Il cortile è un foglio bianco colorato da chi lo vive
Veronica, educatrice di cortile dell'oratorio di Bariano, racconta la sua esperienza. "Qui i ragazzi crescono tra cadute e vittorie".
Il cortile dell’oratorio è stato raccontato, descritto e analizzato tante volte e da diverse voci. È il luogo a bassa soglia per eccellenza di cui l’informalità è l’elemento chiave vincente. Più si prova a descriverlo afferrando una definizione, più questo ci sfugge perché – come ci raccontano direttamente dal cortile dell’oratorio di Bariano- “il cortile è come un foglio bianco e i colori sono in mano ai più piccoli”.
Veronica Perego, giovane di 21 anni della parrocchia di Mornico al Serio, ha iniziato da poco il suo servizio nell’oratorio di Bariano. Nei suoi primi giorni da educatrice di cortile sta incontrando e conoscendo i bambini, i preadolescenti e gli adolescenti che lo frequentano o, meglio, lo abitano. “In questo nuovo ruolo ho riscoperto il cortile come un foglio bianco -spiega-. Non giocando in casa e non trascorrendo i miei pomeriggi nel cortile da un po’, sto facendo di nuovo la conoscenza di questo ambiente. Pomeriggio dopo pomeriggio, sto imparando a leggere un cortile diverso da quello del mio oratorio e diverso dai miei ricordi di infanzia e adolescenza. Il cortile non è qualcosa di prefissato: è un luogo in costante trasformazione ed evoluzione perché ogni generazione disegna spazi e definisce luoghi nuovi ogni volta. È come una casa in cui muri, mobili e dettagli sono in continua sistemazione e io posso conoscerla da vicino quando i ragazzi mi chiedono di entrare nella casa che hanno delineato”.
Avere un “foglio bianco” come oratorio significa che ciascuno dona parte di sé tra un tiro a un pallone e una chiacchierata sulla panchina, anche inconsapevolmente. È proprio per una questione di “dono” che Veronica ha scelto di diventare educatrice di cortile all’oratorio di Bariano. “Ho accettato questa proposta perché mi dà la possibilità di dare ai più piccoli ciò che ho ricevuto da bambina e adolescente – prosegue-. Un ambiente che non fosse un semplice parco, un semplice campetto. L’oratorio è luogo in cui si impara una competitività buona in cui si vince insieme, è un luogo in cui si crea una seconda famiglia. Non ci sono mamme o papà, ma si instaura una relazione fraterna tra ragazzi ed educatori come anche tra pari”. E il cortile è lo spazio ideale in cui sperimentarsi, conoscersi e stringere legami autentici.
Nonostante questo fazzoletto di terra diviso tra gioco e informalità sia posto semplicemente all’ingresso di tanti oratori, anche qui l’azione educativa si fa decisiva per ragazzi ed educatori. “L’oratorio è un tempo per crescere e il cortile dell’oratorio è manna dal cielo -sottolinea Veronica-. I ragazzi riescono a imparare moltissimo da questo contesto. L’attività destrutturata aiuta i ragazzi in una crescita condivisa caratterizzata da una tensione verso il prossimo che è fondamentale. Nel cortile troverai sempre dei fratelli e delle sorelle maggiori. I grandi crescono nella responsabilità e nell’aver un occhio di riguardo per i più piccoli, mentre i bambini crescono in un ambiente di confronto tra pari e i più grandi”.
“I ragazzi si portano a casa le ginocchia sbucciate, sia in senso letterale che metaforico -conclude-. Giocando può succedere di cadere, ma ci si rialza. È il cammino di crescita di ciascuno in cui ci sono momenti felici e altri in cui possiamo ripensare a un nostro comportamento che non ci è piaciuto. Ogni piccola cicatrice, disegno o una scritta sul muro che gli ricordano un bel momento, un incontro o una persona farà per sempre parte della loro storia”.