Ritornare per cercare nuove risposte nell’oggi

Il racconto di Leonardo, giovane che ha partecipato agli esercizi spirituali

Leonardo è un giovane della diocesi di Bergamo che ha scelto di vivere gli esercizi spirituali diocesani per giovani e adolescenti. In questa lettera, rivolta un suo coetaneo, racconta con semplicità e puntualità ciò che gli ha lasciato questa esperienza: giorni silenziosi e meno frenetici, ma incredibilmente intensi e da cui portare a casa un “asso nella manica”.

 

Carissimo,

ti scrivo per raccontarti un’esperienza intensa: un fine settimana di esercizi spirituali in seminario a Bergamo. Sono partito col bisogno di fermarmi; negli ultimi mesi correvo sempre tra scuola e impegni, sentendo la necessità di mettere ordine ai pensieri e lasciarmi illuminare dalla Parola. Ed eccomi qui.

 

Venerdì

Siamo arrivati in serata. Il seminario è un luogo di pace, con un giardino affacciato sulla città. Mi ha colpito subito il silenzio: non un vuoto, ma uno spazio accogliente, capace di ascoltare. Dopo l'introduzione, nonostante la distrazione iniziale dovuta ai ritmi quotidiani, sono riuscito a entrare nel clima del ritiro, approcciando con calma la pratica degli esercizi.

 

Sabato

È stato il giorno più denso. È iniziato presto con le lodi presiedute dal vescovo Francesco. Nelle meditazioni di Don Glauco e nel tempo di riflessione in giardino, ho scoperto la bellezza di non dover “produrre” pensieri: le provocazioni ricevute servivano a confrontarsi con il Vangelo. Ho capito che la Parola ha sempre qualcosa da dirti: magari non la comprendi subito, ma le risposte arrivano anche vivendo. Nel pomeriggio abbiamo vissuto il “tempo di deserto” e una meditazione penitenziale per prepararci alla Riconciliazione. La giornata si è conclusa con una preghiera itinerante sulla Perfetta Letizia e l’adorazione eucaristica notturna. In quel momento ho sperimentato una comunione con Dio mai provata prima: lì ho sentito forte e chiaro il Suo amore.

 

Domenica

Le ultime meditazioni si sono concentrate sui verbi “mandare” e “amare”. Ho riflettuto sul fatto che non sono azioni separate: nel nostro essere mandati come testimoni, l'amare è intrinseco. Non si può testimoniare senza amare. Dopo un ultimo momento di silenzio, abbiamo condiviso con i compagni i punti salienti del percorso e concluso con la Messa. Tornare a parlare dopo tanto silenzio è stato quasi strano!

 

Tornando a casa, porto con me un “asso nella manica”: un silenzio frastornante. Quando ti fermi, ti rendi conto di quanto viene taciuto dalla frenesia. Dare spazio a tutto ciò attraverso la lente della Parola aiuta a dare ordine alla vita e approfondisce la relazione con Lui, che regala vita vera.

 

Spero davvero che un giorno potremo vivere un’esperienza simile insieme. Sono sicuro che non ti lascerebbe indifferente. A presto!

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