La vita comune per diventare animatore

Continua il cammino verso l'estate e questa volta si fa tappa all'oratorio San Gervasio

"Questa casa non è un albergo”: c’è chi si è sentito dire questa frase almeno una volta dai suoi genitori durante il Cre e chi mente. Quando si è adolescenti e si vestono i panni dell’animatore, l’oratorio diventa una seconda casa: si parte dall’entusiasmo folgorante della prima estate e poi è un crescendo in cui non si vorrebbe far altro che piantare una tenda nel campo dell’oratorio per essere i primi a veder iniziare un nuovo giorno di Cre. Ed è proprio cavalcando quella sensazione e sognando in grande che l’oratorio di San Gervasio ha aperto le porte ad animatori e coordinatori per una vita comune radicata su basi solide come la fraternità e la formazione.

 

La vita comune all’oratorio di San Gervasio

Partendo dall’abc passando per gli strumenti fino alle relazioni, gli animatori hanno iniziato a guardare all’estate con maggior consapevolezza e i loro desideri hanno iniziato a prendere forma. “Da bambino ho sempre fatto il Cre e l’ho vissuto in modo positivo -racconta Alberto, animatori dell’oratorio di San Gervasio-. Sono sempre tornato a casa arricchito perché è un’esperienza che mi ha insegnato tanto, anche grazie ai miei animatori. Nel momento in cui hanno aperto le iscrizioni per gli animatori non potevo sottrarmi: è un modo per far continuare questa esperienza nel tempo e farla vivere a chi verrà”.

 

Tra i diversi aspetti che emergono in questi giorni di vita comune, la condivisione è ciò che più colpisce gli adolescenti. Lo sottolinea anche Tommaso, coordinatore: “La vita comune, a prima vista, può sembrare un’esperienza semplice. In fondo ciò che facciamo è vivere insieme in oratorio. È tutto ciò che c’è in quel “vivere” che ti cambia. Questa è un’esperienza formativa non solo per il nostro ruolo, ma anche dal punto di vista personale. Qui si cresce insieme”. E il passo dalla condivisione alla fraternità è davvero breve. “La fraternità è un sentirsi parte -aggiunge Cristian, animatore- e ci chiama a condividere, stare insieme e accogliere le fatiche e i pregi di ciascuno. Sarà un elemento centrale al Cre perché è la base dei veri legami”.

 

La fraternità al Cre: buone relazioni e fare squadra

Al grido di “Bella Fra!”, all’oratorio di San Gervasio il prossimo Cre si prospetta raggiante: non tanto per il meteo, ma per le relazioni che già ora iniziano a tessersi. “La dimensione della fraternità in un’esperienza come la vita comune è intrinseca e ti porta a fare gruppo -spiega Elisa, un’altra coordinatrice-. È fondamentale viverla in prima persona noi, animatori e coordinatori, per trasmetterne l’importanza e farla vivere anche ai bambini di cui siamo chiamati a prenderci cura”. Così si diventa testimoni di uno stile attraverso cui abitare il mondo e lasciare un segno.

“Credo sia un segno importante per la comunità vedere l’oratorio abitato dai ragazzi -aggiunge Tommaso-. È anche un modo per dire quanto l’oratorio tenga a questi adolescenti che scelgono di fare gli animatori”. La vita comune dell’oratorio di San Gervasio è un’esperienza per gli animatori, ma lo sguardo non si ferma al Cre ed è più audace. “Questa proposta -conclude don Davide Milani, parroco di San Gervasio- l’abbiamo immaginata con il consiglio dell’oratorio. Il desiderio era di far vivere un’esperienza di Chiesa intensa a tutti gli adolescenti che si spenderanno come animatori. In questi giorni stiamo vendendo fondersi la dimensione della vita (gioco, studio, preghiera) e la formazione in vista del Cre. E possiamo dire che abbiamo visto realizzarsi un piccolo sogno: quello di vivere un’esperienza di Chiesa a cielo aperto”.

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