senso di questo tempo straordinario attraverso tre parole chiave. “Gli esercizi sono un tempo di deserto, un deserto fatto di tre “S”: silenzio, solitudine e Spirito Santo. Il silenzio come spazio di ascolto autentico della Parola, la solitudine come condizione per stare autenticamente con se stessi e in intimità con Dio, e lo Spirito Santo come unico protagonista dell’esperienza, da cui lasciarsi guidare con fiducia, come in una danza”.
L’augurio che questi cento giovani e trenta adolescenti portano con sé è quello di continuare ad amare come Dio ama: con quella sproporzione che non cerca il contraccambio, ma si dona per sovrabbondanza. La sfida, ora, è lasciarsi amare da Dio lì dove ciascuno si trova, nella propria ordinarietà, con le proprie fatiche e le proprie bellezze, certi che Lui ci viene a cercare esattamente per come siamo. Il Seminario torna alla sua quotidianità, ma il rumore di quel silenzio continuerà a vibrare nelle parrocchie bergamasche, attraverso i volti e i racconti di chi ha vissuto questa esperienza unica.