La gioia dell’intimità con Dio
Il percorso dei ritiri diocesani volge al termine, ma rimane nel bagaglio uno stile: ora la sfida è tradurre quanto interiorizzato nella vita di tutti i giorni
“Il lessico della gioia” è questo il claim, ispirato alla lettera pastorale del vescovo Francesco “Servire la vita, servire la gioia di vivere”, che ha guidato l’intero percorso dei ritiri per giovani 2025/2026. Un invito a riscoprire la gioia come dimensione essenziale della fede cristiana, generata dall’incontro con il Signore.
E per concedersi del tempo per stare con il Signore, i giovani si sono messi in cammino lo scorso settembre andando incontro a diverse tappe: quattro sabati pomeriggio per fermarsi, riflettere, stare in silenzio e pregare. Il primo ritiro si è svolto a Villa Plinia, casa di spiritualità delle suore delle Poverelle, e ha visto la partecipazione di una cinquantina di giovani provenienti da tutta la Diocesi. Il titolo, “La gioia: modo di esprimersi del cristiano”, ha tracciato la linea delle riflessioni di suor Gemma Boschetto, madre generale delle Orsoline di Gandino e direttrice dell’Ufficio per la Pastorale della Vita Consacrata. “La gioia cristiana – ha sottolineato – non è allegria facile, ma una condizione essenziale del credente: nasce dalla condivisione, attraversa le ferite e le tribolazioni della quotidianità. Per il cristiano la gioia è Gesù, la certezza che Lui è sempre con noi”.
Il secondo ritiro ha cambiato scenario portando i giovani a Monterosso, presso Casa Sara, in collaborazione con la Caritas Diocesana. “Una gioia provata”, titolo della seconda tappa, non è rimasto uno slogan. Don Roberto Trussardi, partendo dal brano del buon samaritano, ha raccontato l’esperienza della Caritas Bergamasca, che quest’anno compie cinquant’anni, mostrando come il farsi prossimi apra spazi inattesi: “Accogliendo l’altro, scopriamo che è lui a entrare nelle nostre povertà”. Le parole si sono intrecciate con una testimonianza diretta, senza filtri che ha raccontato cadute e riscatto, ricordando che il cambiamento è possibile quando si decide di non farcela da soli: “Se vuoi, e devi volerlo, Caritas c’è”.
Il ritiro di Natale, ancora a Villa Plinia, ha avuto come titolo “Potrà essere un Natale di gioia se…”. Don Paolo Carrara ha invitato i partecipanti a consegnare tutto di sé al Signore: “Tutto chiede salvezza. Natale è scoprire come Dio viene incontro alla tua vita”. Un invito a vivere il mistero dell’Incarnazione come esperienza concreta, capace di toccare l’esistenza quotidiana.
L’ultima tappa, sabato 7 febbraio, ha avuto il respiro della bellezza. Al Museo Diocesano Bernareggi con don Davide Rota Conti, direttore del museo, il ritiro “Irradiate la gioia, svegliate la bellezza” ha messo in dialogo arte, Scrittura e liturgia. La bellezza, come rivelazione gratuita di Dio, è stata proposta come via per tenere insieme natura, Scrittura e liturgia, sull’esempio di Lorenzo Lotto, in un equilibrio fecondo tra contemplazione e azione. Nel corso del pomeriggio i giovani, più di 60, hanno potuto vistare il museo, inaugurato pochi mesi fa, pregare nei giardini dell’episcopio e vivere l’adorazione eucaristica e il sacramento della riconciliazione nel Duomo.
Quello di sabato è stato l’ultimo ritiro giovani per quest’anno: i ritiri sono stati una vera “palestra” in vista degli esercizi spirituali diocesani, che si terranno dal 13 al 15 marzo 2026 in Seminario a Bergamo. Quello dei ritiri è stato un tempo prezioso per imparare il lessico della gioia. Ora la sfida rimane quella di tradurre questo lessico nella vita di ogni giorno perché “nascere, festeggiare, condividere, accogliere, servire –come sottolinea il vescovo Francesco- siano note che intonano una melodia di pace e di giustizia per servire la vita servendo la gioia di vivere”.